Stiamo (ancora) a casa

Stiamo (ancora) a casa

Siamo in Quaresima. Facciamola.

Facile scrivere quando tutto va bene, e il cazzeggio è un’arte nella quale tu, e pochi altri, rappresentate una eccellenza.
Poi arrivano, e nessuno dei tuttologi l’aveva previsto, i giorni difficili che neppure gli iettatori di professione avevano augurato ai loro acerrimi nemici.
Allora, e ora più che mai, devi ricorrere alla tua capacità di giudizio, alla tua razionalità, e pensare al futuro, e alle cose belle.
Quelle che abbiamo a disposizione tutti i giorni e che progressivamente abbiamo perso per strada come Pollicino.
Provo, e fatelo con me, ad elencarle alcune che mi vengono in mente.
Il sorriso, per esempio. Il sorriso nei confronti delle persone che vi sono vicine, ed anche quelle che incontrate (incontravate) per strada o nel bar.
Il sorriso che vuol dire buongiorno, buonasera, sono contento di averti incontrato, sono contento che tu sia nella mia via, nella mia vita.
Non c’è bisogno di nulla, basta uno sguardo, un cenno, una intesa.
Siamo animali politici (Aristotele), che hanno un disperato bisogno degli altri. Specialmente nei momenti, nelle ore, nei giorni difficili.
Ci chiedono, ci implorano di non uscire: è l’unico modo per sconfiggere la Bestia.
Non ci vuole molto. Non ci vuole niente. Ma noi non siamo abituati alle regole. C’è solo l’Io. Io posso, Io voglio, Io sono.
Siamo in Quaresima. Facciamola.
Quaranta giorni non sono nulla. Stiamo a casa. Parliamo con i nostri amici con quel cazzo di telefonino, anche quelli che non ci chiamano mai. Sono loro che hanno più bisogno.

P.S. Al Gran Maestro Maurizio della Marchina è nata la nipotina. Si chiama Camilla. Farà le tagliatelle meglio della sua mamma Arianna. Chiamasi: evoluzione della specie.
Rurali sempre.