Lettera: «il parco delle palme dimenticate»

Lettera: «il parco delle palme dimenticate»

In un luogo centralissimo, che conduce alla marina, proprio prima di giungere in piazzale Kennedy, c'è un'oasi di piante tropicali che meriterebbe un po' più di attenzione.

Molte città italiane e anche rivierasche adriatiche, hanno fatto delle palme la loro caratteristica, e sono conosciute pure per questo aspetto. A Rimini, invece, non è un’essenza arborea peculiare ma, comunque, esiste una piccola oasi palmizia che proprio per questo andrebbe meglio manutenuta e tutelata. Anche perché se c’è, qualcuno a ragione l’avrà creata con uno scopo.
La piccola area è inserita nella parte di parco che conduce alla marina, e segnatamente nel tratto intitolato a Renzi Madre Elisabetta, proprio prima di giungere in Piazzale Kennedy.

Al contrario quindi di come dovrebbe essere, la situazione si presenta in uno stato veramente indecoroso sia per chi passa nei paraggi, che per le povere palme. La reiterata mancanza di cura è evidente dalla moltitudine di rami secchi, accasciati e lasciati appesi. Poi gli evidenti stati di cessata rigenerazione e vegetazione, forse frutto dell’attacco non ostacolato del punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus), che ha devastato ingenti quantità di quelle essenze arboree in ogni dove.

In sostanza un triste spettacolo che, data peraltro la limitata altezza di quelle piante, sarebbe stato ed è assai facile evitare eseguendo una minima manutenzione, ed una efficace cura. E che stride assai con i cartelli, costosi e inutili, che si trovano a pochi passi dal luogo, in cui si magnifica quanto siamo bravi, belli e buoni con e per il nostro verde. Scritti pure in bilingue, tanto per non dimenticare mai l’ossessione di volere scrollarci di dosso la nostra provincialità, ed ambire a radiosi destini.

Ma si sa, ormai qui a Rimini è solo questo il modo di operare e comunicare; installazioni reclamistiche, finalizzate ad una narrazione ideale ben diversa dalla realtà. Stride anche il fatto che passando dinnanzi un vivaio di piante, e qualora vi siano, si vedono palme ben in salute e manutenute. È vero che in quel caso chi le vende lo deve fare al meglio, ma nel nostro caso è cosa ben più importante perché patrimonio della collettività, e per un servizio che – oltretutto – paghiamo.

Sono lontani i tempi in cui vigeva l’AMIA quando le aiuole della città erano ben tenute, e la manutenzione delle piante si faceva davvero. Oggi le diffuse situazioni del genere e i copiosi tagli “radicali”, ne segnano inconfondibilmente il cambio di passo.
Siamo all’inizio di un nuovo anno e, come sempre, per chi ci crede, tempo di oroscopi e previsioni. Non so se per le piante, specie per quelle povere palme, esista un segno zodiacale; ma è facile prevedere che il loro futuro potrà essere sotto la costellazione della “motosega”, ben presente e visibile anche in passato nella nostra città a discapito di altri elementi del regno vegetale.

Salvatore de Vita