Il cortometraggio made in Rimini conquista il primo riconoscimento

Il cortometraggio made in Rimini conquista il primo riconoscimento

Selezionato e premiato al Vip Film Festival il lavoro cinematografico di Marco Gentili, tutto girato in Romagna. La presentazione in città a fine anno.

L’avvilimento (e come poteva essere altrimenti?) e le trappole targate Covid-19 sparse sul tessuto socio/economico italiano e locale, sempre pronte a scattare, sono infinite. Tra lo spompato fiaccume depressivo che pare trasudare anche dai muri, tra il “bazooka” del Premier che doveva elargire fiumi di liquidità sulle imprese (in realtà, caricato a coriandoli) e chance di risalita economica pari a quella di un topolino confinato in un vaso di vetro, finalmente una buona notizia: un giovane regista riminese vince un premio cinematografico internazionale. Che non lo arricchirà, se non moralmente, che non è l’Oscar e nemmeno il David di Donatello, ma che una volta tanto fornisce l’opportunità di dare una notizia lieta, roteare una piccola frombola contro l’umor nero e lumeggiare una lucciola di ottimismo nel tenebroso panorama riminese, alquanto sofferente, con le attività impegnate a mezzo servizio, quando va di lusso. Abbiamo intervistato il regista e co-sceneggiatore del cortometraggio “Neo-Gaia”, Marco Gentili. Conoscemmo Gentili il 24 dicembre scorso, quando ci illustrò il lungometraggio “Draconis” di cui è prevista la presentazione in anteprima a Rimini intorno a fine anno. In seguito, sarà distribuito nei cinema su piattaforme on demand, in Dvd e Blu-Ray.

Chi (come lei) è nato nel 1989, per lo zodiaco cinese appartiene al segno del Drago. È stato dunque “Draconis” a favorire la vittoria di Neo-Gaia o è la sola cinepresa che comincia a dare qualche bella soddisfazione? Ci vuole parlare del “corto”, selezionato e premiato al “Vip Film Festival”?
«Il cortometraggio è stato girato nel 2018, ma lo abbiamo mandato al festival solo a gennaio 2020. Il Vip Film Festival ha sede in Sicilia. Si compone di cinque categorie ed è specializzato per i cosiddetti “corti”. La manifestazione richiama partecipanti da tutto il mondo. Purtroppo, per i noti motivi di sicurezza, non è possibile andare fisicamente alle premiazioni. Infatti ho ricevuto il riconoscimento via e-mail».

Poco male. È decisamente più interessante il risultato ottenuto.
«Sicuramente. Vittoria o meno a parte, già la sola selezione significa avere una vetrina importantissima. Vuol dire che hai superato la scrematura di migliaia di opere. Non è cosa di poco conto; oggi la concorrenza è corposa e agguerrita. E dopo Neo-Gaia ho avuto una sorta di rivoluzione mentale. Mi sono accorto che i lavori che propongo piacciono. Ora voglio puntare decisamente più in alto… ».

Massimo Abati

In quanti avete lavorato al film e qual è la trama?
«Il film è nato dalla collaborazione (sottolineo, molto serena) di sole cinque persone: gli attori Mattia Santolini (protagonista), Denise Mauro e Massimo Abati, il co-sceneggiatore e direttore della fotografia Federico Maimone e il sottoscritto. Neo-Gaia, un’opera fantascientifica della durata di 15 minuti circa, è un pianeta dove viene mandato un esploratore (Thomas, interpretato da Mattia Santolini). Il misterioso corpo celeste nasconde una peculiarità. Ma la si scopre solo alla fine e svelarlo ora sarebbe controproducente. Comunque, il “corto” uscirà in dvd dopo febbraio del 2021».

Molto strategico, infondere curiosità. Che ci dice, riguardo alla produzione del film?
«La produzione è completamente indipendente. Con una cifra del tutto irrisoria, come detto, nel 2018 abbiamo realizzato il film con il quale tuttora siamo in concorso in 14 diversi festival. Il risultato raggiunto in Sicilia, una volta di più, conferma questo: più che i mezzi, serve l’idea vincente. Conforta che funzioni così anche nel resto del mondo. Va aggiunto che l’unica àncora di salvezza, prima del Covid era l’indipendenza».

Bene. E ora, che succede?
«Succede che appena riaprono le sale gli esercenti hanno letteralmente fame di film. Devono metterne molti in tabellone e oggi l’unico modo per riprendersi sono gli “indipendenti” perché in questo momento le grandi industrie cinematografiche non stanno lavorando. È chiaro che fai film con budget nettamente inferiori rispetto a quelli di una casa cinematografica avviata, però il vantaggio è mostruoso. Tanto per dire, se a una grande major servono cinquanta milioni di euro per realizzare un film, uno studio indipendente lo fa con mezzo milione. Per gli enti pubblici e privati, adesso è un momento assai favorevole per investire. Moltissimi lo hanno capito, molti altri restano indietro perché il cinema ancora è visto come utopia. Tuttavia, ribadisco che per assurdo il momento è propizio».

Denise Mauro

Il vostro film è costato veramente poco. Avete incrociato le lame contro avversari spesso molto più corazzati di voi, finanziariamente. E avete vinto. Avete forse sfilato la celebre “Spada” dall’incudine?
«Non ancora, ma ci stiamo allenando (ride). A novembre dovremmo andare a Barcellona. Siamo stati selezionati all’Hospitalet de Llobregat International Film Festival (ma ci saranno anche Londra e McMinnville). Gli altri candidati hanno produzioni quasi hollywoodiane, “budget” da molte migliaia di dollari e noi là in mezzo a tanta potenza economica, con i poveri, miseri euro, spesi per girare il nostro film.
Tempo fa, quando ho visitato il “Vittoriale degli italiani”, vedendo l’aereo con cui più di cento anni fa D’Annunzio ha volato fino a Vienna, ne sono rimasto colpito e affascinato. Mi sono detto che se il “Poeta” con un improbabile aggeggio volante con un’elica di legno è riuscito in quell’impresa quasi impossibile, dovevo cercare di applicare lo stesso principio all’attività che avevo scelto di svolgere. Per quanto mi riguarda (mi si permetta l’ardito paragone), questa vittoria e le selezioni di cui sopra, le considero alla stregua del volo sull’Austria del “Vate d’Italia”».

Due imprese apparentemente molto diverse nella modalità e anche nella finalità…
«È azzardato, me ne rendo conto, ma la mia idea è questa. E siccome non bisogna temere le proprie idee, le espongo senza timore. Non riesco a evitare il parallelismo tra il volo di D’Annunzio in Austria e Neo-Gaia».

Abbiamo rivolto qualche domanda anche all’attore protagonista del cortometraggio. Mattia Santolini, giovane riminese, ha studiato da attore e doppiatore. Prima del “confinamento da Covid-19” ha vissuto a Roma per instradarsi nel mondo del doppiaggio continuando tuttavia a frequentare corsi di formazione teatrale.
La vocazione è quindi decisamente artistico-attoriale.

Mattia Santolini

Santolini, con un solo quarto d’ora di proiezione vi siete creati una piacevole avventura…
«Non c’è alcun dubbio. Passare la selezione tra migliaia di cortometraggi non è cosa facile. Al momento siamo in lizza per il McMinnville Sci-Fi Film Festival in Oregon (un’ora d’auto da Portland; ndr): nomination come migliore regìa e miglior attore protagonista. Al The Lift-Off Sessions (Londra) nomination come attore protagonista, miglior attore non protagonista (Denise Mauro) e miglior regìa. All’Hospitalet de Llobregat International Film Festival (Barcellona) nomination miglior attore protagonista, migliore sceneggiatura (Marco Gentili e Federico Maimone) e miglior corto internazionale come regìa. Il quarto è il Vip Film Festival che si svolge in Sicilia e dal quale abbiamo ricevuto la comunicazione di esserci classificati al primo posto come miglior regìa di un cortometraggio italiano. Sono stato nominato in tre sui quattro concorsi internazionali in cui siamo stati selezionati grazie a “Neo-Gaia”. Vedere il mio nome nella selezione, per me è già una grande vittoria e uno spunto per fare ancora meglio nel prossimo lavoro. Questa è stata la mia terza apparizione da protagonista per un cortometraggio. Ho solo 24 anni e sicuramente, a maggior ragione, molto da imparare. In questo mestiere, come in tutti quelli artistici, la persona che si sente arrivata, in realtà è già finita».

Anche in questa occasione, pur svolgendosi la trama in luogo alieno, l’ambientazione è locale, vero?
«Il cortometraggio è girato tutto in Romagna, precisamente nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, a Bagno di Romagna. Marco Gentili è innamorato della Romagna e giustamente ritiene di sfruttare al massimo il proprio territorio senza andare in chissà quale parte del mondo ed è giusto, come dice spesso, apprezzare e diffondere al massimo la ruralità che può dare una terra come la nostra. Non solo spiaggia, discoteche e movida, ma magnifici borghi e paesaggi impareggiabili».

Una battuta secca sul mondo cinematografico che avete fin qui conosciuto?
«Avere molti soldi a disposizione non vuol dire per forza fare un lavoro di qualità e naturalmente, viceversa».

Chiudiamo con la considerazione finale del regista Marco Gentili che si accomiata così:
«Fondamentalmente vorrei dimostrare una cosa: non che sono un buon regista, ma soltanto che in Italia, se ci si crede veramente, si può ancora fare arte. Serve un elemento cruciale: la determinazione. Dannunzianamente parlando, ho già segnato la mia traiettoria. Chi vuole condividere i progetti che ho in mente, mi segua. Altrimenti, arrivederci e grazie. Se il destino ci è avverso, peggio per lui».

Eia! Eia! Eia! Alalà!