L’ultimo atto sulle statue di Giulio Cesare ha i contorni della farsa

L’ultimo atto sulle statue di Giulio Cesare ha i contorni della farsa

Si era sempre detto e scritto, e anche palazzo Garampi sembrava pensarla allo stesso modo, che una volta chiusa la caserma di via Flaminia, il bronzo del condottiero sarebbe ritornato in piazza Tre Martiri. Invece rispondendo (con circa due anni di ritardo) all'ultima interrogazione di Gioenzo Renzi, l'assessore Piscaglia sostiene che nell'antico Foro intendono lasciarci la copia della copia. Perché quella donata alla città nel 1933, seppure verrà ufficialmente consegnata all'amministrazione comunale venerdì mattina, non si può spostare (e addirittura si è messa di mezzo la Soprintendenza). O costoro stanno ancora facendo i conti col fantasma di Mussolini?

La saga delle statue di Giulio Cesare continua. In una “interrogazione (alla collocazione temporale arriverò in seguito; ndr) di estrema urgenza con richiesta di risposta scritta entro 5 giorni” rivolta al sindaco di Rimini, il consigliere di opposizione Gioenzo Renzi, al punto 3 chiede: “se l’Amministrazione Comunale non debba valorizzare la statua di Giulio Cesare con la collocazione in un luogo più adeguato della Piazza, come richiesto in precedenza, per evocare che qui, nell’allora Foro di Rimini, il 49 a.C., Giulio Cesare tenne il discorso ai suoi legionari, dopo aver varcato il Rubicone e pronunciato la storica frase “il dado è tratto-alea iacta est” (motto sul Gonfalone del Comune di Rimini) per marciare alla conquista di Roma e fondare l’Impero Romano”. Partiamo dunque da questo punto del documento che inquadra il problema della mancata considerazione, a suo dire, dei valorosi trascorsi del Cesare, meritevoli di migliore risalto e collocazione.
E in merito alle insegne cittadine citate sempre al punto 3, in effetti il “Regolamento di disciplina dell’uso del Gonfalone e dello Stemma del Comune di Rimini”, ai commi 3 e 4 dell’articolo 2 (Il gonfalone e lo stemma comunali: loro foggia e significato) si legge che:
3) Il Gonfalone è l’emblema con il quale il Comune rappresenta unitariamente l’intera comunità locale.
4) Nello stemma civico si riconoscono i due principali monumenti romani – l’Arco d’Augusto e il Ponte di Tiberio – il mare Adriatico e la croce guelfa.

Il legame fra Giulio Cesare e Rimini è profondo, campeggia anche sul gonfalone.

Seguono descrizioni, custodia, uso e via di seguito. All’interno del gonfalone, alla base dello stemma compare, campìta, una frase latina che non lascia dubbi sul richiamo storico e il personaggio a cui Ariminum ha avuto l’onore di essere legata: Giulio Cesare. In quel fatidico 12 gennaio di 2070 anni orsono, la nostra città irrompe prepotentemente nella Storia di Roma. E in seguito, il suo credito morale sarà avvalorato dalle testimonianze monumentali lasciate dai primi due imperatori della dinastia giulio – claudia, Augusto e Tiberio, valorosi eredi della fatidica frase “Jacta Est Alea”, presente sotto lo stemma del gonfalone, che Svetonio attribuisce al condottiero. Dunque, sulle insegne del comune di Rimini è condensata l’essenza della propria storia. E lo sbandiera a chiare lettere sul gonfalone che ricordo essere “emblema con il quale il Comune rappresenta unitariamente l’intera comunità locale”.

Per la cittadinanza riminese non è una novità che il retaggio storico sia da sempre inviso da certa politica inchiodata ad anacronistici schemi che ricordano il Peppone di Guareschi. C’è chi si vergogna della propria progenie. Per questi signori dovremmo forse depotenziare il senso di appartenenza a un passato che definire glorioso è quantomeno riduttivo? Difficile decifrare cosa passi per la testa di certuni, ma piuttosto che ritenermi erede di Sganapino Posapiano Squizzagnocchi, pur con il rispetto dovuto ai burattini (quelli di legno), preferisco di gran lunga essere considerato e sentirmi un discendente di Gaio Giulio Cesare. Sono sicuro che la quasi totalità della popolazione italiana, così come moltissimi riminesi, ove non prigionieri di ideologie fuori dal tempo, siano orgogliosi della propria storia e dei propri predecessori. Va tuttavia ricordato che il bronzo di Giulio Cesare, già nel primo dopoguerra non ha avuto vita facile. Cito solo l’ultima avventura. Nel ’51, alcuni ignoti collezionisti di bronzi di generali romani (sapete, il fascino della lorica!), mentre sono un momento sopra pensiero, lo fanno “accidentalmente” scivolare, come un sapone da bucato sfuggito alla lavandaia, nel greto del fiume Marecchia dove trova temporanea “sepoltura”. “Possibile?”, si chiederà qualche ignaro lettore. Certo che sì, tanto che due anni dopo sono gli artiglieri dell’esercito italiano di stanza presso la caserma intitolata al condottiero che per puro caso la individuano e la sottraggono al fango, compreso quello più greve della “damnatio memoriae”. Portano la statua all’interno del presidio militare dove rimane per 70 anni, curata, custodita, rispettata. Ora che la caserma è stata dismessa e l’esercito si appresta a restituirla ufficialmente alla municipalità, potrebbe tornare ad occupare il posto di primo piano che le spetta, nei pressi dell’ideale “crux cordis” della città, in cui si intersecano cardo e decumano. Andrà così?

La Caserma Giulio Cesare ha chiuso i battenti. Al suo posto s’insedierà la “cittadella della sicurezza” dirottandola dalla mastodontica e derelitta Questura di via Ugo Bassi? Di certo venerdì 14 maggio nella Caserma avviene la riconsegna della statua bronzea alla Città di Rimini.

Dacché la statua è rimasta ospite entro le mura della caserma, tranne il commendator Umberto Bartolani (1901 – 1985), il consigliere comunale Gioenzo Renzi il cui impegno dura da 34 anni e l’instancabile dedizione alla “causa” dell’avvocato Gaetano Rossi, Segretario Coordinatore dell’Associazione A.R.I.E.S. (Associazione Ricerche Iconografiche E Storiche), pochi altri si sono battuti per riportarla dove è giusto che ricompaia. Nel frattempo, le amministrazioni comunali succedutesi nei sette decenni, non si sono certamente stracciate le vesti per riaverla. Anzi, si sussurra con un certo imbarazzo che anche da parte dell’attuale governo cittadino ci sia una certa ritrosìa, un velato, ma in fondo nemmeno tanto, timore che il ritorno in piazza del Divo Giulio possa scatenare in qualche nostalgico inopportune tentazioni. Questo perché il bronzo di Cesare è un dono che Mussolini fece alla città nel 1933 o meglio, nell’XI anno dell’Era Fascista. Una spettrale “ombra nera”, si aggira nottetempo per Rimini a lambire furtiva ogni angolo della città. Ve lo immaginate? Roba da spanciarsi dal ridere, se non fosse grottescamente vero che qualcuno patisca ansie del genere. Abbandono questo scivoloso terreno che lascio volentieri agli analisti (a voi la scelta di quale disciplina) per rilevare quanto l’attuale amministrazione comunale tenga alla riconsegna e successivo riposizionamento del bronzeo Giulio Cesare nel luogo deputato, cioè piazza Tre Martiri, come fortemente richiesto, ribadito e auspicato dal consigliere Renzi. E a tal proposito, vengo alla tempistica cui ho fatto cenno in apertura.

Renzi presenta una “interrogazione di estrema urgenza con richiesta di risposta scritta entro 5 giorni”. È giovedì. E di giovedì riceve la risposta scritta. Fulminea, si può pensare, se non fosse che il primo giovedì corrisponde al 12 settembre del 2019 mentre quello in cui riceve soddisfazione occupa la casella 6 nel calendario del maggio 2021 appena trascorso. Sono passati poco meno di 21 mesi. Se Renzi avesse deciso di farsi crescere la barba finché non gli fosse giunta la sperata, immediata replica, per le strade di Rimini oggi si aggirerebbe un consigliere con una poderosa barba da “hipster” e forse un opportuno dispositivo di contenimento, causa noia, poco sotto la cintola. Va da sé che per lo stesso argomento il nostro stoico “hipster” presentò un’interrogazione nel 2017 e una nel 2018, una mozione nel 1987 e una nel 2017 (entrambe respinte). Ma finalmente, “fiat lux”: ecco le ultime novità da Palazzo Garampi in merito a entrambe le statue di Giulio Cesare: quella del 1933, tuttora nell’omonima caserma e l’altra, fusione del 1996 che da allora funge da sostituta in piazza Tre Martiri a quella temporaneamente (?) domiciliata altrove. La copia della copia, attualmente male in arnese, si deve alla generosità del Rotary Club di Rimini e alla Cassa Rurale di San Gaudenzo. Ma ora, con riscontro ufficiale, l’amministrazione comunale annuncia di avere partorito un destino per i “gemelli Cesare”.

Da tempo si trova in questo stato la copia della copia della statua di Giulio Cesare nella centralissima piazza Tre Martiri.

La pensata del Palazzo è stata lunga e faticosa e dopo tanto, troppo decantare, le soluzioni prese, a modesto parere di chi scrive, ma anche di altri che hanno letto la risposta data al consigliere, si sono arricchite di aromi che denunciano uno stravagante odore di strinato. A cominciare dall’affermazione in merito al Cesare del ’33: “La consegna della statua voleva rappresentare un simbolico atto di collaborazione tra le Autorità civili e le Autorità militari in procinto di lasciare la caserma Giulio Cesare”. Un mero gesto simbolico di collaborazione e non la chiusura di un percorso che vede la riconsegna ai riminesi dopo tanti decenni di assenza, svilendo di fatto la valenza pubblica della statua. Tanto è vero che alla fine dei giochi, nelle intenzioni è chiaramente specificato che per quanto riguarda la statua di Cesare del ’96 (si badi bene, non quello “originale”), sempre con l’aiuto del Rotary Club si procederà al restauro e al riposizionamento della statua “coinvolgendo la Direzione Lavori Pubblici e Qualità Urbana per la predisposizione di un progetto di fattibilità”. Il progetto è stato successivamente rivisto e rielaborato con l’inserimento di un intervento di valorizzazione anche delle copie delle statue di Augusto e Tiberio donate al Comune dal sig. Valducci di Valpharma. “La revisione ha previsto modifiche e aggiustamenti che hanno permesso di ridurre i costi complessivi, la cui entità aveva finora ostacolato l’attuazione del progetto. Il progetto al momento è in corso di approvazione”.
Non so voi, ma io leggo a titoli cubitali: fine dei giochi per il ritorno del Giulio Cesare nella piazza principale di Rimini. Sembra che di volta in volta, di studio in studio, siano state tessute tutte le ragnatele burocratiche e procedurali possibili per impedire la collocazione di quel bronzo, ahilùi targato 1933, sul piedistallo in piazza Tre Martiri. Perfino le “Autorità militari sollecitavano la comunicazione di tempi e modalità per la formalizzazione della consegna della statua all’amministrazione comunale in vista della prossimo rilascio della caserma previsto nel maggio 2021”.

A detta dell’amministrazione comunale molti rallentamenti allo spostamento della statua sono stati originati da interventi e richieste della Soprintendenza. “Nell’agosto 2020 l’amministrazione comunale coinvolgeva per competenza la Soprintendenza, chiedendo indicazioni sulla opportunità, modalità e tempistiche dello spostamento della statua. L’Amministrazione proponeva quindi alla Soprintendenza di partecipare ad un ulteriore sopralluogo con la ditta di restauro, per organizzare il trasferimento. La Soprintendenza faceva però richiesta di una integrazione di documentazione sulla storia del bene, i motivi dello spostamento e i progetti relativi alla Caserma G. Cesare ed infine i motivi che avevano condotto alla scelta di una nuova sede, specificando che la sola fattibilità tecnica dello spostamento non fosse motivo sufficiente per il rilascio dell’autorizzazione allo spostamento, dovendosi attentamente valutare le motivazioni di cui sopra”.
L’amministrazione comunale sostiene che accertamenti su accertamenti, valutazioni, perizie e sopralluoghi siano stati voluti dalla locale Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Ma questo ha tutto l’aspetto di un gioco al differimento, un sistema per nascondersi sotto il tepore di una benevola ala protettiva che per natura istituzionale dovrebbe invece veleggiare sopra le parti. In definitiva, traspare la volontà di seppellire, una volta ancora, Giulio Cesare. Qualche malizioso sostiene, ma verrà presto smentito (sic!) che la Soprintendenza rappresenti solo un alibi per non riportare la statua in piazza Tre Martiri. Ma quando mai…

Pare che il Demanio abbia richiesto lo sgombero della caserma entro la fine di maggio. Tutti conosciamo i tempi italici. I lavori di ristrutturazione per creare la “Cittadella della Sicurezza”, se va bene inizieranno tra un paio di anni come minimo e lasciare là abbandonata la statua di Giulio Cesare equivale a una condanna a morte.
Il consigliere comunale Gioenzo Renzi sostiene infine che «tenere ancora in caserma la statua è un furto nei confronti dei cittadini. Deve tornare in città. Stanno espropriando i riminesi di un bene che appartiene a loro. Giulio Cesare manca dalla piazza principale di Rimini da 76 anni. Credo che questa “Via Crucis” debba terminare. Il suo ritorno fa parte della rivendicazione dell’identità cittadina attraverso la propria storia. Quando i turisti si fermano per farsi fotografare sotto la statua di Cesare e domandano il perché di quella presenza, viene risposto loro che il motivo risiede nel fatto che qui Cesare arringò i fedeli soldati della Legio XIII Gemina che lo accompagnarono in tutte le campagne militari, fino alla sua morte. La sua storia, in parte ci appartiene».

Venerdì la statua di Cesare torna alla città
La statua di Giulio Cesare torna dopo diversi decenni alla città. La cerimonia ufficiale è in programma venerdì 14 maggio alle 11:30 nella Caserma di via Flaminia, dove è attesa la consegna da parte dell’Amministrazione Difesa al Comune di Rimini.

 

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