La verità (archeologica) nascosta sotto l’isola ecologica

La verità (archeologica) nascosta sotto l’isola ecologica

Il Difensore civico regionale chiede alla Soprintendenza di rispondere sul ritrovamento dei reperti archeologici all’incrocio tra le vie Bastioni Settentrionali e Cavalieri, "assolvendo agli obblighi di pubblicità e trasparenza". Chi ha autorizzato la demolizione dei manufatti? Ma trascorso un mese tutto tace.

Vi ricordate dei ritrovamenti archeologici nel sito destinato ad isola ecologica, posto all’incrocio tra la Via Bastioni Settentrionali e Cavalieri? È passato del tempo e, quindi, è necessario fare un breve ripasso di quella storia.
Era il mese di marzo scorso, quando il nostro giornale dava conto dei ritrovamenti di importanti strutture murarie tanto da potersi ipoteticamente connotare come difensive, data la vicinanza all’alveo del fiume Marecchia ed a Porta Galliana; oltre alla presenza di una discreta quantità di cocci di manufatti di terracotta policromi e non.

Successivamente nel mese di aprile, un giorno tutto quanto sparì; demolito, rimosso e sicuramente recato a discarica, tanto che oggi fa bella mostra di sé (si fa per dire) l’isola ecologica realizzata (foto d’apertura).

Nel frattanto molto incuriositi da quella scoperta e dalla sua fine, considerato pure il fatto concreto del “riguardo” che Rimini riserva a questi casi, abbiamo chiesto più volte lumi alla Soprintendenza ai beni culturali competente per la nostra zona.
Con una corrispondenza via posta elettronica, letta ed un’unica volta riscontrata senza concreti argomenti, si ponevano in sostanza tre semplici quesiti inoltrati:
il primo se i ritrovamenti avevano un valore storico, un pregio di qualsivoglia genere, ovvero se si poteva ipotizzare una loro funzione e/o appartenenza, dato anche che, visto direttamente dallo scrivente, in quel sito sono stati rinvenuti cocci ceramici policromi e non;
il secondo se la demolizione delle strutture fosse a conoscenza, ovvero sia stata preventivamente autorizzata dalla Soprintendenza;
il terzo, infine, se alla luce dei ritrovamenti, visti anche accenni di altre strutture murarie nelle parti confinanti non scavate, non sarebbe stato il caso di trasferire altrove la banale isola ecologica interrata, dato lo spazio disponibile nelle circostanze.
Tralascio il capitolo delle reiterazioni dell’interpello, dell’unica risposta contenente l’annuncio di confronto con i propri superiori sul tema posto, e della vacua risposta finale la quale assicurava che “sarà data opportuna informazione agli esiti degli studi e dei rilievi, nelle forme e coi canali opportuni, come sempre avviene”.
Qual canali però? Pressoché inesistenti a Rimini, che conosce solo quello certo che in prossimità del ritrovamento è chiamato, appunto, Porto Canale; ma non credo che sia lo stesso.

Insoddisfatto della non risposta, mi sono rivolto quindi al Difensore Civico della Regione Emilia Romagna che si occupa, tra l’altro, anche della garanzia dei diritti e degli interessi dei cittadini nei confronti dell’amministrazione pubblica, sottoponendogli il caso in questione.
L’Istituzione efficace e funzionante, è prontamente intervenuta all’indirizzo della competente Soprintendenza facendo presente che seppur non obbligati ad una risposta, esiste giurisprudenza che sancisce: “in ossequio al dovere di correttezza e buona amministrazione”, nonché “assolvendo gli obblighi di pubblicità e trasparenza” intesa “come accessibilità totale delle informazioni”. Concetti forti, chiari ed inequivocabili.
Il Difensore Civico invitava così il predetto Ente a fornire una risposta ai quesiti del sottoscritto entro il 15/08/2021, termine di trenta giorni dalla data in calce alla missiva del 15/07/2021.
Oggi spirato invano tale periodo nulla è pervenuto, e questo lascia il campo alla constatazione del fatto che nonostante le varie continue narrazioni pregne di atti di fede, purtroppo, il rapporto cittadino–Istituzioni è ancora lungi dall’essere accessibile e trasparente.
Poi dato che qualcuno avrà sicuramente autorizzato la demolizione e rimozione delle strutture ritrovate, non vorrei mai pensare il contrario, esisterebbe già materia certa per dare un’agevole, rapida e facile risposta ai quesiti posti.
La discrepanza tra quella che si può considerare un’ovvietà a fronte di un incomprensibile silenzio, può portare a pensare che in realtà vi sia qualcosa da nascondere; e questo è triste perché non fa altro che aumentare la diffidenza verso certe Istituzioni, che hanno approvato progetti discutibili di manomissione e dileggio dei monumenti cittadini. Percepibile tra coloro che hanno sempre tentato di difenderli.
E qui non mancano i tristi esempi quali la foratura di mura storiche e le pacchiane passerelle al Ponte Tiberio, la pozzanghera deturpante Castel Sismondo ecc…, diversi dei quali oggi sono al vaglio della Magistratura.

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