Palas, un disastro annunciato

Palas, un disastro annunciato

Premesso - che la Società del Palazzo dei Congressi spa intende procedere alla realizzazione di un nuovo Centro Congressi, ritenendo non più adeguato

Premesso
che la Società del Palazzo dei Congressi spa intende procedere alla realizzazione di un nuovo Centro Congressi, ritenendo non più adeguato quello esistente, che peraltro ha una vita media inferiore ai 15 anni, la sala congressuale più grande d’Italia, una sala ristorante da 800 posti seduti, una dotazione tecnologica di eccellenza ed un valore non inferiore ai 20 milioni di euro;

– che l’investimento previsto è di 92,8 milioni di euro, escluso il costo dell’area, gli studi di fattibilità, la progettazione, la direzione lavori ed il collaudo;

– che il piano finanziario per la sua realizzazione prevede:

1) 38 milioni dalla quotazione in Borsa, nel 2009, di Rimini Fiera spa e che se ciò non avvenisse il medesimo importo costituirebbe un debito aggiuntivo a carico di Comune, Provincia e Camera di Commercio, unici soci di Rimini Congressi srl Consortile, società indicata quale soggetto che dovrebbe anticipare, a valere su finanziamenti bancari appositamente contratti, le somme occorrenti in corso d’opera e sino alla effettiva quotazione;

2) 19 milioni dalla distribuzione di riserve di Rimini Fiera spa (quota spettante a Comune, Provincia e Camera di Commercio per il tramite di Rimini Congressi srl Consortile), distribuzione possibile a condizione che si proceda alla vendita di aree, improvvisamente oggi non più strategiche. In assenza di questi utili straordinari e non ripetibili, la situazione finanziaria di Rimini Fiera spa, caratterizzata da un forte indebitamento, non consentirebbe di erogare neanche un euro di dividendo;

3) 3 milioni circa dall’indebitamento aggiuntivo di Rimini Congressi srl Consortile;

4) 7 milioni dalla Regione;

5) 26 milioni dal ricorso da parte di Società del Palazzo dei Congressi spa ad un mutuo bancario da rimborsare in 25 anni.

Le chiedo di conoscere:

1) relativamente ai 38 milioni, in considerazione che il 41% del piano finanziario deriva da una ipotetica quotazione in borsa della Società Rimini Fiera spa nel 2009, se può mettere a disposizione dei Consiglio:

– una relazione tecnica indipendente (e non dei soliti noti) che attesti la reale possibilità di portare a termine l’operazione di quotazione, indicando i parametri a ciò necessari ed il possesso degli stessi da parte di Rimini Fiera spa;

– le informazioni in suo possesso circa l’attuale andamento di Rimini Fiera spa e di Convention Bureau della Riviera di Rimini srl, designata per la gestione del nuovo Palazzo dei Congressi.

Purtroppo il sindaco non ha alcuna informazione al riguardo. Tale è infatti il contenuto della comunicazione datata 29 novembre 2006 alla reiterata richiesta di informazioni circa l’andamento di Rimini Fiera spa.
Più precisamente, alla richiesta di poter acquisire copia del bilancio infra-annuale (al 30 giugno 2006) di Rimini Fiera spa (e di altre partecipate) ci è stato precisato, da parte del Comune, che quasi tutte le società partecipate “non sono assolutamente obbligate (dal codice civile, da altre leggi e/o dai rispettivi statuti) alla predisposizione di un bilancio infra-annuale, relativo al primo semestre (o ad altro periodo) di ogni esercizio, e che, quand’anche lo predisponessero per motivi propri, non sarebbero tenute a trasmetterlo ai rispettivi soci (tra i quali il Comune), né tantomeno il Comune (in qualità di socio) avrebbe alcun diritto di pretendere la predisposizione e la trasmissione di tale documento. Pertanto, dato che il servizio partecipazioni comunali non dispone di tali documenti e quand’anche li chiedesse (alle società) non li otterrebbe (perché inesistenti oppure perché documenti ad esclusivo uso interno della società, privi di qualunque ufficialità e comunque non disponibili per i soci), non è possibile soddisfare la richiesta del consigliere Capacci”.

Tale risposta è di una gravità inaudita! Il Comune, la Provincia e la Camera di Commercio hanno il dovere di pretendere informazioni circa l’andamento di una società della quale detengono, congiuntamente, l’85,12% del capitale e ciò per verificare che i progetti ambiziosi della società Rimini Fiera spa non debbano poi essere soccorsi con risorse necessarie ad altri investimenti.
Vale la pena ricordare che Rimini Fiera spa non è di proprietà di privati, se non marginalmente e che esiste solo perché gli enti pubblici, con i soldi dei cittadini ed alcune associazioni di categoria (che sempre dei cittadini sono) l’hanno fatta sorgere e crescere.

2) Relativamente ai 19 milioni:
se non sia poco etico vendere gran parte dei terreni della società Abbadaccia srl (35.472 mq), di recente incorporata da Rimini Fiera spa, in considerazione che la motivazione principale, alla base della variante che ha giustificato la realizzazione dell’inutile Centro Commerciale Malatesta, che ha vanificato la possibilità di realizzare una dignitosa porta nord della città, fu che la Fiera aveva assoluta necessità di quell’area per il suo sviluppo.

Se non sia urbanisticamente assurdo costruire, nel V Peep, altri 9000 mq di residenziale, oltre al nuovo centro congressi e forse anche all’Auditorium (quest’ultimo presumibilmente a spese della Fondazione Carim, anche se poi non è dato conoscere di chi saranno a carico le presumibili ingenti perdite di gestione)?

3) Relativamente ai 3 milioni: se sia consapevole del fatto che saranno sempre e solo a carico di Comune, Provincia e Camera di Commercio.

4) Relativamente ai 26 milioni di mutuo a carico della Società del Palazzo dei Congressi spa:

– se sia consapevole che un mutuo di 26 milioni di euro, da rimborsare in 25 anni, ad un tasso del 4% (di assoluto favore fisso o variabile che sia), comporta il pagamento di 1.654.000 euro all’anno che diverrebbero 2.291.000 euro se l’importo finale del mutuo salisse a 36 milioni in dipendenza di maggiori costi di costruzione di appena il 10% (l’esperienza della nuova Fiera dovrebbe insegnare qualcosa);

– se ritiene credibile il piano economico-finanziario, contenuto nel progetto, che prevede le seguenti entrate annuali per la società Centro Congressi:

– affitto a regime: 1.000.000 di euro
– royalties alberghiere: 1.100.000 euro
– locazione negozi e telefonia: 200.000 euro
– totale entrate previste: 2.300.000 euro

Considerato:

– che Convention Bureau, che gestisce l’attuale Palazzo dei Congressi e dovrebbe gestire anche il nuovo, nel 2005, per l’affitto dell’attuale centro congressi ha pagato a Rimini Fiera solo 31.000 euro;

– che Convention Bureau, nel 2005, dopo aver realizzato ricavi per 4 milioni e 459 mila euro, nonostante aver pagato un affitto equivalente ad un negozio di 200 mq per il centro congressi più grande d’Italia, ha registrato una perdita superiore ai 50.000 euro;

come è possibile che con un fatturato previsto di 7 milioni di euro possa dare utili per pagare un affitto di 1 milione di euro?
Non ci sono parole per esprimere cosa si pensa del milione e cento mila euro previsti da royalties alberghiere.
Si tralascia di affrontare gli altri costi che avrà la società oltre a quello per interessi del mutuo.
L’ipotesi che purtroppo si potrebbe verificare è che, anziché 11,884 milioni di disponibilità liquide previste dal piano finanziario dopo 25 anni, ci si trovi di fronte a debiti bancari oscillanti fra i 15 ed i 30 milioni di euro, a seconda dell’importo del mutuo contratto (26 o 36 milioni di euro).

5) Non ritiene che a fronte di un investimento di 90-100 milioni sia necessaria molta chiarezza?

Se, ad esempio, laddove il progetto, relativamente a Società del Palazzo dei Congressi spa afferma: “il conto economico accumula una perdita massima di 51,238 milioni di euro (determinata prevalentemente dagli ammortamenti dei cespiti)…”
Poiché in 25 anni, applicando l’aliquota del 3% su 92,861 milioni di euro (costo dell’investimento), gli ammortamenti sarebbero pari a 69,6 milioni, il “prevalentemente” usato dagli estensori del progetto è oltremodo incomprensibile in quanto, sulla scorta di questa ipotesi, la perdita dovrebbe essere generata solo da una eccedenza degli ammortamenti rispetto alla differenza fra ricavi e costi di gestione (ammortamenti esclusi). Si dovrebbe forse pensare ad ammortamenti ridotti perché, altrimenti, a fine piano, il capitale sociale di Società del Palazzo dei Congressi spa risulterebbe completamente perso?

Egregio Signor Sindaco,
non crede in sostanza che, agendo anche solo con la cautela di un buon padre di famiglia, se i soldi fossero i suoi, questo progetto lei non lo approverebbe?

Ciò perché lo scenario più credibile potrebbe essere il seguente:

– la quotazione di Rimini Fiera spa non va in porto;

– Comune, Provincia e Camera di Commercio, alle quali sono riconducibili tutte le società in gioco (tante scatole con tanti consigli di amministrazione), non in grado di sostenere gli aumenti di capitale necessari per far fronte ai mutui contratti, chiedono l’intervento della Regione che, nell’ambito di un piano di coordinamento degli enti fieristici regionali, di cui si avvertono già i primi sentori, interviene in loro vece con il risultato finale che Bologna assume il controllo anche della Fiera di Rimini.

Niente di nuovo!
Le giunte di Rimini, dal 1993, hanno fatto pagare tutte le scelte sbagliate, o le non scelte, ai riminesi.

Esempio ne sono il piano regolatore, la terza corsia e la complanare non volute, il posizionamento della Fiera, i due nuovi centri commerciali, il teatro, la depurazione, il piano spiaggia, Hera, l’Università.
Si avrà così una “Hera 2” o “Hera 3”, visto che prima potrebbe toccare la stessa sorte all’aeroporto Fellini.
Purtroppo non è valso a molto istituire nel 1992 la Provincia di Rimini e la sede riminese dell’Università per affermare l’autonomia di Rimini e più in generale della Romagna.
Quando si nasce subalterni, subalterni si resta.

Renato Capacci, consigliere comunale di Rimini Riformista

Nel consiglio comunale del 7 dicembre 2006, Renato Capacci ha ricordato al sindaco Ravaioli di aver presentato una “lunga e dettagliata interrogazione” che ha poi integralmente riletto nella stessa seduta. Chiedeva risposta scritta ma la risposta scritta il sindaco non l’ha mai fornita.
Ravaioli però nel consiglio comunale del 7 dicembre 2006 ha risposto a Capacci di non ritenere di dover entrare “in questi dettagli”, anche perché se ne sarebbe discusso di li a qualche giorno in una apposita commissione consiliare. “Se parteciperà ai lavori delle commissioni – disse Ravaioli – in cui saranno presenti assessori, tecnici comunali, consulenti, ecc., avrà la possibilità di trovare risposte alle sue domande….
Però credo che questa sera qui in consiglio comunale lei meriti una risposta politica. E allora la mia risposta politica è questa. Io credo che questa città, e di questo ne sono profondamente convinto, necessiti di un Palacongressi così come è stato progettato ed è stato ipotizzato. Cioè il futuro strategico, lo sviluppo di questa realtà, è legato a tre fattori competitivi: turismo balneare, turismo commerciale di Rimini Fiera e turismo congressuale.
Di questo ne sono profondamente convinto, quindi credo che così come tante altre città stanno sviluppando progettualità in questa direzione, anche Rimini lo debba fare. E io ritengo, almeno questo è il mio giudizio, che al di la dei meccanismi e degli artifici economici, che pure sono ben articolati e ben spiegati, noi abbiamo come città la forza per costruirci un Palacongressi e per stare sul mercato del congressuale. Questo è quello che penso in buona fede, dopo aver tanto a lungo discusso di questo problema”.
La replica del consigliere Capacci: “Signor sindaco, io sono mesi che sto chiedendo informazioni e lumi circa non solo il bisogno di innovare questa nostra città, ma soprattutto sulla strada per farlo. Nella mia interrogazione, a cui chiedevo risposta scritta però, ho concluso dicendo che forse se queste fossero le risorse di un qualunque buon padre di famiglia non accetterebbe di spendere denaro in questo modo. Però la cosa che mi stupisce di più è che di fronte al fatto che parliamo di partecipazioni pubbliche, quindi di proprietà dell’amministrazione comunale, lei mi ha detto che le risposte le devo andare a chiedere altrove. Io sarò in commissione, però credo che la vicenda sull’impostazione del progetto e sul progetto finanziario non sia una questione tecnica, non sia solo questione di volare alto, perché a volare alto senza gambe poi si scaricano i costi di questo sulla collettività”.