Pd sotto ricatto: il sonno della politica genera mostriciattoli civici

Pd sotto ricatto: il sonno della politica genera mostriciattoli civici

Kristian Gianfreda, Rimini (iper)Attiva, portavoce e coordinatore delle liste civiche in quota centrosinistra, si spinge talmente avanti da far capire un altro risultato del decennio Gnassi. Sembra stare al gioco anche Italia Viva di Sergio Pizzolante, a Roma sostenitore convinto della linea di Matteo Renzi in nome della politica e contro la maggioranza raccogliticcia giallorossa. Invece sotto l'Arco d'Augusto la strategia cambia? Ciliegina: Nadia Urbinati ha sganciato una bomba sull'autocrate di palazzo Garampi e sul suo vassallo.

Addirittura «fare le primarie è da irresponsabili». Il capocivico delle liste di contorno al Pd, Kristian Gianfreda, adesso fa la voce grossa. Detta la linea al Pd. Da settimane fa pressing, ma questa mattina sembra lanciare un ultimatum: «non escludo che si possa rompere l’accordo col Pd» (Corriere di Rimini).
Il decennio Gnassi lascia sul campo anche questo: un civismo di facciata, scarico di contenuti, visione e leader, cresciuto a dismisura solo nella considerazione che ha di se stesso e nel peso specifico che ritiene di dover mettere in gioco. Per contro, un Pd ridotto quasi al traino dei civici nella difficile partita per la scelta del candidato sindaco. Un Pd che se la passa malino su scala nazionale ma che a Rimini è stato cancellato o quasi dal decennio del sindaco che ha accentrato tutto nelle proprie mani.
Gianfreda arriva a dire che fra Jamil Sadegholvaad ed Emma Petitti la scelta deve uscire col metodo del «sediamoci tutti a un tavolo e decidiamo chi è il candidato migliore». Migliore in che senso? Più in linea con Gnassi e dunque che sta più simpatico alle civiche? Di Migliore ce n’è già stato uno nella storia della sinistra.
E’ una situazione un po’ incredibile quella che si è venuta a creare nel centrosinistra, senza paragoni (con questi eccessi) in regione.
Prendiamo Bologna, la «casa madre» del Pd. Qui sono i Democratici che, pur con tutte le difficoltà, stanno cercando di indicare «una candidatura unitaria da proporre alla coalizione di centrosinistra». Lo ribadisce anche oggi il parlamentare Andrea De Maria (Corriere di Bologna). E «qualora non ci si riesca, ci sono le nostre regole». Che si chiamano primarie. Ovvero lo sforzo di un «percorso unitario» viene prima di tutto ma, se dovesse fallire, non sarebbe da irresponsabili fare le primarie. Perché mai il partito che governa da sempre a Rimini dovrebbe farsi spaventare dalle primarie e dall’iperattivo Gianfreda? Perché c’è il Covid, come sostiene lui? Non si sa nemmeno quando si andrà al voto, se a giugno o dopo l’estate.
C’è un’altra differenza sostanziale fra Rimini e Bologna. Sotto le due Torri l’accento viene posto sul programma. Da noi, attraversati come siamo da una crisi economica senza precedenti che si abbatte prima di tutto sul settore che produce il più alto Pil, ovvero il turismo, nessuno dei due candidati si sta applicando. Sulle questioni davvero importanti non si è ancora letto e ascoltato nulla di nuovo e di serio.
«Scegliamo insieme la persona migliore» è anche l’appello di Italia Viva (e Più Europa). Che indica il modello Draghi «sostenuto da un’ampia maggioranza». Ma è la stessa Italia Viva di Matteo Renzi che ha spazzato via il premier Conte al motto «Io credo che la politica è altrove, e che prima o poi voi dovete tornarci. Noi vi aspetteremo lì»? Che ha fatto saltare «una maggioranza raccogliticcia» e non in grado di governare «davanti al più grande Piano per il paese»? Lo stesso Matteo Renzi che rivolgendosi a Conte affermava in Senato: «Mi auguro che lei metta al centro le idee e non lo scambio di poltrone»?
Sergio Pizzolante scrive quasi ogni giorno di essere in grande sintonia col suo leader. Ma a Rimini si sciroppa ben altro rispetto a quello che sponsorizza nello scenario politico nazionale.
Ciliegina. La scrive Nadia Urbinati sulla sua pagina Facebook.
«Quando il partito diventa il nudo potere di un autocrate, l’autocrate mette a ferro e fuoco partito e città pur di non arrendersi alla logica democratica. Il sindaco di Rimini imponendo un suo vassallo e rifiutando mediazioni, mostra due cose: che il PD può creare mostri, e che a Rimini può perdere il comune. Lo statuto del PD è un terribile marchingegno per consentire scalate personali; il fatto è che gli egocrati non vogliono più andare a casa e, se non posso restare, impongono loro figure di comodo. L’autocrazia è la negazione della democrazia. Una storia vecchia, più vecchia del Ponte di Tiberio».
Sigismondo d’oro (glielo assegnò Alberto Ravaioli nel 2009), docente di Teoria Politica al Dipartimento di Scienze Politiche alla Columbia University e, ultimo ma non per ultimo, sostenitrice di Emma Petitti, per la quale ha firmato l’appello “io sto con Emma“.
E vinca il migliore.

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