Cassa 1840 parla di azionisti “espropriati”, non esclude azioni legali e minaccia una fuga in massa da Carim

Cassa 1840 parla di azionisti “espropriati”, non esclude azioni legali e minaccia una fuga in massa da Carim

Duro intervento di Renzo Ticchi alla assemblea di Carim che si è svolta questa mattina. Accuse a cda uscente della banca e alla Fondazione. Andato in fumo il valore delle azioni.

“La ricapitalizzazione subita è assimilabile ad un esproprio per pubblica utilità senza riconoscimento economico agli espropriati”. Lo ha detto il rappresentante dell’associazione “Cassa 1840”, Renzo Ticchi, intervenendo questa mattina alla assemblea dei soci di banca Carim che ha eletto la nuova governance. “Come accade negli espropri”, ha aggiunto, “gli oltre 7.400 azionisti espropriati insoddisfatti del trattamento economico e delle condizioni che li hanno esclusi dalla possibilità di partecipare (diritto di opzione negato) hanno due strade percorribili: la prima, più tortuosa, costosa e cruenta, è quella della tutela legale nelle sedi opportune. La seconda, più praticabile e veloce, passa attraverso la costituzione di un tavolo che veda la presenza di Crédit Agricole Cariparma, rappresentante dell’ente espropriante, e dei piccoli azionisti, per l’apertura di un dialogo che porti alla condivisione di strumenti che possano soddisfare gli azionisti stessi e garantire un prospero futuro all’istituto bancario, comunque denominato, viste le ultime indiscrezioni su future nuove fusioni a livello europeo. Auspichiamo quindi che il consiglio eletto si adoperi in tempi stretti per la costituzione di questo tavolo, convocando i soci entro brevissimo termine”.

Secondo Ticchi queste richieste sono “in linea con quanto promesso da Crédit Agricole Cariparma nella corrispondenza intercorsa con l’associazione Cassa 1840”. Dopo aver ricordato che “per noi romagnoli la parola ha ancora un valore”, si è fatto minaccioso: “Qualora i tempi vengano ulteriormente dilatati i soci trarranno le opportune conseguenze e migreranno verso altri istituti bancari che garantiscono l’attenzione ai soci e al territorio ai quali Crédit Agricole Cariparma afferma di ispirarsi”.

In apertura del suo intervento Ticchi ha fatto due conti in tasca agli azionisti, arrivando alla conclusione che gli azionisti hanno perso per strada il 95-97% del valore delle loro azioni. “Possiamo essere contenti?”, si è domandato. Scontata la risposta. “Non siamo né marziani né speculatori professionisti, ma cittadini di questo territorio cresciuto con la Cassa di Risparmio di Rimini, che l’hanno sostenuta da sempre ed in special modo in questi cinque difficili anni, nella sua ristrutturazione e garantendo gli stipendi sino ad oggi e non solo”.

Per Ticchi “si è persa una occasione, da parte della Fondazione, per cercare quel coinvolgimento dei soci privati, piccoli o grandi che siano, che rappresentano con le loro famiglie e attività l’ossatura portante socio-economica del territorio della provincia di Rimini”. Ed ha chiesto agli azionisti di astenersi, non votando nessuna delle due liste, “rinviando il nostro giudizio su Crédit Agricole a quanto il cda nominato saprà dimostrare nei rapporti con i soci e alla luce delle sue deliberazioni”.