Ponte di Tiberio: i Romani l’hanno costruito in 7 anni, da 14 in Comune sono incartati sulle alternative

Ponte di Tiberio: i Romani l’hanno costruito in 7 anni, da 14 in Comune sono incartati sulle alternative

Questa è probabilmente la prima organica trattazione del problema che attraversa tre giunte (Ravaioli, Gnassi, Sadegholvaad) e che sembra ancora molto lontano dalla meta: quali soluzioni all'altezza di sostituire questo fondamentale accesso al centro storico? Il Prg aveva indicato strade in parte confermate e in parte depotenziate dal Psc, poi anche il piano strategico ci ha messo del suo. L'assessore Morolli affossa definitivamente il progetto del tunnel che entusiasmò in passato l'assessore Juri Magrini e a Rimini 2.0 ne spiega le ragioni, che vengono passate al vaglio critico.

Ci vollero sette anni, dal 14 al 21 d.C., per edificare il ponte di Augusto e Tiberio, pochi se si considerano i mezzi che allora erano a disposizione. Merito di altri amministratori ben diversi da quelli attuali che dal 2008 fino ad oggi, quindi in ben 14 anni, sono solo stati capaci di pedonalizzare quel monumento senza creare un’alternativa né prima né dopo. Ma nel frattanto è andata in scena una triste e ridicola fiera delle più disparate soluzioni, tutte puntualmente cadute nel vuoto. E da qui il caos viario, parte organica e fondamentale della sgangherata visione urbanistica e di mobilità della quale gli effetti oggi sono palesi a tutti.
È un tema importante per la città e assai sentito da tutti indistintamente. Sì, perché a quel ponte era demandata una grande funzione di veicolare il traffico proveniente da monte verso il Centro, e tutti hanno plaudito nel vederlo liberato dalle auto, ma parimenti avrebbero avuto il diritto di una valida alternativa. La vicenda è lunga, e richiede un po’ di storia.
Nel 2008 l’allora amministrazione comunale presieduta dal sindaco Alberto Ravaioli, avviò un periodo di sperimentazione per valutare quale fosse stato l’impatto sul traffico veicolare conseguentemente alla chiusura di quel ponte, vero e proprio monumento storico sul quale transitavano quotidianamente circa 10.500 veicoli. Date le conseguenti forti criticità arrecate alla mobilità, ed alle derivate proteste nate dai relativi disagi, tale fase fu conclusa nel breve ma con il proposito di studiare una soluzione alternativa propedeutica alla realizzazione dell’obiettivo che ci si era posto. In sostanza creare la soluzione prima di affrontare il problema.
Da qui nacque il progetto del tunnel parallelo al predetto ponte, commissionato dall’allora compagine che governava Rimini e accolta in modo entusiastico tanto che pareva – come si suol dire – cosa fatta. (qui)
Il progetto era di assoluta, concreta e dimostrata fattibilità tecnica e operativa, non solo corredato da una lista di esempi già realizzati in tutto il mondo; ma pure da uno studio che accertava che l’opera non avrebbe interrotto assolutamente il flusso del Marecchia, a cura di un noto e valente ingegnere nel campo idraulico di quel tempo ora, purtroppo, deceduto. Sebbene commissionato come un progetto di massima, di fatto lo era ad uno stadio ben più avanzato.
Poi l’amministrazione cittadina cambiò, e quel progetto finì in qualche cestino sindacale, in favore di un altro ponte che però “nel giugno 2015 fu a sua volta bocciato sempre dall’amministrazione comunale di Rimini” (intervista all’assessore Morolli, Corriere di Romagna di giovedì 10/03/2022, a pagina 10, sulla quale torneremo).
In seguito l’argomento compare nell’elaborato del “Piano Strategico di Rimini e il suo territorio G1, Volume 2”, data di pubblicazione marzo 2013, ove a pagina 29 al punto 4.3, tra gli Obiettivi, tra l’altro, si legge:
«a. creare una nuova continuità pedonale tra il Borgo San Giuliano e il centro sotrico, [storico] con il recupero di una continuità del percorso delle mura;».
Ma è a pagina 31 che prendono forma le tre alternative possibili a sopperire alla pedonalizzazione del bimillenario monumento.

Le alternative alla pedonalizzazione del ponte di Tiberio. Immagine tratta dai documenti del piano strategico.

Da notare in questa planimetria, che oltre alla soluzione del tunnel interrato ve ne sono alcune che, da Via Tonale o Predil, impegnano la Via L. Nicolò, o il quartiere di INA Casa, in cui si rende poi necessaria una nuova strada; le alternative, oltre ad abbisognare di un viadotto sul Marecchia confluiscono poi sulla Via Marecchiese già fortemente stressata dal traffico. A tal proposito, si tenga anche conto che tale studio fu realizzato quando ancora la predetta strada aveva ancora le carreggiate integre, e non ristrette da quei simulacri di piste ciclabili.

Ma è l’elaborato “Piano Strategico di Rimini e il suo territorio – Laboratorio L3. – L3_ponteTiberio_vol0_mod – “ALTERNATIVA PONTE DI TIBERIO, PERCORSO LUNGOFIUME, PIAZZA MALATESTA”, Data di pubblicazione 13 novembre 2018, che entra nel merito della questione più dettagliatamente e che a pagina 19 fissa tre soluzioni e che così recita.
«Alternativa al ponte di Tiberio:
L’annoso problema di individuare una alternativa carrabile al Ponte di Tiberio appare ancora una questione aperta, sebbene negli strumenti di programmazione e pianificazione comunale venga avanzata la soluzione della costruzione di un tunnel. Questa soluzione prevede la l[r]ealizzazione di un nuovo collegamento stradale in attraversamento del Parco XXV Aprile in prossimità del ponte di Tiberio, con tracciato in parte interrato che vada a collegare Viale Tiberio con la Circonvallazione occidentale, come previsto dal PRG vigente (in cui si evidenzia che “l’attuazione della previsione urbanistica relativa all’attraversamento dell’alveo storico del Marecchia attualmente adibito a parco, è subordinata alla realizzazione delle opere idrauliche necessarie a garantire la messa in sicurezza dell’alveo storico del Marecchia nei confronti del rischio idraulico, opportunamente concordate con il Servizio Provinciale Difesa del Suolo”). Si stima che il costo totale dell’opera sia di circa 14.000.000 di euro, di cui i primi 4.000.000 stanziati dal Comune nel triennio 2012-2014, comprensivi delle spese previste per la progettazione.
Tale previsione è attualmente ripresa anche dal PSC adottato, che però delinea una serie di opere infrastrutturali, atte ad assicurare il collegamento fra le due sponde. In particolare il PSC, oltre a confermare il tracciato del tunnel, prevede altri due collegamenti: uno a monte del quartiere INA-CASA e l’altro in corrispondenza dell’area della stazione, la cossid[d]etta Tangenziale Marina
E proseguendo, a pagina 34 le tre soluzioni nel dettaglio:
Sono tre le alternative su cui si è impostato il confronto all’interno del laboratorio, di cui vengono qui riportate le prime valutazioni che saranno però oggetto di una analisi successiva più approfondita e completa:

1 – IL TUNNEL, come previsto dal PSC:
– Il tunnel potrebbe risolvere i problemi di viabilità, ma lascia aperta la problematica della testata la [al] centro storico e l’ingresso al parco Marecchia.
– La strada che porta all’imbocco del tunnel è sempre la stessa (via Cirv[c]onvallazione Occidentale) e lascerebbe un carico eccessivo all’altezza degli attraversamenti dei parcheggi verso piazza Malatesta (che peraltro non esistono più, ma già si prevedeva ciò, ndr).
– C’è il rischio che il tunnel faccia da tappo alla continuità del fiume, andando ad interferire con le vene d’acqua sotterranee. (Come già anticipato, di fatto il problema era già stato risolto tramite un preventivo attento studio idraulico, che rendeva inesistente quel dubbio, ndr).

2 – UN NUVO PONTE all’altezza di via Italo Flori:
– Pensare ad un nuovo ponte all’altezza di via Italo Flori, scaricherebbe da una notevole quantità di traffico via Circonvallazione Ovest, dando la possibilità di valorizzare il sistema storico di piazza Malatesta e delle mura, in collegamento con attraversamenti pedonali con i parcheggi più vicini.
– Ipotizzando che il traffico da considerare sia notevolmente ridimensionato e di natura sostanzialmente locale per i residenti, sarebbe in grado di risolvere il problema dell’attraversamento del parco Marecchia. Questa appare una condizione vincolante, da valutare sulla base di modelli di traffico, dato che questa soluzione interesserebbe strade residenziali dalle sezioni limitate.
– Rispetto al tunnel, garantirebbe una maggiore continuità visuale e fisica al parco Marecchia e al sistema dell’acqua. Il nuovo ponte però potrebbe costituire un elemento architettonico di disturbo al Ponte storico. Devono poi essere valutate le interferenze con la fruibilità e vivibilità del Parco.

3 – UN NUVO PONTE all’altezza dell’INA Casa in Largo Bordoni:
– Un nuovo ponte più a monte, garantirebbe comunque di scaricare il traffico di via Circonvallazione Ovest fino a via Dario Campana, consentendo quindi di valorizzare il sistema storico di piazza Malatesta e delle mura.
– Garantirebbe continuità sia visuale che fisica al parco Marecchia e al sistema dell’acqua, senza interferire con il ponte di Tiberio.
– Perseguirebbe l’obiettivo generale di alleggerire la pressione del traffico di attraversamento sul centro storico, andando a completare una parte della gronda stradale a monte della città.
– Andrebbe valutato il suo impatto sulla viabilità e sulla mobilità con apposite modellizzazioni di traffico. Infatti non è da escludere che tale ipotesi richieda interventi di regolamentazione e modificazioni nell’attuale assetto del traffico su una porzione ampia di città.
– Questa ipotesi è aperta a più soluzioni puntuali, per cui il tracciato deve essere valutato attentamente rispetto ai costi, agli impatti sulle parti urbane attraversate ma anche per sua funzionalità (l’ipotesi attualmente presente nel PSC appare in questo senso penalizzante).

Questa è la storia fino al 10 febbraio 2022 quando sul Corriere di Rimini compare un’intervista all’assessore Mattia Morolli con delega, tra le altre, ai Lavori Pubblici, dal titolo altisonante: «Nuovo ponte alternativo al Tiberio».

Ci siamo quindi finalmente? Forse no, ma vediamo perché.
Nell’intervista si affermava che il progetto del nuovo ponte verrà presentato in primavera, si spera che si riferisse a quella corrente, tra marzo e aprile, con il completamento dell’iter entro l’inizio del 2023 e partire con il bando, per cui sono stati stanziati 10.700.000 euro. Si svelava pure che:
«stando a quanto emerso in passato, andrà a creare un ponte sul deviatore del fiume Marecchia che da via Tonale e via Bagli, zona Celle, possa portare il traffico dietro la zona dell’Obi, ovvero lungo via Rossa, via Ocra e via dell’Iride. I mezzi in arrivo da Nord a quel punto sbucheranno lungo via Marecchiese»; avete capito bene? Proprio in Via Marecchiese già oltremodo satura di traffico e ristretta, e con l’improbabile avventura di immettervisi da via Rossa! Chi abita in quella zona, o chi frequenta le attività commerciali della stessa, sa bene di cosa parliamo; al contrario, per chi non lo sapesse, l’invito è di rendersene conto, evitando però l’impiego di biciclette e monopattini. Inoltre si parla di un ulteriore ponte sul Marecchia, a pochi passi da quello della SS16 (!).
Pur accennando alla cassata soluzione del tunnel, l’assessore non entrava nel merito del perché sia finita in tale modo. Poi, a proposito del fatto che ad un certo punto si abbandonò l’ipotesi di un’alternativa alla pedonalizzazione del Ponte Tiberio, aggiungeva che: «Pochi anni dopo, il ponte era tornato in auge, tanto che l’ex sindaco Andrea Gnassi e diversi assessori avevano fatto dei sopralluoghi in sella alla bici per andare a capire a quale altezza, lungo via Tonale, sarebbe stato meglio fare partire il nuovo ponte per “scollinare” il deviatore Marecchia». Una sorta di inutile allegra gita fuori porta, tanto per non avere l’idea di quale sia la differenza tra il muoversi con quel mezzo e con l’auto; o, meglio, con un trasporto commerciale, magari per lavoro. Ma anche di come si è affrontata la progettazione urbanistica e di mobilità della città (!).
In seguito il colpo di scena.
Rispondendo alla interrogazione del consigliere comunale di minoranza, Gioenzo Renzi, “l’Amministrazione Comunale ha smentito l’ipotesi di un ponte di collegamento tra la via Tonale-Via Bagli con la Via Rossa, dietro l’OBI (come era apparso sulla stampa in data 10/02/22), senza peraltro riuscire ad indicare lo stato progettuale, dove, come, quando, verrà eventualmente realizzato. Al di là degli annunci compiuti, da parte del Sindaco Sadegholvaad, nello scorso luglio 2021, alla vigilia della campagna elettorale, non è ancora disponibile alcun progetto su tale ponte alternativo!» (qui). In pratica un incredibile e fulminante corto circuito.

Ma nel frattanto noi avevamo posto alcune semplici domande circa il perché non si fosse attuata la soluzione del tunnel, ai principali interessati di allora e di oggi.
All’ex assessore Juri Magrini in carica al tempo con delega ai Lavori Pubblici, dato che sostenne pubblicamente ed entusiasticamente la validità di quell’ottimo progetto. Oggi avendo altri incarichi, ha deciso di rispondere che non si esprime nel merito poiché trattasi di aspetto al di fuori delle proprie competenze amministrative attuali; scelta rispettabile ma non condivisibile, perché si trattava solo di esprimere un parere da esperto del settore data la sua precorsa esperienza.
All’attuale assessore ai Lavori Pubblici Mattia Morolli al quale abbiamo chiesto via e-mail quanto segue:

23/03/2022 ore 17:11
“Egregio Assessore mi chiamo Salvatore de Vita, cittadino riminese, e scrivo sulla testata giornalistica Rimini 2.0 occupandomi di aspetti che attengono alla nostra città.
Mi rivolgo a Lei in qualità di Assessore ai Lavori Pubblici, in merito all’ormai annosa questione della pedonalizzazione del Ponte Tiberio.

PREMESSO CHE
– Come ben saprà nel 2008 l’amministrazione allora in carica, sempre dello stesso indirizzo politico successivo ed attuale, commissionò un progetto per risolvere la predetta problematica, che prevedeva la realizzazione di un tunnel parallelo a lato mone di quel monumento.
– Tale progetto di certa e assoluta fattibilità, dimostrata anche dai tanti esempi esistenti altrove, avrebbe – tra l’altro – avuto il pregio di avere un impatto ambientale nullo, e collegare il ponte al Centro in totale assenza di intersezioni del traffico automobilistico; in sintesi la completa vera pedonalizzazione dal Borgo S. Giuliano al Centro. Oltreché la conseguente riorganizzazione di tutto il traffico veicolare intorno al Centro, così da renderlo veramente estraneo dallo stesso.
– Allora si disse pure finanziabile direttamente evitando “project financing”, anche nel quadro della vicina ricorrenza del bimillenario di costruzione del Ponte Tiberio.
– È notizia recente che a breve verrà presentato un nuovo progetto, sempre in tema, del costo annunciato di 10.000.000 Euro circa, che prevede la realizzazione di un ponte che veicolerà la viabilità in strade già fortemente stressate dal traffico attuale, inadatte ed incapaci ad ulteriori carichi, e di discutibile impatto ambientale;
– Sono in avanzato stato i lavori per la realizzazione di una rotatoria, in Via Circonvallazione Occidentale nei pressi del predetto Ponte, da tanti giudicata come un’opera inutile.
Ciò premesso quindi, Le pongo alcune semplici domande per un argomento che si sta dimostrando di grande interesse pubblico. Non solo per i residenti delle zone eventualmente coinvolte, ma anche in senso generale, perché attiene al futuro della mobilità cittadina.
– Perché non si prende in considerazione il progetto del 2008, che mi risulta peraltro liquidato economicamente agli allora fautori, del tunnel interrato, dato che con qualche modesto adattamento alla situazione odierna sarebbe ancora certamente fattibile?
– Perché, in base alle prime indiscrezioni, si stanno considerando alternative riduttive in tema di qualità ed efficacia, di cui sono già note a priori le difficoltà che andranno a gravare nelle zone e strade della città eventualmente interessate?
Nel ringraziarla della risposta che vorrà riscontrare a questa mia, porgo cordiali saluti.”

Dopo alcuni solleciti, oggi, 11 aprile, finalmente è arrivata l’attesa risposta che riproduco integralmente.

“Premessa
L’amministrazione Comunale ha intercettato fondi a valere su fondi FSC del Ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili per complessivi 10.7 milioni di euro per realizzare un collegamento viario Nord-Sud all’interno del centro abitato alternativo alla precedente viabilità che transitava sul Ponte Tiberio.

Risposta
La soluzione progettuale deve contemperare e risolvere differenti aspetti inerenti la mobilità (pubblica, privata e debole), l’impatto ambientale e paesaggistico, la tutela idraulica dei corsi d’acqua e degli spazi urbani, la valorizzazione del centro storico e dei beni monumentali ed evidentemente le ricadute sul territorio in termini di benessere dei cittadini e accessibilità ai punti di interesse. Il percorso di definizione di questo tracciato ha richiesto l’impiego di molteplici competenze e soprattutto di applicazione di metodo di comparazione delle varie soluzioni individuate (ad esempio nel caso di specie si sta procedendo con analisi SWOT). Una volta terminato questo percorso sarà definito un tracciato in grado di rispondere al meglio a tutte le tematiche oggetto di valutazione e sarà cura dell’Amministrazione Comunale avviare un percorso partecipativo con Città per condividere le scelte per giungere così ad una puntuale definizione del progetto che sarà messo a base di gara.
Il percorso appena illustrato ha preso in esame anche la soluzione del 2008 di realizzare un tunnel a fianco del Ponte Tiberio al di sotto del Parco XXV Aprile. Questa soluzione con ogni probabilità non andrebbe probabilmente ad alterare le precedenti abitudini (vale a dire l’attraverso con veicoli a motore di una importante area storico archeologica) ma avrebbe come conseguenza quella di portare una superiore concentrazione di flussi di traffico nelle immediate vicinanze del centro storico, peraltro su strade ad elevata densità abitativa con dimensioni ridotte che non presentano una adeguata capacità. Inoltre realizzare un tunnel in quell’area presenterebbe elevati rischi archeologici, idraulici e paesaggistici. Infine la realizzazione delle rampe di accesso e uscita dovrebbero essere molto lunghe per evitare che il Parco XXV Aprile non risulti compromesso dall’infrastruttura e sia possibile il transito nel tunnel di tutte le tipologie di veicoli senza imporre restrizioni in nuova viabilità. Tali rampe sarebbero difficilmente collocabili da un punto di vista tecnico e necessariamente determinerebbero interventi importanti su proprietà private.”

La risposta contiene fatti salienti meritevoli di approfondimento, stante comunque il fatto inconcepibile con cui ancora oggi si continui ad argomentare astrattamente in ordine al problema che, nel frattempo, si aggrava progressivamente. Vediamole nel dettaglio.

(1) Il tunnel “avrebbe come conseguenza quella di portare una superiore concentrazione di flussi di traffico nelle immediate vicinanze del centro storico, peraltro su strade ad elevata densità abitativa con dimensioni ridotte che non presentano una adeguata capacità”.
La soluzione che utilizzava l’area di una strada prevista in PRG, faceva sì che da prima della sede ASL (ex INAM), non si permettesse più al traffico veicolare di recarsi verso il ponte Tiberio, né verso il Corso d’Augusto, né tantomeno transitare lungo la via Bastioni Settentrionali, rendendo così quella zona veramente e completamente pedonabile.
La motivazione risulta quindi inconsistente dato che attualmente, invece, un notevole ed invariato flusso del traffico continua ad impegnare quelle arterie viarie, e per di più veicolandolo dentro il Centro Storico per un tratto di Corso d’Augusto, via Ducale e quartiere Clodio. Una situazione peggiorativa sotto tutti i punti di vista, perché ora quelle citate “strade ad elevata densità abitativa con dimensioni ridotte che non presentano una adeguata capacità” di fatto sono chiamate e continuano a sopperire agli errori di una non corretta pianificazione urbanistica.
Ma anche l’eventuale aggiustamento del progetto, dopo l’impossibilità di utilizzare appieno l’area della strada prevista in PRG, con qualche modifica avrebbe raggiunto lo stesso scopo.

(2) “… realizzare un tunnel in quell’area presenterebbe elevati rischi archeologici, idraulici e paesaggistici”.
Sia il progetto, seppur di massima avanzata, che il PSC, non parlava di rischi “archeologici”. Ritengo che essi siano assai minimi se non improbabili. Siamo in una zona al di fuori delle mura cittadine, sostanzialmente nell’alveo del fiume. Vi è anche da sottolineare che fa specie una motivazione del genere, che vuole comunicare una sensibilità alle testimonianze del nostro passato in realtà pressoché pari allo zero, come ci hanno dimostrato i vari esempi sparsi per la città; la stessa cura e premura, con cui, e non solo, sono state crivellate le mura storiche dell’intorno del Ponte Tiberio ne è la prova.
Quanto invece al rischio idraulico, a cui già provvede l’inutile e pacchiana passerella galleggiante, era stato considerato e risolto in fase progettuale, come detto, con l’autorevole parere di un eminente ingegnere idraulico locale, per il quale con determinati accorgimenti esecutivi, esso non sarebbe assolutamente sussistito.
Ma veniamo ai rischi paesaggistici. Il lettore, seppur non un tecnico, saprà ben distinguere l’impatto ambientale e paesaggistico tra un’opera interrata e un vistoso ponte; se poi quest’ultimo manufatto assomigliasse a quello pedonale di via Roma, beh, il discorso sembra concluso.

(3) “… la realizzazione delle rampe di accesso e uscita dovrebbero essere molto lunghe per evitare che il Parco XXV Aprile non risulti compromesso dall’infrastruttura e sia possibile il transito nel tunnel di tutte le tipologie di veicoli senza imporre restrizioni in nuova viabilità. Tali rampe sarebbero difficilmente collocabili da un punto di vista tecnico e necessariamente determinerebbero interventi importanti su proprietà private”.
Ahimè, debbo ripetermi ancora. Il progetto del tunnel era stato accuratamente studiato, tanto che lo stesso assessore ai LL.PP di allora – Magrini – ne affermò la fattibilità. Le rampe non interferivano assolutamente con le proprietà private, insistendo solo e sempre sul suolo pubblico, né “difficilmente collocabili da un punto di vista tecnico”, aspetto che semmai esistente e di non poco conto, andava spiegato in maniera non generica ma tecnicamente. L’inizio di una rampa dalla parte proveniente dalla rotatoria di Via Valturio, era prevista in un’area già destinata dal PRG a strada, e quindi inedificabile. Ma anche la soluzione alternativa, sempre in tunnel, prevedeva le stesse caratteristiche di impiego di aree pubbliche. E pure l’uscita verso il Borgo San Giuliano sarebbe avvenuta in suolo pubblico.
Neppure il Parco XXV Aprile sarebbe stato coinvolto, in quanto le opere sarebbero state realizzate nel suo sottosuolo.
Aggiungo inoltre che il collegamento non avrebbe portato un aumento del traffico in zona Borgo San Giuliano, perché sarebbe rimasto quello che è attualmente.
Mentre l’amministrazione che commissionò il progetto affermò entusiasticamente che era di certa fattibilità, non un’utopia e lo fece con ampi comunicati stampa, quella presente professa l’esatto contrario. E da qui altra confusione.
Personalmente credo che avesse ragione la prima, perché la risposta ricevuta ha poco di tecnico e sembra quasi che quel progetto non sia stato abbastanza visionato prima di renderla.
Ritengo quindi che esso era, e lo è tuttora, di certa fattibilità tecnica ed esecutiva; oltreché di impatto ambientale nullo, e che permetterebbe la vera congiunzione pedonale tra il Borgo S. Giuliano e il Centro Storico, consentendo oltretutto di conferire a giusta discarica quella squallida e degradante passerella appesa alle mura storiche adiacenti al ponte, pur se le stesse risultino ormai rovinate irrimediabilmente.

A questo punto ognuno di noi potrà farsi un’idea del perché quel valido progetto sia stato volutamente abbandonato, ma anche per quale motivo non si riesca, come si suole dire, a “cavare il ragno dal buco”; lo potrà fare come più gli aggrada, in base alle proprie convinzioni e alle possibili congetture maturate in questi anni. Del resto, chi ha inventato il tormentone “Rimini dove tutto si immagina”?
Forse perché quel progetto avrebbe conflitto in un certo qual modo con qualche aspetto del Borgo fortunato? Chissà.
Ma anche quest’annosa vicenda si inserisce a pieno titolo, e ne è parte principale, in un quadro generale della visione di una città che deve affrontare il proprio futuro.
L’organizzazione “creativa” della mobilità, unitamente alla scomparsa di parcheggi senza credibili alternative specie nelle zone turistiche in cui servono maggiormente, l’estensione del Metromare, modello già trapassato e in forte sofferenza, ed opere bizzarre e dozzinali propinate per cultura. Aspetti sempre affrontati con superficialità, improvvisazione e con la supponente presunzione di non dovere avvalersi di esperti dei vari settori peraltro assai specifici e peculiari.
Ma adesso siamo giunti alla resa dei conti. Ora si cominciano a vedere in concreto gli effetti non proprio edificanti, delle mirabolanti visioni che l’amministrazione dell’ultimo decennio raccontava e magnificava favolisticamente, e che l’attuale, pedissequo prosieguo della precedente, continua a perpetuare; e si è solo all’inizio.
Ma a costoro resta anche un compito arduo e ingrato, e di cui pare che non se ne rendano neppure conto: difendere l’indifendibile e gestire l’ingestibile.
Non sono i cittadini, o gli ospiti, a dovere cambiare le abitudini, adattarsi a bizzarre imposizioni o a subire annunci poi smentiti; ma sono gli amministratori che devono operare nel rispetto delle esigenze di una città e delle legittime istanze dei propri amministrati; soprattutto se provenienti dal settore turistico da cui viene la maggiore entrata economica della provincia. Diversamente si continua ad esercitare un rapporto di sudditanza, che oltre ad essere contrario ad una dialettica democratica, a dire il vero ha anche stufato non poco.
Ma mentre incalzano le problematiche cittadine irrisolte, arrivano per contro amene notizie: il Sindaco scrive a Mina, al secolo Mina Anna Maria Mazzini, il gemellaggio di Rimini con Sion per via del museo Fellini ed altro affine … (!); è questo che veramente necessità.
Rimini avrebbe bisogno di fermarsi per una riflessione, ma per far ciò occorrerebbe un ripensamento da parte dei fautori di questa situazione che peraltro appaiono visibilmente in affanno, o un loro dignitoso passo indietro; e in ogni caso il lodevole gesto significherebbe un concreto contributo alla propria città, non un segno di debolezza.

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