Palas: Convention Bureau chiede i danni a Cagnoni

Palas: Convention Bureau chiede i danni a Cagnoni

Dopo un po' di titubanze il presidente Roberto Berardi si è deciso a utilizzare il corposo parere legale che teneva nel cassetto e che, come anticipat

Dopo un po’ di titubanze il presidente Roberto Berardi si è deciso a utilizzare il corposo parere legale che teneva nel cassetto e che, come anticipato da Rimini 2.0 il 14 gennaio scorso, riguarda la richiesta di un risarcimento per danno di immagine e perdita di guadagno alla Società del Palazzo dei Congressi, presieduta da Lorenzo Cagnoni (consiglieri Gianni Piacenti e Maurizio Ermeti) e proprietaria del nuovo Palacongressi. La ragione di tale richiesta è nota: il ritardo nella consegna della nuova struttura, che fece perdere eventi a Convention Bureau e, secondo i rilievi mossi, vanificò anche le ingenti spese di promozione sostenute.
Roberto Berardi, anche sollecitato dai soci di Convention Bureau, una decisione adesso l’ha presa. Ma non da solo. Ha coinvolto tutti i consiglieri del cda, realizzando una sorta di “referendum” interno. Ha mandato una comunicazione ufficiale a ciascuno ed ha chiesto una risposta altrettanto ufficiale. E 6 su 8 (due non hanno votato) si sono espressi favorevolmente, nel senso cioè di procedere con l’azione giudiziale di richiesta danni. Una decisione che ora ha anche la formalizzazione di una delibera del cda che dà pieno mandato al presidente Berardi di compiere gli atti necessari, e che fa seguito al no di Cagnoni ad un’altra richiesta arrivata sempre da Convention Bureau, quella di dimezzare il canone di locazione del Palas.
La Società del Palazzo dei Congressi è formata da Rimini Fiera, Rimini Congressi (che ne detiene la maggioranza), Rimini Holding, Camera di Commercio e Provincia di Rimini.
Ma non è l’unica notizia importante che riguarda il Palas e più in generale il sistema congressuale e fieristico, che si regge su un articolato sistema di società. Pare che sul tavolo del procuratore della Repubblica di Rimini stia arrivando altro materiale da approfondire ed esaminare. E pare che a muovere questo macigno sia stato il socio privato di Convention Bureau, Alfad, che chiederebbe di esaminare gli intrecci societari, gli scostamenti rispetto alle previsioni del business plan del Palas, l’indebitamento complessivo, l’esistenza di eventuali conflitti di interesse, fino al tema delle royalties, dei costi di produzione, della scelta dei fornitori nel rispetto della natura pubblica dei capitali investiti, dei ritardi nell’apertura del Palas e tanto altro ancora. La notizia non sorprende più di tanto perché, anche pubblicamente, Alfad nelle scorse settimane aveva manifestato vari motivi di dissenso rispetto alle decisioni gestionali di Convention Bureau, non solo recenti ma già a partire dal 2010, anticipando in una risposta al Nuovo Quotidiano di Rimini (18 gennaio) di aver dato mandato ai propri legali di valutare la situazione anche per sollevare il coperchio su eventuali responsabilità.