“Qualità della vita”: le province emiliano-romagnole salgono, Rimini fuori dalla top50

“Qualità della vita”: le province emiliano-romagnole salgono, Rimini fuori dalla top50

Basterebbe guardare a chi fa meglio: non a Ferrara, che fa peggio di noi (di poco, visto che è al 52esimo posto), ma almeno alle altre "colleghe" emiliano-romagnole che ci precedono e crescono (Bologna sale sul gradino numero 4 confermando tutti i trend positivi da diversi anni, Forlì-Cesena sale all’11esimo posto, Modena al 12esimo, Ravenna al 19esimo e Reggio Emilia al 20esimo, mentre Piacenza avanza al 32esimo. E non basta, anche Pesaro-Urbino, che consideriamo sempre come cugini un po' sfigati, fa un bel balzo in anvati (+7) al 31esimo posto, venti posizioni avanti a Rimini

La classifica “Qualità della Vita” redatta annualmente da Il Sole 24 Ore è un appuntamento sempre ricco di conferme e spunti per il futuro. E vale anche per la provincia di Rimini, sprofondata di 9 posizioni al 51esimo posto, che conferma quanto di (poco) buono abbia fatto negli ultimi tempi e mette in agenda tutti gli spunti possibili per migliorare. Basta guardare gli altri. O meglio, basterebbe. Non Ferrara, che fa peggio di noi (di poco, visto che è al 52esimo posto), ma almeno alle altre “colleghe” emiliano-romagnole che ci precedono e crescono (Bologna sale sul gradino numero 4 confermando tutti i trend positivi da diversi anni, Forlì-Cesena sale all’11esimo posto, Modena al 12esimo, Ravenna al 19esimo e Reggio Emilia al 20esimo, mentre Piacenza avanza al 32esimo. E non basta, anche Pesaro-Urbino, che consideriamo sempre come cugini un po’ sfigati, fa un bel balzo in anvati (+7) al 31esimo posto, venti posizioni meglio di noi. Ma del resto stiamo parlando di quella che è stata la Capitale della Cultura 2024, mica una semplice candidata. Tanto che da Baia Flaminia iniziano a dirci loro “Vieni oltre”, così magari impariamo come si fa.
E invece no: mentre l’Emilia-Romagna viene lanciata a livello nazionale come la Regione più performante, Rimini è la sua zavorra.
C’è qualcosa che non va.
Che sia “colpa” degli indicatori? Eppure son sempre quelli, quindi sarebbe abbastanza controproducente dire che non vanno bene oggi perché le cose vanno male e andavano bene ieri quando andavano meglio (anche se, comunque, Rimini era già al 42esimo posto, non nelle prime 20 posizioni come le altre “colleghe”, eccezion fatta per la città estense).
E allora guardiamo dove va male o malissimo. C’è il tema della ricchezza pro capite, ad esempio, che mette la provincia di Rimini solo al 75esimo posto in tutta Italia. Perché? Perché come noto a Rimini si guadagna poco, o almeno, si dichiarano redditi bassi, tanto è vero che la “Retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti” è più bassa di altre 80 province italiane. In pratica solo al sud fanno peggio. Ma se si prende il dato e lo si abbina all’altro indicatore “Mensilità di stipendio per comprare casa” (103esimo posto su 107 in Italia) si capisce bene cosa significhi in termini di qualità della vita: nel riminese – quindi non solo a Rimini ma anche a Riccione o Santarcangelo, dove certe dinamiche sono ancora più marcate, si guadagna poco ma i prezzi delle case sono altissimi. Motivo per cui i giovani cercano soluzioni sempre più distanti. Se non è (bassa) qualità della vita questa…
Si dirà: “Ma cosa possono fare gli Amministratori pubblici per inveritre queste dinamiche?”
Intanto, basterebbe guardare a cosa fanno le province più virtuose: ad eccezione di quelle delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome si potrà notare tutta una serie di politiche volte al miglioramento delle condizioni di lavoro- perché se non li fosse capito non è una cosa esclusivamente sindacale – facendo leva su quei settori tradizionali (vedi industria, che nel riminese è veramente rara) dove c’è effettivamente valore aggiunto (il turismo e il commercio sono i settori più “poveri” per chi ci lavora, non lo deve certo dire un giornale). In parallelo si amministra l’housing in maniera sempre più virtuosa, anche dove magari non c’è il problema delle seconde case al mare ma il fenomeno degli affitti brevi è esponenziale. A Bologna non c’è questo problema? Eppure è al quarto posto in tutta Italia per qualità della vita.
Ma anche senza entrar in ragionamenti troppo tecnici, ci sono dei dati brutti che anche un qualsiasi Assessore può comprendere: se siamo al 103esimo posto per “Illuminazione pubblica sostenibile”, è così difficile capire che mettere dei lampioni e fari a led ci farebbe vivere tutti meglio e con un po’ meno di impatto ambientale saliremmo di qualche posizione anche nella classifica del Sole 24 Ore? Sì, è difficile.
Non stiamo poi a parlare di “Qualità della vita dei bambini” e “Qualità della vita degli anziani”, rispettivamente all’85esimo e al 59esimo posto su 107 province. Ovviamente non si possono fare automatismi, ma un territorio che non è al top per i bambini e gli anziani (ma nemmeno per i giovani, visto che la loro qualità della vita è al 64esimo posto) difficilmente lo sarà anche per i turisti di quelle fasce d’età. E infatti bambini, giovani e anziani – che rappresentano un bel target turistico – non scelgono la riviera riminese per le loro vacanze.
Basterebbe poco, anche perché ci sono ambiti in cui l’area riminese eccelle ancora: in “Cultura e tempo libero” c’è un bel podio (terzo posto) a livello nazionale, e non siamo messi malissimo nemmeno a “Demografia e società” (20esimo posto generale). Basterebbe avere l’umiltà di guardare come fanno i migliori e il coraggio di compiere quelle scelte. Dici poco.

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