L’uomo dell’anno è Andrea Gnassi: il Podestà pavone

L’uomo dell’anno è Andrea Gnassi: il Podestà pavone

C'è poco da fare. L'anno che si sta per chiudere a Rimini non può che incoronare lui: Andrea Gnassi. Person of the Year 2015. Il Palloni dei giorni n

C’è poco da fare. L’anno che si sta per chiudere a Rimini non può che incoronare lui: Andrea Gnassi. Person of the Year 2015. Il Palloni dei giorni nostri, lo Star Mayor dallo slang irresistibile. E’ lui che s’intesta il risveglio della forza di Rimini.

Un anno da leone. Da solo al comando. Buttando il cuore oltre l’ostacolo, perché passione e determinazione non gli mancano. Sempre sul pezzo tenendo la barra dritta sui propri obiettivi senza guardare in faccia a niente e a nessuno. Non ha tempo da perdere per il consiglio comunale, anche se ancora non l’ha trasformato in un bivacco di manipoli. Bada al sodo, ovvero a quotarsi alla borsa mediatica.
Il rampantismo ricorda il presidente del Consiglio e segretario del Pd, disposto ad asfaltare chiunque pur di stare a galla, entrambi con un’ottima capacità di “vendere” molto di più di quel che mettono in cantiere. Un piazzista nato, Andrea Gnassi, altroché i venditori d’ombra. E’ capace di rifilarti le cartoline viaggiate dei “saluti da Rimini” per un Caravaggio originale e dunque merita di stare sulla tolda del comando in questi tempi di leader senza leadership e di politica senza polis e senza partiti.
Non servono le nominations, è innegabile che quello che si chiude sia stato l’anno di Andrea Gnassi. Che si sia beccato una denuncia a piede libero dalle Fiamme Gialle per interruzione di pubblico ufficio (caso Matrioška) o la richiesta di rinvio a giudizio per il crac Aeradria. Che abbia fatto credere di aver, attraverso il riciclo del geniale (anche perché non butta via niente) Cattelan, messo Rimini “al centro di un dibattito mondiale sull’arte contemporanea”. Che si paragoni a Sigismondo Pandolfo Malatesta e Leon Battista Alberti con la stessa naturalezza con la quale Federico Fellini raccontava innocenti bugie. Che abbassi il livello della città (“siamo un piccolo borgo”) per alzare il proprio, o che lo esageri (“il nostro lungomare sarà il più bello di tutta Europa”, “Christmas square è il villaggio di Natale più bello d’Italia”, con la nuova piazza Malatesta “ce la giocheremo con Firenze, Verona e Venezia”) per segnare la linea di demarcazione fra un prima (a.G.) e un dopo (d.G.). Comunque lo si osservi, è lui lo Star Mayor che s’intesta il risveglio della forza di Rimini in questo 2015.
Ha qualcosa di miracoloso Andrea Gnassi: da quattro bottiglie di vino con etichetta nazi-fascista rimaste a prendere polvere sulle scansie di un negozio di souvenir, riesce a montare un disegno di legge in parlamento, mosso dall’indispensabile urgenza, che tutta l’Italia avverte, di ampliare il reato di apologia del fascismo.
Pochi concetti immediati (come la prigione di salsicce sul Castello liberato dalle auto e dal traffico, la patatina fritta ovvero la riviera no snob da leccarsi le dita a buon mercato, oppure un pene che regge il peso morto del teatro com’era dov’era prima che Gnassi ne facesse un cantiere work in progress ovvero come lucrare consensi su un’opera non ancora ultimata), ripetuti serialmente, sono la forza di penetrazione di Andrea Gnassi.

“Il Tempio malatestiano è un’opera d’arte contemporanea sopra alla chiesa di S. Francesco”.
“Mentre facevamo la liberazione di piazza Malatesta il dibattito è stato: ma ci staranno dall’altra parte i banchi e i furgoni del mercato? Se ti concentri in un dibattito sul furgone quando c’hai il 400 e l’800 da liberare, vuol dire che qualcosa di forte si è leso nella identità di Rimini. Mantenere un parcheggio attorno al Rinascimento non dà futuro”.
“Ci siamo masochisticamente negati la prospettiva della storia e dell’identità accontentandoci dell’ombra e della rendita fornita da un mega ombrellone che si pensava eterno. Du vot chi vaga? Ve la ricordate du vot chi vaga!”.
“Forse dopo 70 anni si annusa una prospettiva e una direzione di marcia”.
Lo zibaldone gnassiano è rock. Lo slang è unico e irripetibile.

persona-dell-anno-2015-minGiuseppe Chicchi e Alberto Ravaioli facevano 10 e tutti percepivano 1. Lui fa 1 e capitalizza 100. Chapeau.
Le anatre depongono le uova come le galline. Ma lo fanno in silenzio e non se le fila nessuno. Chi mangia uova di anatra? Le galline schiamazzano come ossesse e tutto il mondo mangia uova di gallina. Parola di Henry Ford.
“Delle volte ci vuole del coraggio, delle volte – come si dice in francese – ci vuole anche un po’ di culo e oggi Rimini è al centro di una scena internazionale e di un dibattito intenso”. Sono parole sue e fatta la dovuta tara sull’internazionale (l’esagerazione è il suo mestiere e forse Silvano Cardellini oggi sentirebbe il bisogno di scrivere la botta di modestia), il dibattito intenso è tutto vero.
Gnassi è un sindaco senza precedenti. Accreman, Ceccaroni, Pagliarani, Diotallevi, Zaffagnini, Conti, Moretti, Chicchi, Ravaioli. Al confronto del Nostro sembrano polverosi imperatori dell’antica Roma. Il vero Imperator è lui.
Dietro quell’aria postideologica da sindaco della porta accanto, Andrea Gnassi è in realtà di un rosso antico. E’ il politico al comando, l’amministratore accentratore al quale piace essere il “manico” sempre: dalle grandi opere alla Notte rosa. Dagli eventi alle fogne, dal Galli alla pista del ghiaccio.
Cosa c’è di più banale di un piano strategico lasciato gestire alla società civile? Gnassi ne fa palle per il suo cannone. Il parco del mare, piazza Malatesta con lo spostamento del mercato ambulante, la pedonalizzazione del ponte di Tiberio, sono i progetti usciti dal cilindro del piano strategico ma Andrea Gnassi li accredita come frutti maturi del nuovo Rinascimento che lui ha impresso a Rimini.

E’ il nuovo Podestà di Rimini e Gioenzo Renzi deve farsene una ragione (e insieme comprendere perché la sua proposta di intitolare a Palloni la rotonda del Grand Hotel non si potrà realizzare: due podestà in un pollaio sono troppi). Il Podestà Palloni governò Rimini dal 1929 al 1933. Impresse una scossa alla crescita di Rimini. Opere, tante opere. “Alle vane ciarle” ha “sostituito i fatti”, è stato detto di lui. Fu un’amministrazione di svolta, straordinaria, segnata da scelte lungimiranti. Quando la salute incerta lo costrinse alle dimissioni, lo stato dell’arte era quello fotografato dalla austera relazione del prefetto: “Dopo un periodo quasi quinquennale di solerte ed intelligente attività dedicata alla civica amministrazione di Rimini il podestà avvocato Pietro Palloni…” Sembra di leggere le cronache dei nostri giorni dedicate al Podestà pavone. Che come il padre di tutti i podestà vuole lasciare traccia di sé anche nel vocabolario (chi ha tempo si documenti sulla collaborazione di Mussolini al Dizionario Moderno di Alfredo Panzini e sul contributo del primo al patrimonio lessicale della nazione): “I’m Rimining”. Che non significa niente (si fa per dire: quando a marzo l’anglicismo non era stato ancora digerito dai motori di ricerca, scrivendo Rimining Google rimbalzava l’estasi del rimming, scaraventando l’esploratore online sull’abisso di inaspettati giochi erotici) ma vuoi mettere se piadina, pesce, discoteche, eventi di sempre diventano “un nuovo brand”, lo stile di vita di chi sta “rimineggiando”? Quel gran fico dell’Andrea ci sa proprio fare con il brand. (c.m.)

Nel 2014 avevamo messo nella nostra virtuale copertina Renata Tosi e Roberto Rinaldini.