La profezia sul pilota suicida Andreas Lubitz in un libro del riminese Alver Metalli

La profezia sul pilota suicida Andreas Lubitz in un libro del riminese Alver Metalli

Cambia solo il “bersaglio”. Il co-pilota di Germanwings ha fatto schiantare l'aereo con 149 passeggeri contro una parete rocciosa delle Alpi in Alta Provenza. Nel romanzo “Il giorno del giudizio” l'aereo finisce sulla cupola di San Pietro. Ma alla guida c'è un uomo che, come Lubitz, cerca di nascondere la sua depressione nei test psicologici. E che prepara tutto alla perfezione, attende di rimanere solo. Blocca l'ingresso alla cabina di pilotaggio e...

Nei giorni scorsi, quando ancora i media di tutto il mondo avevano le lenti puntate sull’aereo della Germanwings fatto precipitare coscientemente dalla mente impazzita del copilota Andreas Lubitz, portandosi con sé verso la morte anche altri 149 passeggeri innocenti tra cui diversi studenti poco più che adolescenti e neonati con la loro giovani madri, molti hanno cercato di spiegare i perché e i percome di questo impressionante atto suicida. Televisioni, giornali e social network pullulavano di commenti inorriditi che si concludevano spesso con richieste di accrescere le misure di sicurezza. O che gettavano la ‘colpa’ sui mancati controlli della compagnia aerea, diretta filiazione della Lufthansa, peraltro considerata una delle migliori nel mondo. Tutto questo nel tentativo di tutelarsi dal ripetersi di eventi catastrofici, sia di origine umana che di carattere  naturale.

Il disastro dell’aereo sulle Alpi francesi, che qualche osservatore aveva visto anticipato nella fantasia di registi come Almodovar, ha forti analogie anche con un romanzo scritto a quattro mani da Lucio Brunelli, per molti anni vaticanista del Tg2 e ora direttore di TV2000, e dal riccionese Alver Metalli, giornalista e scrittore per lungo tempo inviato in America Latina e che dopo aver vissuto in Argentina, Messico e Uruguay, con una decisione coraggiosa, risiede oggi nella ‘Villa Miseria’, la grande baraccopoli della capitale argentina.

Il loro romanzo s’intitola Il giorno del giudizio ed è stato pubblicato nell’agosto 2011 da Fazi editore. Vi si racconta che in un futuro prossimo un aereo di linea precipita sulla Cappella Sistina mentre è in corso il conclave per eleggere il successore di Leone XIV. Una strage paragonabile a quell’11 settembre 2001 quando a New York i terroristi abbatterono le torri del capitalismo. Nel thriller l’aereo si abbatte nel centro della spiritualità cristiana nel momento in cui sta per scegliere il nuovo papa. Le indagini inizialmente si concentrano su due passeggeri tunisini islamici presenti sul volo ma, la brillante mente dell’investigatore capo dell’antiterrorismo, Mario Romeo, scoprirà che la verità, forse più banale e sconvolgente, è un’altra ed è legata a una vicenda tutta personale del pilota, con un curriculum senza pecche e chiusosi dentro la cabina per restare solo ai comandi e mettere in atto un piano lungamente rimuginato nella mente (nel box in fondo uno dei passaggi centrali del libro dal quale emerge l’impressionante parallelismo col caso Lubitz). Senza voler rivelare del tutto la trama, il libro prende in esame una situazione paradossale e una questione mai posta prima: una chiesa senza guida col collegio cardinalizio annientato. Chi e come ora dovrà elegge il successore di Pietro?

Sul frontespizio del romanzo ci sono due frasi illuminanti, la prima è di Chesterton: “Quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede più in niente. Crede a tutto”. La seconda è legata alla tragedia della Shoah e al genocidio perpetrato dai nazisti verso il popolo ebraico ed è di Hanna Arendt che, proprio dopo il processo a Norimberga contro i gerarchi nazisti, ha scritto un interessante libro: Solo il bene è profondo. Il male è banale. Alver Metalli dal canto suo aggiunge: “Così come le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo, anche le grandi catastrofi hanno all’origine fattori il più delle volte banali che hanno a che fare con il cuore dell’uomo”.

Camillo Langone sul Foglio ha invocato il ritorno da parte di preti e catechisti alla predicazione del timore di Dio, nel senso proprio e forse un po’ ristretto che l’uomo, peccando così gravemente, va all’inferno. Ma si tratta di parole che l’uomo di oggi non è più in grado di capire. Invece Antonio Socci sul Giornale ha paragonato il pilota Lubitz all’Europa che ha chiuso fuori dalla cabina Dio e che resta sordo agli accorati richiami di quello stesso Dio che gli chiede di aprire.

L’opinione pubblica giustamente richiede ai responsabili di fare tutto il possibile, legislativamente o tecnicamente, per prevenire o evitare tragedie come quelle dell’aereo della Germanwings ma nessuno e niente potrà mai assicurare a ciascuno di noi di vivere in un ambiente ‘tutelato’ evitando di esercitare la libertà personale.

Il Giorno del Giudizio

il-giorno-del-giudizio“Gianni Verlasca aveva atteso che il copilota, Francesco Grosso, uscisse dalla cabina quando l’aereo era ormai nel cielo di Roma. Francesco aveva preso la via della toilette. Poco dopo abbandonava i comandi e si alzava, imboccava la porta della cabina e s’infilava nel bagno.
Il Giorno del Giudizio era finalmente arrivato.
Il piano lo aveva ripassato mentalmente mille volte. Quando aveva visto la sagoma del secondo ufficiale scomparire dietro la porta a soffietto della toilette, il comandante aveva azionato la leva che bloccava la cabina di pilotaggio. I nuovi dispositivi di sicurezza, resi obbligatori dopo l’11 settembre, puntavano a impedire che degli estranei potessero entrare nella cabina, eliminare i piloti e prendere il loro posto alla guida, come era accaduto nell’attentato alle Torri Gemelle. Le misure di sicurezza aerea non prevedevano che la minaccia potesse venire dallo stesso personale di volo. Uno sbarramento invalicabile separava all’occorrenza la cabina di pilotaggio dalla zona passeggeri. Una situazione perfetta per il suo piano.
Ora era da solo ai comandi. Nessuno all’interno del velivolo poteva fermarlo.
Gianni Verlasca era un pilota molto abile. Aveva alle spalle un curriculum senza pecche, a parte quel lontano episodio nella comunità terapeutica e una certa facilità alla depressione, abilmente nascosta nei test psicologici”.

Tratto da: Il Giorno del Giudizio, di Lucio Brunelli e Alver Metalli, Fazi Editore, 2011