L’Astronomicon è passato a Crédit Agricole: Carim si è fatta soffiare anche il prezioso codice di Basinio da Parma

L’Astronomicon è passato a Crédit Agricole: Carim si è fatta soffiare anche il prezioso codice di Basinio da Parma

Lo acquistò nel 1992 Carim per 115.500 sterline, e con grande soddisfazione Luciano Chicchi disse che “il codice rappresenta una testimonianza preziosa e rara di uno dei più importanti fenomeni della storia culturale e artistica riminese". Bene, i vertici della banca che sfoggiava nella sua insegna il pellicano, non sono stati in grado di "salvare" nemmeno questo bene di impareggiabile valore. Che è diventato di proprietà di Crédit Agricole.

“I circoli celesti e i sottostanti spazi degli Dei, canta, o Musa, e le vie del cielo che sempre si volge; quali segni il Sole segua, quando conduce sul dorato cocchio giorni disuguali, quali tempi aggiunga alle notte, quali, dopo averli aggiunti, di nuovo sottragga ai lenti giorni. Orsù, grande Malatesta, degno di essere cantato dal tuo poeta, abbraccia le Dee castalie, dividi con me questa fatica: infatti, senza di te non sono per noi aperte le grotte del Parnaso, né il romano Apollo concede il canto”. Libro primo degli Astronomica di Basinio Parmense.

Un codice prezioso. Non solo per il suo valore economico ma anche perché indissolubilmente legato alla storia di Rimini.
Questo tesoro lo acquistò alla Sotheby’s, la famosa casa d’aste londinese, la Cassa di Risparmio di Rimini nel 1992. Esattamente nell’asta del 23 giugno di quell’anno, fu uno dei due “pezzi” più importanti messi in vendita. Figurava nel catalogo come lotto n. 72 e veniva così descritto: “Basinio da Parma, Astronomicon, dedicated to Malatesta Novello, in Latin Verse. Illuminated manuscript on vellum [Romagna (probably Rimini), c. 1455-60]”.

In missione a Londra per accaparrarsi quel gioiello per conto della Cassa di Risparmio di Rimini volò il notaio Fernando Maria Pelliccioni (un nome indissolubilmente legato ai piani alti della banca, di cui all’epoca era vicepresidente, per poi assumere la carica di presidente dal 1998 al 2007 e che tuttora siede nella assemblea della Fondazione) accompagnato da Enzo Pruccoli, il ben noto responsabile delle attività culturali della Fondazione, scomparso nel 2011. Carim pagò il manoscritto 115.500 sterline, pari a circa 255 milioni delle vecchie lire. Di questa operazione si trova ancora traccia in quella memoria da elefante che è il web.
Che fine ha fatto questo codice? L’interrogativo circolava da un po’ di tempo non solo fra gli eruditi locali. Di certo, in passato era stato sempre custodito nel caveau di piazza Ferrari, insieme ad altre opere preziose di proprietà di banca Carim.

“E’ stato venduto”, sosteneva qualcuno, nell’ultima fase della gestione di banca Carim. “No, c’era l’intenzione di metterlo in vendita”, sostiene qualcun altro. “Mi pare sia stato venduto”, ce lo disse a voce bassa anche un funzionario della banca quando andammo in piazza Ferrari a chiedere notizie. Possibile? A chi? Quando? Da chi? Ma alla promessa che ci avrebbe fatto sapere, a seguito di una verifica, non ottenemmo più alcuna risposta. Ma la risposta ufficiale adesso c’è ed è autorevole, viene da Crédit Agricole. Un attimo di pazienza.

Basinio da Parma è stato un letterato umanista, nato a Tizzano Val Parma nel 1425 e morto a Rimini alla giovane età di 32 anni, nel 1457. Vive a Ferrara dal 1446 al 1450 circa, quando viene calamitato dal signore di Rimini, Sigismondo Pandolfo Malatesta. Cosa rappresentò l’anno Domini 1450 per Rimini l’ha ben descritto Antonio Paolucci in varie occasioni, fissandolo però nero su bianco nel catalogo alla mostra “Il potere, le arti, la guerra: lo splendore dei Malatesta”, che si tenne a Castel Sismondo nel 2001, realizzata dalla Fondazione Carim: accade “lo ‘strappo’ umanistico che mette Rimini, per una breve manciata di anni, vertiginosamente all’avanguardia nel panorama delle corti padane e centro-italiane”.
Basinio si trasferisce a Rimini, in quella corte malatestiana ricca di suggestioni e nel pieno della sua più vivace stagione. Qui redige l’Hesperis, la sua mano è certamente presente nel Liber Isottaeus, e poi sfoggia le sue conoscenze di tipo astronomico e astrologico nell’Astronomicon assicurano gli esperti. Per il suo riposo eterno Sigismondo lo fece seppellire nel Tempio, nel primo dei sarcofagi sul lato destro.

Una delle illustrazioni dell’Astronomicon

Secondo Piero Meldini, “che tre intellettuali tra i più influenti della corte – Basinio, Roberto Valturio e Giusto de’ Conti – riposino nelle arche del lato destro insieme al filosofo Giorgio Gemisto Pletone, mostra in quale conto venissero essi tenuti e forse – azzardo – è anche un indizio del loro personale ruolo nella messa a punto del programma iconografico del Tempio” (Ariminum n. 2/2017).

Luciano Chicchi: “il codice rappresenta una testimonianza preziosa e rara di uno dei più importanti fenomeni della storia culturale e artistica riminese”

Ben consapevole della perla sulla quale aveva messo le mani, Luciano Chicchi, all’epoca presidente della Fondazione Carim, nel 1994 decise anche di pubblicare una edizione in fac-simile del codice, coinvolgendo per la traduzione italiana Marinella De Luca, Donatella Frioli (per la nota codicologica) e Giordana Mariani Canova che si occupò dell’apparato illustrativo dell’Astronomicon. Chi volesse tenerlo fra le mani non dovrebbe far altro che recarsi alla Gambalunga.
Così scriveva Luciano Chicchi nella presentazione: “Attenta ad ogni testimonianza rimarchevole dell’eredità storico-artistica della nostra terra, la Cassa di Risparmio di Rimini è recentemente entrata in possesso di un pregevolissimo codice membranaceo del XV secolo contenente l’Astronomicon di Basinio da Parma”. Perché la decisione di acquistarlo? “… c’erano tanti e tali motivi di interesse per la storia artistica e culturale riminese e malatestiana, da indurre la Cassa di Risparmio a deliberare prontamente la partecipazione all’asta, assegnando all’iniziativa una disponibilità finanziaria adeguata a competere con il presumibile interesse del grande collezionismo internazionale”. Chiariva Luciano Chicchi che “pur con difetti di conservazione”, “il codice rappresenta una testimonianza preziosa e rara di uno dei più importanti fenomeni della storia culturale e artistica riminese: la corte letteraria fiorita nella nostra città attorno alla figura di mecenate di Sigismondo Pandolfo Malatesta. Si aggiunga la circostanza che il codice in parola è uno dei più antichi testimoni superstiti attualmente conosciuti della stessa tradizione manoscritta dell’Astronomicon, rappresentata finora da soli undici codici, sette dei quali in Italia, ma nessuno conservato a Rimini”.

Se Luciano Chicchi potesse leggere questo articolo, di certo non farebbe salti di gioia. L’Astronomicon è passato nelle mani di Crédit Agricole. La conferma arriva dall’ufficio stampa di Crédit Agricole Cariparma, al quale abbiamo chiesto due informazioni: se l’Astronomicon si trovi a Rimini e sia di proprietà di Crédit Agricole. La risposta: “Le confermiamo che il codice miniato di Basinio da Parma, l’Astronomicon al quale fa riferimento, continua – come in passato – ad essere conservato nella Sede di Rimini del Crédit Agricole. Le confermiamo altresì che il volume è di proprietà del Crédit Agricole”. Oltre alla banca abbiamo perso anche la proprietà di un tesoro inseguito, e alla fine acquistato, 26 anni fa. E’ l’unica perdita? Pare di no.

Lattanzio da Rimini, La Sacra conversazione

C’è un altro tesoretto di proprietà della ex Cassa di Risparmio, e ce ne siamo occupati su Riminiduepuntozero di recente all’interno della inchiesta sulle opere d’arte della Fondazione esposte ai Musei comunali. E’ la Sacra conversazione (Madonna con il Bambino e i Santi Giovan Battista e Girolamo) di Lattanzio da Rimini, acquisito nel 1993 da Carim in un’asta a Lucerna. Negli stessi Musei, Carim ha lasciato il Trigramma bernardiniano (1440-1450 circa), in arenaria, esposto nel corridoio al primo piano. Se l’Astronomicon è divenuto di proprietà di Crédit Agricole, in quanto appartenuto a Carim, non è difficile capire che fine abbiano fatto anche la Sacra conversazione e il Trigramma bernardiniano. Chi deve ringraziare la città di Rimini per queste perdite? Perché i vertici di Carim non hanno donato queste opere alla Fondazione?

Dell’Astronomicon si è parlato qualche sera fa a Palazzo Buonadrata in occasione della rassegna “I maestri e il tempo”, promossa da Alessandro Giovanardi: Anna Chisena ha diffusamente relazionato sull’Immaginario malatestiano: i codici miniati di Basinio cantore di Sigismondo e ad un certo punto ha mostrato una diapositiva con l’immagine dell’opera di Basinio attribuendola alla Fondazione Carim. Ma Giovanardi l’ha subito corretta, precisando “è della banca”, si è limitato a dire. Quale banca ve lo diciamo noi. Crédit Agricole. La storia è questa. Adesso chi ha gestito l’ultimo tratto di strada di Carim dovrebbe spiegare alla città perché l’Astronomicon non sia rimasto in mani riminesi.