Piazza Malatesta, Losavio: “i lavori in corso violano i vincoli esistenti”

Piazza Malatesta, Losavio: “i lavori in corso violano i vincoli esistenti”

"Neppure la Soprintendenza può derogare al vincolo archeologico e a quello di assoluta inedificabilità che interessano la piazza e il sottosuolo", dove si sta realizzando la fontana felliniana. Lo dice Giovanni Losavio, in passato ai vertici di Italia Nostra regionale e nazionale, e già presidente di sezione presso la Suprema Corte di Cassazione.

«Ci sono due vincoli insuperabili nel luogo in cui è in corso di realizzazione la fontana felliniana». Lo dice con chiarezza a Rimini 2.0 il magistrato Giovanni Losavio, ex presidente di sezione presso la Suprema Corte di Cassazione, in passato a capo dell’Istituto per i beni culturali della regione Emilia Romagna e di Italia Nostra nazionale, di cui è stato vicepresidente e presidente, nonché presidente della associazione regionale che, come recita l’articolo 1 dello statuto, «ha lo scopo di concorrere alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione».

Dunque lei dice: vincoli insuperabili.
Certo, e neppure la Soprintendenza può derogare a questa prescrizione di assoluta inedificabilità che comprende la piazza, e al vincolo archeologico sul sottosuolo. Anche quest’ultimo vincolo non consente degli inserti come quelli che si stanno edificando… Mi risulta che nei lavori in corso, il lungo braccio da cui cala una specie di cortina d’acqua su cui verrà proiettato il Rex, ancora non sia in esecuzione, mentre lo è la fontana, con uno scavo di 4 metri che “schiaccia” gli insediamenti archeologici e probabilmente “scalza” anche parte della scarpa della struttura difensiva del castello. Lì sotto c’è la parte di insediamento difensivo della Rocca. Questo enorme volume che costruiscono, a 4 metri di profondità, è una “scatola” in cemento armato fatta di un grande serbatoio, di un locale di ispezione, della scala…

Per consentire l’esercizio, la manutenzione e i controlli alla fontana.
E’ una “casetta” nella zona archeologica, un’altra violazione clamorosa del vincolo archeologico che è stato posto per tutelare la parte coperta di Castel Sismondo e i sottostanti resti delle mura difensive. Che questo sistema di alimentazione della fontana sia una costruzione mi pare non ci siano dubbi, e dunque ritengo vìoli il vincolo archeologico. Francamente non si riesce ad intendere come i funzionari della Soprintendenza, tenuti alla gestione dei vincoli e dunque alla loro osservanza, abbiano potuto derogare; a nostro parere hanno operato in conflitto con i loro doveri istituzionali di tutela.

Eppure si ripropone quello che è già accaduto nell’area del ponte di Tiberio, cioè i lavori avanzano anche nonostante gli esposti e se la giustizia si esprimerà, lo farà quando le opere saranno ormai ultimate e sulle quali (nel caso delle passerelle) esiste comunque una relazione di un perito della Procura che parla chiaro.
Italia Nostra, a partire da quella di Rimini, si è mobilitata in maniera decisa a proposito dei lavori al ponte di Tiberio, insieme al Comitato in difesa del ponte di Tiberio, convinta di trovarsi in presenza di un intervento distruttivo per l’assetto storico di quel luogo, che ha inciso in maniera devastante sulle mura antiche. E’ stata fatta una denuncia alla Procura della Repubblica, che non so come si sia determinata, ma i lavori non sono stati sospesi e si sono conclusi con quelle ridicole passerelle. Anche nel caso del Castello e di piazza Malatesta, Italia Nostra si oppone risolutamente, in accordo con l’Associazione Rimini Città d’Arte, per contrastare un progetto che secondo noi mortifica anche la memoria di Fellini, è di un kitsch obbrobrioso, come ha scritto Tomaso Montanari sul Fatto quotidiano. Fra l’altro alla iniziativa di Rimini Città d’Arte si deve la ricostruzione del teatro Galli “com’era dov’era”, frutto di una battaglia tenacissima e durissima condotta con grande determinazione e coraggio.

C’è il rischio che anche per i lavori di piazza Malatesta si assista allo stesso copione.
Il rischio c’è, tanto più che il ministro Franceschini il progetto del museo felliniano, che coinvolge anche Castello e piazza Malatesta, lo ha assunto in proprio e finanziato, c’è una copertura politica…, un asse ministro-sindaco.

Lei è emiliano e con un ruolo che l’ha vista a lungo ai vertici di Italia Nostra: sono frequenti queste problematiche anche in altri territori della regione oppure Rimini si “distingue”?
Purtroppo non è raro che la Soprintendenza venga a patti con gli interessi che si contrappongono all’esercizio della tutela. Recentemente a Sassuolo nel parco Ducale della residenza estense, dove c’è un vincolo paesaggistico, è stata autorizzata dalla Soprintendenza la urbanizzazione di un estremo lembo ancora inedificato del parco per la realizzazione di un lussuoso quartiere residenziale, ben 49 ville … Noi diciamo che tutto ciò contrasta decisamente con il vincolo paesaggistico. Com’è pensabile che sia conforme al vincolo paesaggistico una così radicale trasformazione? Anche in quel caso il vincolo non è stato gestito come si doveva. La tutela è un valore assoluto perché ha una copertura costituzionale.

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [cfr. artt. 33, 34]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
L’articolo 9 si trova fra i principi fondamentali della nostra Costituzione. La tutela non può essere sacrificata a nessun altro interesse, anche pubblico… Solo al valore della vita, ma non è questo il caso. Le esigenze economiche devono sempre cedere dinnanzi ai valori della tutela. Ho anche visto che nel progetto che interessa piazza Malatesta, per uno dei platani monumentali di fianco al teatro è prevista una installazione per richiamare una sequenza del film Amarcord… Non ho parole.

Il funzionario della Soprintendenza intervenendo in una commissione consiliare a Rimini, ha assicurato che la fontana non intaccherà la struttura difensiva del Castello…
Difficile pensare che fino a 4 metri di profondità in quel luogo non ci sia nessun resto archeologico di interesse. In ogni caso quello che si trova sotto viene definitivamente sepolto, e comunque l’intervento avviene a ridosso delle strutture difensive in laterizio del Castello. I casi sono due: o debbono rimanere coperte così come la storia ce le ha consegnate, oppure devono essere messe in evidenza con uno scavo che valorizzi il fossato. Ma non si possono soffocare con quella “scatola” in cemento armato.