Con l'avvento del Piano dell'Arenile torna in auge l'ex Delfinario, affidato in concessione a Club Nautico e Fondazione Cetacea ormai cinque anni fa, con un progetto ancora del tutto irrealizzato
Gentile Assessore Ridolfi,
passando dal Piano Strategico all’Assessorato all’Urbanistica, lei si è presentata un pò come l’Assessore “so tutto io”, raccontandoci della Rimini del futuro, ma poi ci ha fatto intendere che non sa un bel nulla neanche della Rimini del presente se ha dovuto proporre passeggiate coi tecnici per conoscere di cosa ha bisogno la città. Con questa affermazione non solo dimostra di non essere preparata in materia,ma ci fornisce un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell’inutilità di quel carrozzone dell’Ufficio del Piano strategico che ci trasciniamo da decenni e che in teoria, dato lo scopo per cui era nato e data la Sua lunga permanenza nell’ufficio stesso, l’avrebbe dovuta già rendere profondamente edotta dei problemi della nostra città e possibilmente delle soluzioni per risolverli.
Un po’ di modestia non guasterebbe: aiuterebbe Lei stessa ed eviterebbe errori che alla fine paghiamo tutti noi cittadini. Mi riferisco in particolare alla sua ultima uscita sul Piano dell’arenile e sull’ex delfinario.
Ho colto la solita tendenza ad attribuire colpe ad altri, quando in realtà la mancata previsione di una sistemazione dell’ex delfinario non è stata una dimenticanza, ma una scelta precisa: quel fabbricato era, ed è, solo un mostro da abbattere. Giustificarne il mantenimento per ospitare l’ospedale delle tartarughe mi sembra francamente assurdo: se per gli esseri umani abbiamo concentrato gli ospedali, lo stesso si potrebbe fare con le tartarughe, magari in una sede unica come le Navi di Cattolica.
Se questo è l’aspetto politico sostanziale, ho alcune domande e perplessità tecniche da sottoporle:
– Ritiene normale che si sia svolta una gara senza verificare le previsioni urbanistiche, scoprendo solo dopo che i lavori previsti dal bando contrastavano con le norme in essere?
Nessuno di noi cittadini ha mai visto il progetto con cui è stato assegnata l’attuale concessione, se poi fa riferimento al rendering esposto, gli unici spazi dell’ospedale sono racchiusi tra la muratura del fabbricato e quella della vasca,soluzione logistica che sembra stretta e assai complicata. Sarei anche curioso di conoscere, visto che si parla di lavori già espletati per oltre centomila euro, con quale titolo edilizio siano stati eseguiti questi importanti interventi e se gli stessi siano stati anche autorizzati dall’Agenzia del demanio visto che lo stabile e di proprietà dello stato – ramo demanio marittimo. Faccio queste ipotesi per evitare che, in assenza di apposita contestazione, possano essere accampati diritti su lavori già eseguiti. Lei parla di una nuova progettazione e di un rinnovo di sei anni della concessione demaniale marittima.
– Non le sembra che ciò contrasti con la Bolkestein e con il Codice degli Appalti?
Se la prospettiva cambia e la destinazione del fabbricato dovesse assumere nuove funzioni, la gara dovrebbe essere ripetuta.
Entrando poi nella tematica più specifica del piano dell’arenile, la vera differenza tra il precedente piano e l’attuale è l’eliminazione dell’obbligo di realizzare stabilimenti balneari accorpando 3-4 bagni e un bar, stabilendo invece l’unità d’intervento sulle singole concessioni, il tutto giustificato con la “tradizione”, eppure, Lei stessa parla di “sistemi innovativi” che rispondano alle esigenze del turismo moderno perchè ormai proprio certi modelli tradizionali sono ormai superati e non più attrattivi.
Nasce allora una domanda tanto spontanea quanto banale: perché non riuscite a mettervi d’accordo neanche con voi stessi?
Stefano Casadei
Segretario Provinciale Azione Rimini


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