Influenza: si vaccina solo il 29% dei medici

Influenza: si vaccina solo il 29% dei medici

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Nemmeno il 30 per cento dei medici, infermieri e operatori socio sanitari che lavorano in ospedale si vaccina contro l’influenza. E' il caso di dire: medico, cura te stesso. Imprenditore chiede il finanziamento: gli soffiano un milione di euro. Bomba carta, un’intimidazione senza firma. Soldi dalla Regione al "Fellini": la Lega vuole vederci chiaro. La presidente dell’Ordine degli avvocati di Rimini boccia la riforma della prescrizione. In settemila in fila per i saldi Happiness. Anche Pizzolante si dice clandestino.

Medice, cura te ipsum (medico, cura te stesso). “Nemmeno il 30 per cento dei medici, infermieri e operatori socio sanitari che lavorano in ospedale si vaccina contro l’influenza. In alcuni reparti la percentuale non supera il dieci per cento. Una situazione praticamente uguale in tutti gli ospedali della Romagna, Rimini compresa dove, storicamente, le vaccinazioni in genere registrano numero parecchio inferiori che nel resto della regione. Numeri bassissimi”. (Carlino Rimini)
Hanno l’obbligo del vaccino “contro malattie gravi come morbillo, varicella, epatite, rosolia” solo medici e infermieri di “reparti molto sensibili come Cardiologia, Ginecologia, Pediatria, Oncologia, Pronto soccorso”. Per gli altri «stiamo puntando su una grande sensibilizzazione degli operatori ai quali si chiede di pensare non come persone individuali ma come professionisti che si devono prendere cura degli altri, molto dei quali arrivano in ospedale in condizioni debilitate e un’influenza può essere pericolosa. Ma anche per loro stessi e per i familiari. Senza contare che se si ammalano quando c’è il picco influenzale gli stessi servizi sanitari possono essere messi in difficoltà. Sempre per agevolare la vaccinazione abbiamo fornito i reparti dell’antinfluenzale così non devono nemmeno spostarsi negli ambulatori» dichiara al Carlino (Monica Raschi) Raffaella Angelini, direttore del Dipartimento di sanità pubblica dell’Ausl Romagna.
Non è un po’ poco per chi mette a rischio la salute dei pazienti che dovrebbe curare?

Imprenditore chiede il finanziamento. Gli soffiano un milione di euro (Carlino Rimini). “Pensava di fare il ‘botto’ ottenendo un finanziamento da una banca della Lettonia della bellezza di cinquanta milioni di euro. Ma il colpaccio lo hanno fatto gli altri, i suoi intermediari, un facoltoso cittadino sammarinese, un veneto che vive appunto in Lettonia e un loro socio straniero che agisce tra San Marino e il Medio Oriente che, stando all’accusa, sarebbero riusciti a portargli via un milione e centocinquantamila euro ‘reali’. (…) La vicenda nasce diversi mesi fa quando la vittima, che opera nell’alta finanza con interessi anche nell’immobiliare, viene avvicinato dal sammarinese e da un veneto che vive e opera in Lettonia. I due, a loro volta, sono imprenditori. Il feeling è immediato, tutti parlano la stessa lingua, quella degli affari. L’imprenditore ‘inglese’ ha grandi progetti, ma gli serve un maxi finanziamento. «Puoi venire in Lettonia, ho ottimi agganci là, vivendo buona parte del mio tempo», gli prospetta il finanziere veneto. Tutto sembra molto facile: cinquanta milioni di euro pronti per essere elargiti da un istituto bancario lettone. A garantire l’operazione entra in scena anche un altro intermediario che opera tra il medio Oriente e San Marino. Per ottenere però il mega prestito serve una sorta di polizza fideiussoria, un’assicurazione da un milione e centocinquantamila euro. L’imprenditore parte, va in Lettonia insieme agli altri suoi nuovi ‘amici’. Va in banca, gli vengono fornite tutte le informazioni dettagliate del caso. Va persino dal notaio dove sottoscrive la polizza e fa partire un bonifico da un milione e centocinquantamila euro. Non sa che per lui è scattata la trappola e vi è rimasto incastrato”.

Lega: «Aeroporto, soldi dalla Regione. Vogliamo sapere a cosa servono» (Corriere di Rimini). “La Regione intende impiegare risorse per sostenere l’attività dell’aeroporto di Miramare. Il segretario provinciale della Lega, Bruno Galli, riprende le parole del governatore Stefano Bonaccini – pronunciate proprio a Rimini alla Fiera del turismo – e solleva una serie di dubbi. Uno su tutti: Airiminum ha vinto la gestione sulla base di un piano industriale sicuramente solido, perché avrebbe bisogno di risorse regionali? “Ben vengano le parole pronunciate da Bonaccini con cui si dice pronto a dare una mano, in termini di risorse, all’aeroporto Fellini a fronte di un progetto industriale valido. Nulla da eccepire davanti a tanta generosità e a siffatta “apertura”, non vorrei però fosse un ottimo salvacondotto in vista delle prossime scadenze elettorali”.

«Noi avvocati diciamo no al processo eterno. Stop prescrizione: inefficace e incostituzionale» (Corriere di Rimini). “Il cittadino non può trarre vantaggio nel trovarsi di fronte a un processo, già una pena in sé, che rischia di durare in eterno. Ci si potrebbe ritrovare imputati a vita e paradossalmente, potrebbe essere proprio chi ha davanti una prospettiva di condanna a non preoccuparsi più di tanto. Perfino i costi sarebbero più alti senza avere in cambio una maggiore efficienza. Tutti gli organismi dell’avvocatura e le associazioni forensi sono compatte nel dire no a una proposta di stampo esclusivamente populista”. Lo dice la presidente dell’Ordine degli avvocati di Rimini Giovanna Ollà, parlando della riforma della prescrizione fortemente voluta dai grillini al governo, nella intervista al Corriere di Rimini (Andrea Rossini).

In settemila in fila per i saldi Happiness (Corriere di Rimini). “Il richiamo di Happiness è invincibile. Dall’Italia intera, dal Trentino alla Sardegna, 7mila persone ieri si sono riversate nei locali aziendali di via Crimea 7, lì dove è nato l’ormai celebre brand «italiano, ma dal gusto internazionale», come lo definisce Michael Scarpellini, il titolare di Happiness. Percorrendo la via Emilia, infatti, è impossibile non notare la lunga fila di persone fuori dalla sede del marchio di moda casual e sportivo, una “coda” talmente nutrita da richiedere la disposizione di un percorso apposito, che con i suoi paletti veicola la folla in una serpentina ordinata. (…) Motivo di tanto clamore, i “warehouse sale”, i saldi di magazzino, che da ieri a oggi pomeriggio permettono di portare a casa capi anche in edizione limitata pagando una cifra tra i 10 e i 40 euro. Ma non è solo il risparmio di spesa ad attrarre le migliaia di “fan”: una volta terminata l’attesa nella fila chilometrica che dalla strada conduce all’interno del tendone allestito nel piazzale dell’azienda, è possibile infatti prendere parte a un vero e proprio tour guidato tra i macchinari della serigrafia. Musica e street food completano il quadro”.

Bomba carta, un’intimidazione senza firma (Carlino Rimini). “La preoccupazione è alta: la bomba carta lanciata la notte di Halloween contro il portone dell’ex scuola di Spadarolo, dove la cooperativa Centofiori accoglie i profughi, non è stata uno scherzetto di qualche ragazzino. E’ l’unica certezza che trapela dalle indagini che sono coordinate dal sostituto procuratore, Paolo Gengarelli e delegate ai carabinieri di Rimini. (…) Non sono state trovate impronte digitali sulle due bottiglie molotov. La polvere nera usata per la bomba carta è stata però inviata al Racis, (ossia i Ris) il raggruppamento delle investigazioni scientifiche dei carabinieri per analizzarla e poter avere nuovi dettagli. Così i militari stanno anche sentendo i vicini di casa della struttura per cercare di scoprire se il gesto possa essere legato ad una vendetta personale. Ma il timore maggiore che serpeggia tra gli inquirenti è che dietro al gesto ci sia una vera e propria intimidazione a sfondo razziale, frutto di una profonda intolleranza nei confronti degli ospiti della struttura. La stessa escalation, dalle molotov alla bomba carta, sembra essere un monito inquietante verso i profughi e chi li accoglie”.

Pizzolante: “Sono un clandestino” (Corriere di Rimini). Addirittura in prima pagina l’intervento di Sergio Pizzolante, ex parlamentare, che si firma “analista politico”. Pizzolante clandestino? “Io, nato in Puglia, sono stato clandestino! 37 anni fa lavoravo, clandestino e senza contratto e senza permesso in Svizzera, con i muratori, 11 ore al giorno, sabato compreso. Per 4 mesi. Con me c’erano molti ragazzi italiani e tanti padri di famiglia, che la domenica non uscivano di casa per evitare controlli di polizia. Era il 1980. Solo pochi decenni fa. 20 anni prima, con i miei genitori, vivevano in Svizzera migliaia di persone senza permesso o con moglie e figli e parenti e amici clandestini. Nascosti in casa. In attesa di un lavoro, per regolarizzare la propria esistenza! Come dimenticare? La verità è questa. Bisogna allora far entrare tutti? No, assolutamente! Ero e sono d’accordo con la linea Minniti! Ma le differenze di provenienza, valore umano, razziale, no. È un limite che non si può superare, ma che, ormai, molti hanno superato. Per cattiva fede, per pregiudizio culturale, per ignoranza, per sentito dire”.