L’Anello delle piazze: dalla fantastica narrazione all’abbandono totale

L’Anello delle piazze: dalla fantastica narrazione all’abbandono totale

La storia di un progetto (uno dei tanti) per togliere il centro storico dal degrado: 4 milioni e mezzo per arredi vandalizzati e strade rovinate

Iniziamo il racconto di questa storia perché ben si inquadra in un discorso più ampio, che attiene alla programmazione di una città, e di come questa venga gestita o meno con una progettualità completa frutto di una visione lungimirante e totale, piuttosto che con interventi pastrocchiati scollegati tra loro e nessuna verifica nel tempo dei risultati eventualmente conseguenti, ma anche la capacità di non fare incorrere nel degrado quanto costruito.
Correva l’anno 2014 (Anno III° dell’era Gnassi) quando con il solito copione istituzionale si annunciava la creazione dell’”Anello delle nuove piazze”, progetto avente un costo di 4 milioni e mezzo di euro. L’allore assessore alle Attività economiche Jamil Sadegholvaad dichiarava, tra l’altro che (qui) “L’obiettivo … è quello di valorizzare il nostro centro storico per svilupparne le sue peculiarità di centro naturale commerciale. Un percorso e un obiettivo che, dalle relazioni che in questi mesi ho avuto personalmente coi nostri operatori, è stato ben compreso e apprezzato per le potenzialità che saprà esprimere una volta terminati i lavori.”. L’operazione era caratterizzata dalla ripavimentazione delle vie del Centro, in conglomerato bituminoso di colore rosso. Come dichiarato, nella mente dei suoi ideatori il tutto serviva a rilanciare la zona che già allora dimostrava evidenti segni di sofferenza. Ci siamo occupati ancora di questo progetto e della sua inefficacia ma, a distanza di ormai undici anni è opportuno verificare lo stato di quello che, come al solito, era stato annunciato come un progetto mirabolante nell’area che sarebbe dovuta essere il salotto della città da mostrare agli ospiti e ai riminesi.
Già da subito alcune piazzette sono rimaste dei non luoghi inutilizzati dove neppure in periodo estivo, si è avuta l’iniziativa di organizzare piccoli garbati eventi di spessore culturale; al contrario oggi risultano per lo più piuttosto desolate, con gli arredi vandalizzati e dove spesso la mattina si materializzano i vuoti a perdere mentali lasciati dagli strani frequentatori notturni.
Anelli città
arredi vandalizzati Anelli della città
arredi vandalizzati

O nel caso della piazzetta di Via Ducale, con un albero sparito e mai rimpiazzato di cui rimane solo il suo triste ricordo.
piazzetta di Via Ducale 
albero sparito
Altre invece sono state invase da suppellettili di attività di ristorazione e mescita, tanto da renderle fruibili a coloro che non usufruiscono di quelle strutture. Camminando poi per le strade cel Centro ci si può rendere conto dello stato della loro pavimentazione. Per sua natura l’asfalto colorato ha una minore resistenza ai movimenti rotatori, nel tempo perde la sua colorazione, si sgretola facilmente ed è difficile da reintegrare in caso di interventi sulla sua superficie; tutto ciò è noto ovunque ma, evidentemente non a Rimini dove probabilmente è pure affetto da altre problematiche. Ed ecco visibili evidenti crepature, crateri, parti mancanti ed improbabili quanto mai fantasiose rattoppature di colore nero o pennellate alla bell’e meglio con vernice rossa, laddove eseguiti interventi di riparazione dei sottoservizi o nuova posa degli stessi.
Anelli della città
arredi vandalizzati e strade rovinate
A completare poi il poco edificante quadro del Centro gli innumerevoli negozi vuoti, con le vetrine oscurate dove spesso campeggiano cartelli per essere immesse in un mercato che non le richiede; e dove già anche qualche attività di mescita ha già chiuso i battenti. Al di là delle amene narrazioni istituzionali, questo è il Centro di Rimini abbandonato a sé stesso che si trascina stancamente per inerzia, grazie ai pochi commercianti che ancora lo presidiano e resistono. Ed è ciò a cui assistono i turisti che lo visitano e che avrebbero potuto vedere coloro che avrebbero visitato la città nel caso in cui, per una strana ed improbabile bizzarria ma anche questa costata cara, Rimini avesse conseguito il titolo di Capitale della Cultura. Dove i più ardimentosi di essi – i visitatori – possono pure avventurarsi tra le stradine secondarie di una Rimini sconosciuta, in cui possono provare il brivido di non inciampare in qualche buca e rimanere illesi.
Anelli della città
strade rovinate
Ma torniamo all’anno III° dell’era Gnassi. Come accennato già allora il Centro Storico mostrava già una forte sofferenza, e occorreva un progetto per far fronte a quella situazione che, peraltro, l’ex sindaco di allora aveva ereditato. Ma un progetto, per sua definizione, ha delle caratteristiche ben precise. Innanzitutto un attento studio che parte dall’assegnargli un fine, seguito poi dalla fase di realizzazione, ed infine dalla verifica ed il mantenimento dei risultati programmati; compresi gli eventuali correttivi in corso d’opera quando necessari.
A Rimini al contrario siamo ormai stati abituati ad assistere a “progetti” annunciati con la solita fantastica narrazione, e poi abbandonati a sé stessi; l’immagine a scapito della sostanza confidando che poi i riminesi se ne dimenticano facilmente, magari frastornati dai continui annunci di – presunti – radiosi successi che quotidianamente l’amministrazione cittadine evita accuratamente di risparmiarci. Ed anche al fatto che nessuno poi viene chiamato a rispondere degli insuccessi.
Ma nel concreto resta un Centro Storico degradato privo di attrattiva, difficile da raggiungere vuoto e sciatto senza un’anima, prodotto fallimentare di una politica incapace di avere concluso un progetto di cui i simboli evidenti, e mi scuso se mi ripeto ma “repetita juvant” (magari lo fosse, ma non juvant affatto), consistono nella vergogna dello stato di Palazzo Maschi Lettimi e ciò che resta dell’ex Convento di S. Francesco lasciati al massimo degrado e, nel caso del Palazzo Maschi Lettimi, anche alla disgregazione dei preziosi materiali lapidei ad opera delle radici delle piante infestanti ed aggressive di cui nessuno si cura.
Da secoli sin dall’epoca romana il Centro città è stato la parte più importante, vero luogo commerciale, vivo, luogo di incontro e socializzazione, oggi invece simile ad una qualsiasi periferia o centro commerciale in qualche caso forse anche più dinamici. Ma quel che appare è che chi amministra la città non si renda conto della situazione, sembra non conoscerla e neppure la percorre luogo per luogo “in tutt’altre faccende affaccendato …”; adoperando il noto passo poetico Manzoniano.
L’unica certezza in tutto questo quadro è il fallimento di una politica, che con il proprio modo di operare ha mostrato tutta la sua vulnerabilità nell’affrontare i molteplici problemi della città, dal caos che regna ovunque nella viabilità riminese, (Via Ducale, ma non solo, insegna) e specie nella nostra zona di marina, nonostante si continui a voler convincere che a Rimini vada sempre e tutto bene … a prescindere. A Rimini “tutto si immagina” recitava un banale slogan del 2020. Sarebbe però il caso di abbandonare l’immaginazione autoreferenziale dilagante, a vantaggio di una solida concretezza di cui la città ha bisogno per il suo futuro.

COMMENTI