Mons. Negri irrompe nel dibattito su Chiesa e gay: la sfida della omoeresia

Mons. Negri irrompe nel dibattito su Chiesa e gay: la sfida della omoeresia

A poca distanza dal messaggio di sostegno alla processione di riparazione che si tiene domani a Rimini, l'arcivescovo emerito di Ferrara e Comacchio prende posizione con un lungo intervento su "La Verità".

“Se la Chiesa non giudica le situazioni di vita, in cui gli uomini sono talora costretti a vivere per l’arroganza del pensiero unico dominante, che ormai ha equiparato, di diritto e di fatto, l’omosessualità all’eterosessualità, la Chiesa si riduce ad essere una pura ‘terapia di sostegno’ che, con modi garbati e talora sofisticati, in realtà abbandona l’uomo a vivere il suo male, come se fosse bene. Questo processo, solo apparentemente caritatevole, oltre a essere un’evidente offesa alla dignità e alla responsabilità dell’uomo, è anche un’imperdonabile offesa a Dio e ai suoi diritti, cioè al bene profondo dell’uomo”. Mons. Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara e Comacchio, scrive oggi sul quotidiani La Verità una riflessione che fa irrompere nella Chiesa la questione della “omoeresia”, e il suo intervento arriva a ridosso del sostegno espresso al Comitato Beata Giovanna Scopelli che domani alle ore 10.30, con partenza da via San Giuliano, rizza il gonfalone della Santa Croce davanti alla processione riparatrice nei confronti del Summer pride.
“Su quest’atteggiamento verso l’omoeresia si gioca molto della verità della Chiesa di fronte all’uomo, ma si gioca anche molto del destino dell’uomo di fronte a se stesso e alla realtà. Questo dibattito, cui abbiamo dato un contributo, ripropone l’attualità di un punto grandissimo del magistero del Vaticano II e di Paolo VI: la Chiesa è ancora “sommamente esperta di umanità”?”, si domanda Negri.
Le sue parole s’inseriscono nel filone inaugurato qualche mese fa dal card. Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna (che Negri ricorda all’inizio del suo intervento): “Egli ha parlato della possibilità di una mutazione del genoma del cattolicesimo, che avviene quasi senza colpo ferire e nella sostanziale mancanza di “cura” di troppa parte del mondo cattolico”. Aggiunge l’arcivescovo emerito di Ferrara e Comacchio che “il problema dell’omosessualità è un dato di partenza su cui non si formula un giudizio, o forse, più profondamente, si confonde il giudizio di fatto – l’estensione del fenomeno – con il giudizio sul valore. Come dire: l’omosessualità c’è, è diffusa, perciò anche per noi cattolici deve andare bene”.
“Quando un fatto, anche imponente nella sua diffusione, viene riconosciuto acriticamente come valore, si afferma sostanzialmente che non c’è più differenza fra bene e male e l’unico problema, per la Chiesa, diventa quello di un ‘accompagnamento'”, aggiunge Negri. “Non si pratica un giudizio per accompagnare, in modo autentico, ma ci si limita a un accompagnamento senza giudizio, che lascia gli omosessuali nella loro condizione, in qualche modo rafforzandone la percezione valoriale”.
Un pensiero che ha precedenti illustri. Nelle Lettere a una carmelitana scalza (a cura di Emanuela Ghini, Itaca, 2017), il card. Giacomo Biffi il 23 dicembre 1979 scriveva: “La comprensione e l’amore per le persone sono giusti e doverosi, purché restino iscritti nel robusto senso della verità della natura. Diversamente c’è la frantumazione di tutta la convivenza umana e non sarà più possibile stabilire niente sul giusto e sull’ingiusto, che non sia l’arbitrio di una legislazione statale”.

Un editoriale de Il Ponte, settimanale della Diocesi di Rimini, la butta sulla “tolleranza evangelica” e critica “le scelte ‘riparatorie’ di chi si sente nel giusto di fronte a chi in qualche modo vive una situazione di difficoltà e discriminazione”. La questione è un’altra. Quasi certamente mons. Negri non lo avrà letto quell’editoriale, ma quel che scrive su La Verità delinea una posizione diversissima: “La chiesa sembra non desiderare più di aiutare gli omosessuali a cambiare vita e a incominciare il lungo e doloroso cammino per assumere una condizione di vita in sintonia con l’antropologia che nasce dalla fede e si esprime nella carità”. Cosa deve essere, dire e fare, la Chiesa anche di fronte al tema della omosessualità? Risponde Negri che deve essere se stessa, cioè “incontro con la vita nuova, buona e vera, cui Gesù Cristo introduce tutti coloro che credono in lui”.