“Cambiare l’arena turistica riminese”

“Cambiare l’arena turistica riminese”

Intervista a Luca Gasparini.

Problemi infiniti legati alle decisioni centrali che non arrivano e che alimentano l’insicurezza in chi vorrebbe prenotare. Poi i protocolli, che da soli non bastano: "gli albergatori dovranno riuscire a trasmettere la gioia della vacanza". La consapevolezza che fino al 2023 sarà difficile riavere lo stesso numero di turisti. La necessità di liquidità vera e immediata, credito realmente garantito a lungo termine e contributi a fondo perduto. Ma anche la chiara visione che occorra qualcosa di totalmente inedito.

Luca Gasparini (nella foto) è un esperto di turismo e insieme uno che ha il polso concreto della situazione. Una doppia veste particolarmente importante per esprimere valutazioni e proposte che ruotano intorno al tema della violenta collisione fra il virus con la corona e la cellula del turismo. Il turismo, però, non è un paziente che si possa mettere a pancia in giù in un reparto di terapia intensiva per guarirlo. Quali sono le ricette per superare la stagione senza soccombere?
Gasparini ha lavorato in società che si occupano di gestione alberghiera e consulenza alle imprese, è stato direttore di Itinera, ha collaborato col Touring Club, da circa sei anni anni è direttore di Aia Federalberghi Bellaria Igea Marina. Ma parla anche in forza dell’esperienze diretta, perché ha le mani in pasta: nell’Hotel Bikini, 4 stelle che svetta in viale Colombo. Ecco l’intervista che gli abbiamo realizzato.

Cosa prevede per la stagione che ci attende: quando si tireranno le somme ci sarà da piangere oppure, visto anche il basso tasso di internazionalizzazione della nostra regione e provincia, soffriremo comunque ma meno di altri?
Nonostante l’Emilia Romagna sia meta privilegiata dagli italiani per le ferie estive, sembra che quest’anno il 70% degli italiani rinuncerà alle proprie vacanze sia per le difficoltà economiche sia per la scarsità di ferie a disposizione. Dobbiamo comunque tener conto che l’assenza della domanda straniera avrà delle gravi ricadute negative sugli operatori del settore. Un basso tasso di internazionalizzazione della nostra regione corrisponde, comunque, a milioni di presenze di turisti stranieri che hanno da sempre dato un importante contribuito alla stagione. Con questi scenari speriamo di riuscire a contenere le perdite di esercizio, che saranno gravate di nuovi ed ulteriori costi di adeguamento alle misure necessarie per il contrasto al covid-19.

Manca ancora una data per “riaprire” la Riviera: da chi la state aspettando, quanto pesa questa incertezza e quando è ipotizzabile che si possano accogliere i primi ospiti?
La data la deve dare il governo Conte. Tutte le sue incertezze, imprecisioni e ritardi nella comunicazione portano a cancellazioni di prenotazioni e alimentano l’insicurezza in chi vorrebbe prenotare, ma che si vede costretto a rinviare o peggio ad annullare.
Gli imprenditori che apriranno stanno già elaborando le strategie e sostenendo i costi necessari per accogliere in piena sicurezza i loro ospiti. Ci tengo a sottolineare che ad oggi non abbiamo ancora chiarezza, a parte dichiarazioni a mezzo stampa, su cosa, ad esempio, succederà se un ospite o un dipendente si ammala di covid-19. Abbiamo bisogno di essere garantiti per garantire e poter riaprire le nostre strutture facendo sentire i nostri ospiti protetti come a casa propria. Purtroppo si registrerà una percentuale in forte crescita di strutture che non riusciranno ad aprire.

Per aprire si attendono anche i famosi protocolli: chi deve emanarli? Quali sono gli aspetti più impegnativi da gestire per un’attività alberghiera dal punto di vista della sicurezza “anti-covid”: pulizia degli ambienti, evitare gli assembramenti, colazione-pranzo-cena o altro?
Il Protocollo per l’Accoglienza sicura è già pronto: è stato predisposto da una task force di Federalberghi con la validazione della Croce Rossa Italiana e la supervisione del Professore Viale direttore dell’unità Malattie Infettive del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. E’ già stato trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che speriamo proceda celermente alla sua adozione e applicazione sul territorio nazionale.
Le criticità relative all’applicazione delle misure anti-covid in una struttura turistico ricettiva sono molteplici: dalla gestione dei flussi delle persone negli spazi comuni, alla sistematica sanificazione degli ambienti e delle camere; al servizio ristorativo con le norme di distanziamento sociale e l’utilizzo di adeguate protezioni individuali che ci stiamo abituando ad utilizzare. Aumenteranno le distanze, la sanificazione si affiancherà alla pulizia approfondita, compariranno i dispenser di gel igienizzanti in tutti gli spazi comuni, si favoriranno i servizi ai tavoli o in camera e si agevoleranno pagamenti contactless e altre modalità di check in e check out rapidi. Tutti gli albergatori sono impegnati per assicurare ai loro ospiti e al personale il massimo livello di protezione. Le procedure di contrasto al covid-19 ci sono: ora ci servono garanzie per aprire con risposte concrete dal governo.

Soprattutto in Riviera il settore alberghiero si può dire che traini il mercato del turismo e dunque le sue performance saranno decisive per la tenuta o meno di tutto il “sistema vacanza”. Il settore alberghiero a Rimini però non si può dire goda di ottima salute: già prima della crisi attuale figlia del coronavirus, molti hotel terminavano la stagione senza riuscire a pagare affitti e tasse. Tante strutture ricettive hanno via via chiuso i battenti e la riqualificazione non ingrana. Quale impatto avrà un 2020 col freno tirato, speriamo non inchiodato, su un settore alberghiero già indebolito?
La redditività alberghiera si è erosa negli anni anche a causa di una stagnazione delle presenze e di politiche tariffarie orientate al ribasso. I margini operativi si sono ridotti proporzionalmente all’aumento dei costi di gestione, del personale, dell’incremento degli oneri finanziari, degli adempimenti fiscali e burocratici, sempre più opprimenti e difficilmente sostenibili. In uno scenario e settore con queste caratteristiche di certo non è risultato semplice investire e rinnovare.
Il 2020 sarà un anno sicuramente decisivo per tutti: per gli imprenditori che decideranno di non aprire, per chi aprirà solo per l’ultima stagione e per chi resisterà. Sicuramente molti nodi verranno al pettine anche per quanto concerne la tenuta e la validità delle scelte che saranno messe in campo dalla politica, che oltre a non tenere nella dovuta considerazione l’industria turistico alberghiera non tiene neanche in considerazione le interconnessioni con le altre importanti filiere economiche: oltre il 50% dei flussi in uscita delle aziende alberghiere alimenta i ricavi di altri settori.

Quanto tempo occorrerà per riprendersi, di solito si dice per tornare alla normalità, sperando che la pandemia possa essere tenuta sotto controllo e che non tardi ad arrivare un vaccino?
Fino al 2023 sarà difficile riavere lo stesso numero di turisti, (come anche previsto nell’ultimo rapporto pubblicato in questi giorni dall’ENIT) probabilmente occorrerà un anno in più per recuperare i livelli di redditività del 2019.
Sicuramente l’arrivo delle terapie di contrasto e/o del vaccino segneranno la fine di questa emergenza: per il momento dobbiamo imparare a conviverci, ma dobbiamo anche essere aiutati e supportati con scelte di politica economica finanziaria adeguate per non mettere a rischio la vita delle nostre aziende turistiche.

Probabilmente ogni settore economico ha esigenze specifiche davanti a questa crisi: quali sono quelle degli alberghi? Di quali “leve” necessitano per evitare la bancarotta? Quanto è importante cancellare per quest’anno almeno la tassazione locale? Il bonus vacanza, che a quanto pare sarà esiguo, darà una spinta oppure no?
Liquidità vera e immediata e credito realmente garantito a lungo termine (non a 6 anni!) e contributi a fondo perduto, il tutto unito ad una adeguata politica fiscale che consenta realmente di sopravvivere e investire per continuare a credere nella propria azienda.
Le imposte in generale, sia locali sia nazionali, in questa fase della crisi andrebbero drasticamente ridotte, dove possibile eliminate, non solo posticipate. Ad esempio la TARI che viene richiesta anche quando gli alberghi sono chiusi o vuoti, andrebbe sicuramente azzerata per i periodi di chiusura e/o comunque commisurata al periodo di effettiva operatività della struttura e al numero degli ospiti.
In accordo con il Presidente Nazionale di Federalberghi, Bernabò Bocca, ritengo anch’io che vada bene il Bonus vacanza alle famiglie, ma meglio sarebbe dare quei soldi direttamente alle aziende, altrimenti si corre il rischio che il turista parta, ma non trovi più l’albergo perché nel frattempo è fallito.

Un po’ tutte le località turistiche italiane quest’anno punteranno principalmente sul mercato interno: che fare per battere i nostri “concorrenti” e convincere lombardi e veneti, ad esempio, a scegliere Rimini?
La sicurezza sarà un must, ma i turisti non verranno in vacanza solo per questo e sarà fondamentale che non trovino alberghi trasformati in ospedali. Gli albergatori dovranno riuscire a trasmettere la gioia della vacanza adattandosi ai nuovi scenari e non sarà facile. Sarà certamente una stagione difficile, ricca di sfide e trasformazioni.

Il coronavirus costringe la Riviera dei grandi numeri, dei grandi eventi e di una accoglienza abbastanza standardizzata a ripensarsi radicalmente anche passata l’emergenza? In che modo? E non è un problema il fatto che il turismo riminese riesca ad innescare qualche meccanismo di riflessione solo davanti a grandi shock (mucillagini, coronavirus)?
Possiamo fare tante previsioni di quello che sarà domani il turismo, ma oggi ci troviamo di fronte ad un azzeramento totale degli schemi. Le incognite di ieri, ora possono apparire quasi delle certezze.
Abbiamo una variabile dummy che può in qualsiasi momento rimodulare ogni schema di intervento sia nella migliore delle ipotesi sia nella peggiore e questa variabile si chiama coronavirus.
Il turismo riminese ha tante caratteristiche e sfaccettature e in alcuni casi eccessi. Quest’anno è più semplice comprendere come alcune iniziative catalogabili come eventi mordi e fuggi, fortemente voluti e difesi nelle stagioni passate dall’amministrazione pubblica, non siano più strade percorribili. Dovrà attivarsi un nuovo modo di interpretare l’organizzazione e l’utilizzo dell’arena turistica riminese da parte di tutti, in primis di chi governa spazi e territorio.
Purtroppo in Italia, non solo dalle nostre parti, è necessario toccare il fondo perché sia possibile innescare meccanismi di riflessione e capire l’importanza di quello che non hai più o rischi di non avere più.
Gli imprenditori del settore turistico ricettivo sono sicuramente pronti a fare la loro parte e ad impegnarsi, come hanno sempre fatto, per il rilancio dell’offerta turistica, forti del loro ruolo di soggetti attivi dell’economia in grado di generare posti di lavoro e valore per la società delle località in cui operano… ma deve essere concessa loro la possibilità di farlo.

Immagine: Notte Rosa, archivio fotografico Apt Servizi Emilia Romagna