Tecnopolo e Acquarena, 18 rinviati a giudizio, parla Biagini: «la Giunta deve costituirsi parte civile»

Tecnopolo e Acquarena, 18 rinviati a giudizio, parla Biagini: «la Giunta deve costituirsi parte civile»

“Chi devo far fuori...? Se ragiono, ragiono per fargli il fossato attorno... Non sarebbe il caso di rallentare i pagamenti?" Sono alcuni dei dialoghi intercettati che gettano un'ombra fosca sul "sistema inquinato che permeava parte del settore dei lavori pubblici". L'ex assessore ai lavori pubblici dopo la decisione del Gip che ha spedito a processo dipendenti comunali, imprenditori e liberi professionisti, spiega perché i fatti contestati siano gravi non solo sul piano penale (ancora tutto da approfondire) ma non di meno su quello politico. Ecco perché "sarebbe assolutamente vergognoso e avvilente se il Comune di Rimini non esercitasse l’azione civile in un processo penale di tale tenore".

Il GUP del Tribunale di Rimini, dott.ssa Vitolo, dopo la richiesta del Dott. Gengarelli e sentite le difese degli avvocati, ha rinviato a giudizio tutti gli imputati coinvolti nella corposa indagine-stralcio “riminese”, (“Acquarena-Tecnopolo”), condotta dalla Guardia di Finanza su delega della Procura della Repubblica di Rimini ed avviata grazie alla relazione consegnata nell’agosto del 2015 dall’avvocato Roberto Biagini, ex assessore ai Lavori pubblici della giunta Gnassi, all’allora Procuratore Capo Paolo Giovagnoli dopo una «indagine» condotta dallo stesso Biagini all’interno dell’assessorato di cui aveva la delega.
I 18 rinviati a giudizio sono Mirco Ragazzi, Massimo Totti, Stefano Guicciardi, Marco Pizzioli, Maurizio Canini, Pierpaolo Messina, Daniele Cenni, Andrea Rossi, Stefano Gnoli, Alessandro Perrotta, Luciano Gaia, Gianmaria Sivori, Pierandrea Genghini, Stefano Fonti, Donata Bigazzi, Luca Esposito, Salvatore Papa e Daniele Rossi.
Non è mai superfluo ricordare che i reati contestati (dal falso alla truffa aggravata ai danni dello Stato) dovranno essere valutati da un processo e tutti sono innocenti fino al terzo grado di giudizio. Nessuno si augura condanne definitive e tanto meno preventive. Ma va anche detto che il peso mediatico che questa vicenda, i cui contorni – stando alle carte che si sono potute leggere e al rinvio a giudizio – sono oggettivamente rilevanti, continua ad essere inspiegabilmente basso.

L’avvocato Biagini (nella foto) si batte come un leone da circa quattro anni e non ha mai sottovalutato i fatti che adesso vedono il rinvio a giudizio, perché ha sempre considerato inaccettabile quello che ha definito “il sistema inquinato che permeava parte del settore dei lavori pubblici anche nelle commesse private, non solo in quelle pubbliche”.

Avvocato Biagini, ricordiamo brevemente come ebbe inizio il tutto?
La vicenda ebbe inizio dall’incontro richiestomi dal presidente del CAR, Marco Bellocchi, il 10 Luglio 2015 nell’ambito del quale mi ha riportato tutti quei fatti, situazioni, comportamenti, sui quali ho svolto le mie verifiche in assessorato. Poi sono seguite, la consegna della mia relazione al compianto Dott. Paolo Giovagnoli (agosto 2015), la successiva corposa indagine svolta dal Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e infine la chiusura delle indagini con la notizia di reato n. 0414858 del 21 dicembre 2016 riassuntiva di tutta l’attività di polizia giudiziaria svolta.

Dopo ormai cinque anni dai fatti è arrivato il rinvio a giudizio e i reati contestati agli imputati (imprenditori, liberi professionisti, dipendenti comunali) sono “pesanti”: qual è la sua opinione al riguardo?
Penso sia emersa una situazione che, per quanto riguarda gli specifici appalti oggetto di indagine, confidava sulla impunità di cui riteneva di godere un sistema ormai consolidato, una sorta di consorteria tra pubblico e privato. Si consideravano tutti “immuni”, tutti “legibus soluti” anche quando, dai dialoghi intercettati, qualcuno poteva sospettare di essere sotto controllo o addirittura era consapevole di porre in essere comportamenti non in linea “con i dettami normativi” come ben specificato dalla Guardia di Finanza (pag. 6 di 100 Notizia di Reato G.D.F.). Ma la sicumera di un modo di agire ormai sperimentato supportato dalla supponenza e spregiudicatezza dei soggetti coinvolti annullava qualsivoglia remora per fermarsi o per opporsi a tale consuetudine. Almeno così emerge dalla documentazione, in particolare dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, della polizia giudiziaria.

Siamo solo al rinvio a giudizio ed ancora non è stato accertato nulla di penalmente rilevante, comunque.
Certo, ed è doveroso puntualizzarlo. In questa vicenda e per adesso non si deve discutere della rilevanza penale dei fatti accertati dalla Guardia di Finanza. Per il momento non esistono persone che hanno commesso reati; c’è stato solo il rinvio a giudizio e la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva è un principio cardine di civiltà giuridica del nostro ordinamento. La lettura, però, deve essere spostata su un altro piano in quanto è altrettanto vera una considerazione parimenti legittima dalla quale nessuno può esimersi dal confrontarsi.

Quale?
La rilevanza o l’irrilevanza penale di un fatto storico accaduto ed accertato e di conseguenza la condanna o l’assoluzione dell’imputato, devono essere valutate con le procedure, le garanzie, la dialettica tra accusa e difesa, normate dai codici penale e di procedura penale. E su questo non si discute. È anche vero, però, che il medesimo fatto oggettivo può essere valutato, e deve essere valutato, quando si tratta di questioni inerenti alla “cosa pubblica”, alla “cosa appartenente a tutti noi cittadini”, anche con altri metri di giudizio: etici, di opportunità politica, di probità amministrativa. La politica e l’opinione pubblica in un sistema democratico devono potersi esprimere e valutare con propri parametri i fatti oggettivi, incontrovertibili, emersi dalle intercettazioni telefoniche e dagli altri atti d’indagine. Per aprire un dibattito politico su quei fatti e per porsi delle domande non è necessario attendere un processo penale che ha altre funzioni e finalità, come detto.

Ci spieghi meglio…
È forse necessario attendere una sentenza di un processo penale affinché un cittadino riminese possa legittimamente chiedersi (e farsi un’opinione in proposito) cosa intendevano Sergio Funelli e Mirco Ragazzi, quando il primo chiede al secondo: “io quindi chi devo far fuori Conscoop di Forlì … e chi l’altra …?” Ricevendo come risposta: “Il C.A.R. e poi A.R.CO.” (pag. 30 di 100 Notizia di Reato G.D.F.).
Oppure quando il Ragazzi pretende che l’Arch. Eduard Mijic “sia fuori dalle palle” (appalto Acquarena) ricevendo come risposta dallo stesso Funelli: “se ragiono, ragiono per fargli il fossato attorno” (pag. 40 di 100 Notizia di Reato G.D.F.). Ancora: si deve forse attendere l’esito di un processo penale per domandarsi il perché Funelli, dialogando con il dirigente della Provincia in merito all’appalto della scuola Valgimigli, “lo incalzasse dicendo che sarebbe il caso di rallentare i pagamenti” (pagina 26 di 100 della Notizia di Reato)? All’epoca Gnassi era anche presidente della Provincia. Oppure chiedersi per quale motivo Funelli informasse il Ragazzi (Conversazione n. 2666 dell’11.02.2016, pag. 43 di 100 della Notizia di Reato) di questioni delicate tipo il controllo della Guardia di Finanza dell’11 febbraio 2016? Funelli: “…no oggi sono venuti a ritirare tutto…eh (ride riferendosi all’intervento della Guardia di Finanza di Rimini, ndr)… “.

Quindi lei dice, affermazioni gravi…
“Chi devo far fuori…? Se ragiono, ragiono per fargli il fossato attorno… Non sarebbe il caso di rallentare i pagamenti? … Oggi sono venuti a ritirare tutto (riferendosi alla GDF)…” Ma ci si rende conto della gravità di tali affermazioni e di tali comportamenti? Sono frasi intercettate, trascritte, non illazioni o interpretazioni degli organi di Polizia Giudiziaria o del sottoscritto. Stiamo parlando del “Capo di Gabinetto del Sindaco”, cioè del suo primo collaboratore, che non è coinvolto in questo ramo d’inchiesta, è doveroso precisarlo. Emergono comportamenti che ritengo inqualificabili per un pubblico dipendente che attualmente ricopre quella carica. E’ la stessa Guardia di Finanza (Pag. 7 di 100 della Notizia di Reato) che chiosa con: “il fulcro del complesso quadro attorno cui ha girato tutto il sistema rivelato lo si può individuare in Funelli, funzionario infedele che ben lungi dal fornire supporto al Sindaco Andrea Gnassi, risulta colluso con Ragazzi”.

Rimaniamo sui contenuti delle intercettazioni. Ne sono emersi di tutti i tipi: imbarazzanti, goliardiche, preoccupanti…
Il dialogo tra Emma Petitti e Sergio Funelli (pagine 13-14-15 di 100 della Notizia di Reato) e il tono volgare e sessista delle frasi di quest’ultimo che avevano come bersaglio la consigliera regionale Nadia Rossi, hanno forse bisogno di una pronuncia giurisdizionale per essere stigmatizzate dall’opinione pubblica, dalla politica? “Adesso una volta che la prendo e gli dico …guarda che se ragionassi col c**o ogni tanto qualcosa ti entrerebbe… ha veramente ca***to il c**o… parla di diecimila robe e non sa neanche qual è il c**o che l’ha c***a a lei… noi dobbiamo stare a qui a soffriggere perché una deficiente che in un paese normale non gli darebbero nemmeno un u*****o in mano… che fa la consigliera regionale… non se ne può proprio più…” (pagina 14 di 100 della Notizia di Reato). Lo stesso vale per l’atteggiamento totalmente indifferente della stessa Petitti che non ha detto una parola “di pari opportunità” in difesa della collega, visto che all’epoca era assessore regionale con quella specifica delega.

C’è da dire che all’interno del PD riminese e non solo riminese, quel dialogo intercettato ha creato imbarazzo.
Non sono più del PD e quindi prendo atto di questa informazione. Io so solo che quegli iscritti e quei consiglieri comunali del PD a cui ho trasmesso gli atti che mi hanno loro richiesto, sono rimasti basiti e so anche che hanno preteso dibattiti e “prese di distanza pubbliche” che però non sono mai avvenuti/e. Almeno per quanto di mia conoscenza. Troppo semplice ed ipocrita intervenire contro i massimi sistemi, contro l’omofobia, le discriminazioni di genere per farsi belli/e nel momento del dibattito generale e in quello di riscossione dei dividendi elettorali. Poi, invece, quando si presenta l’occasione, concreta per contrastare l’invettiva, per stigmatizzare e denunciare la volgarità, quella vera, reale, contro le donne codificata in quelle intercettazioni senza possibili altre interpretazioni, silenzio tombale solo perché si trattava di un assessore regionale e del capo di Gabinetto del sindaco Gnassi.

Anche se di fronte alla gravità dei fatti riscontrati nell’indagine quel dialogo sembrerebbe un peccato veniale, un gossip (non l’unico poi), frasi che si dicono spesso in libertà, non le sembra?
Sicuro? Ritengo, anzi ne sono certo, che se tali frasi fossero state intercettate in un dialogo tra due esponenti del centro destra (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia), gli stessi che derubricano quei fatti in “gossip” solo per “annacquarli”, oppure gli intellettuali illuminati radical chic di sinistra o pseudo tali che pontificano sul sessismo quando proviene da Salvini & C., avrebbero scritto un trattato di sociologia politica su come “vengono trattate le donne dal centro destra” e ancor prima la gogna mediatica dei social sarebbe stata implacabile contro “le derive sessiste” di quella parte politica. Forse occorre più obiettività di giudizio, più sobrietà, più onestà intellettuale.

Qualche altro “imbarazzante”?
Beh, sentire etichettare come “pozza”, sempre da Funelli, la futura piscina “Acquarena”, detto in romagnolo “ha i calzetti”, oltre che essere imbarazzante. Da una parte Gnassi che pubblicamente magnificava con toni enfatizzanti quella che doveva essere la New-Wellness&SPA-Rimini-Swimming Pool eccetera…; dall’altra il suo Capo di Gabinetto che ogniqualvolta ne parlava in “intimità” con il Ragazzi la definiva “pozza” (pag. 43 di 100 della Notizia di Reato). Se Gnassi avesse solo sentito pronunciare la parola “pozza”, per la sua diafana, ad oggi, “Acquarena”, da un comune cittadino… avrebbe fatto il diavolo a quattro… Pronunciata da Funelli, invece, va bene così. E poi…

E poi?
Un’altra carina è questa: dialogo intercettato tra Funelli e Ragazzi (Comunicazione n. 2666 del 16.02.2016). Mirco Ragazzi riferisce a Funelli che gli hanno detto “che Biagini con Fabbri rompe il ca**o molto su Acquarena… e sulla scuola AXIA… Ha chiesto non ha chiesto … una serie di pugn***e…”. Sapete quale è stata la risposta di Sergio Funelli? “Biagini, ca**o vuole?” Ma ci rendiamo conto con chi avevo a che fare? Io svolgevo le mie mansioni assessorili e Funelli, in “intimità” con Ragazzi, si chiedeva “che ca**o volessi” quando chiedevo informazioni sullo stato delle procedure amministrative? Leggendo tutte le intercettazioni mi sono reso conto di essere stato una vera ossessione per quei due e per uno specifico dirigente comunale rinviato a giudizio. Chissà perché…

Questo per quanto riguarda i dialoghi “imbarazzanti”. Quelli “goliardici”?
Ma sì, sdrammatizziamo un po’. Me ne vengono in mente due su tutti… Rido per non piangere, si intende. Il primo è un dialogo “esilarante”, da “soap opera” (sembrano i “fratelli De Rege”) tra il capo di Gabinetto Funelli e il portavoce del Sindaco e della Giunta (comunicazione n. 27887 del 12 Febbraio 2016). Commentano la notizia apparsa su “La Voce di Rimini” il 12.02.2016 relativa ad un sopralluogo della Guardia di Finanza nell’Assessorato Lavori Pubblici. Chiaramente essi non erano al corrente delle indagini in corso e men che meno che il loro dialogo sarebbe poi stato inserito in quelli intercettati e trascritti dalla Guardia di Finanza. Iniziano a sproloquiare sul sottoscritto convinti che fossi il “delatore” della soffiata al quotidiano riminese. Addirittura il portavoc è pronto (parole testuali) a “giocarsi un marone” (sempre comunicazione n. 27887 del 12 Febbraio 2016) sulla paternità a me attribuita della fuga di notizia. Fantastico, chissà se “il marone” è ancora appeso al suo posto. Non solo: egli pretendeva che il sottoscritto, invece di rivolgersi a chi di dovere (Procura o Polizia Giudiziaria) per casi come questi, “avrebbe dovuto riferire il tutto al Sindaco e al Segretario Generale…”

In casi di questo genere i suoi obblighi di pubblico ufficiale li aveva esclusivamente verso l’autorità giudiziaria e non verso il Sindaco, corretto?
Certo che sì, vorrei vedere. Il mio interlocutore, dal momento delle rivelazioni di Bellocchi doveva essere solo l’autorità giudiziaria e non certamente l’apparato amministrativo nelle persone del Sindaco o del Segretario Generale. E’ uno degli obblighi fondamentali di un pubblico ufficiale previsti dall’art. 331 del C.p.p.. Invece il portavoce pretendeva che io riferissi primariamente a Gnassi e alla Chiodarelli. Certo, come no, dico io… e magari, per costui, avrei dovuto anche inviare una PEC a Funelli ed una e-mail per conoscenza anche a Mirco Ragazzi per poi andare a bere una birra tutti insieme appassionatamente … così facevamo prima … Robe da matti… Comunque nel loro dialogo ne hanno anche per Gnassi. Pensi, quelli che avrebbero dovuto essere i suoi più fidati collaboratori che gli sproloquiavano dietro le spalle sui suoi comportamenti, affermazioni, atteggiamenti, ecc. Tutto trascritto, si intende non mi invento nulla (sempre Comunicazione n. 27887 del 12 Febbraio 2016).
Ma la cosa più bella è un’altra…

Quale?
Essi ammettono candidamente di aver “depositato alla magistratura senza dire nulla al Sindaco”, una lettera anonima arrivata in Comune il cui contenuto screditava il sottoscritto, funzionari, consiglieri comunali ed imprenditori riminesi imputandoci, guarda caso, le stesse determinate condotte a me riportate dal Bellocchi e dal sottoscritto denunciate all’autorità giudiziaria. Io, secondo il modo di pensare del portavoce, sarei dovuto andare dal Sindaco e dalla Chiodarelli, mentre lui invece poteva agire come gli pareva. Le comiche… Comunque quella missiva era in buona compagnia visto che in data 23 settembre 2015, il Dott. Giovagnoli ha ricevuto “nella sede dell’ufficio del Dott. Gnassi e della Dott.ssa Chiodarelli alle 15,30″ una lettera anonima di uguale tenore. Vede, anche Andrea Gnassi e la Dott.ssa Chiodarelli, senza chiedere spiegazione a nessuno, hanno doverosamente informato la Procura di un fatto per loro rilevante. Quello era il loro dovere. Punto. È chiaro che il Procuratore Capo avendo già cognizione piena dell’indagine e dopo aver inviato tale missiva anonima agli atti della Guardia di Finanza, non solo ha archiviato il tutto come “Fatto non costituente reato”, ma ha chiesto alla stessa G.D.F. di valutare se ci fossero gli estremi per aprire “un procedimento contro ignoti per calunnia nei miei confronti e nei confronti dei soggetti citati nella lettera anonima”. Tutto documentato nella “trasmissione atti del 24.09.2015 a firma del Cancelliere, Concetta Zurlo”.
E’ chiaro quale fosse il clima e come qualcuno nel “palazzo” avesse preparato una totale simulazione della realtà per nascondere quella vera, dissimulata? È chiaro che se avessi la certezza di imputare a qualche soggetto determinato fatti rilevanti contro il sottoscritto mi difenderei nelle sedi opportune. Comunque vedremo cosa emergerà da qui alla prima udienza dibattimentale del 16 marzo. Ce ne sarebbero tante altre…

Una per chiudere questo capitolo?
Una telefonata del 12.12.2015 registrata al “progressivo n. 25931” tra Mirco Ragazzi e l’Ing. Massimo Totti, all’epoca Dirigente Unità Progetti Speciali del Comune di Rimini. Si dovevano dare appuntamento per vedersi ad un pranzo al C.A.A.R. (Centro Agro Alimentare Riminese). Essi erano convinti che a tale pranzo avrei partecipato anch’io in quanto invitato come assessore. A quel punto Ragazzi riferisce a Totti l’intenzione di “farsi fare una foto con il sottoscritto perché mi avrebbe dovuto (testuali parole registrate) “inc***re”. Totti risponde che “troverà il modo” e che così mi “avrebbe presentato il Ragazzi” e cioè “il soggetto di cui andavo a chiedere in giro”.

Ma poi si è verificato tutto ciò?
Certo che no, ci tengo al mio fondoschiena… Era un sabato e al pranzo al C.A.A.R. ho preferito un giro in bici. Comunque da come poi si sono svolti i fatti mi sa che il giochino a Ragazzi e a Totti non gli sia riuscito tanto bene… Come si dice in questi casi? Il Karma … giusto …? Battute a parte, ma si rende conto? Una foto per compromettermi… Erano arrivati a quel punto … e nel mezzo c’è un Dirigente Comunale…

Passiamo a quelli “preoccupanti”.
Quelli preoccupanti sono tutti i dialoghi dai quali emerge il marcio della vicenda e che costituiscono il fondamento dei vari capi di imputazione. Dall’architetto libero professionista che sa di “firmare cose fasulle” e quindi di creare documentazione falsa, come accertato e contestato dalla Guardia di Finanza (pagina 37 di 100 della Notizia di Reato G.D.F.); all’atteggiamento di quei dipendenti comunali che in violazione dei loro doveri interloquivano costantemente con il Ragazzi riferendogli anche questioni riservate. Si pensi che Funelli riferiva a Ragazzi pure delle mie “assenze in Giunta” quando si discuteva del bilancio (Comunicazione n. 1596 del 31.12.2015). Per non parlare di quelli citati sopra dove Funelli e Ragazzi discutevano “su chi far fuori tra imprese e liberi professionisti”. Comunque il tutto è riassunto con dovizia di particolari dalla Guardia di Finanza (pag. 7 di 100 Notizia di Reato della G.D.F.) che ha rilevato “la volontà di alcuni appartenenti alla P.A. di agire per finalità diverse da quelle del bene collettivo ed il consapevole adeguamento degli operatori commerciali a tale sistema”. E i dialoghi dove gli apicali dirigenziali comunali ne dicevano di ogni sui loro colleghi o supportavano il Ragazzi quando era lui a vilipendere i dipendenti comunali stessi (pagine 67-73-80-81 di 100 della Notizia di Reato)? Squallidi… Poi ci sono altre intercettazioni che riguardano personaggi politici riminesi, ex parlamentari di centro destra e centro sinistra, figure apicali di aziende partecipate di alto livello che rivelano tutti i tipi di relazioni presenti nel mondo economico-politico riminese. Interessanti per una certa “nicchia” ma meno per l’opinione pubblica.

Quando lei, giusto un anno fa, è stato autorizzato all’accesso agli atti processuali e poi ha divulgato tutto in conferenza stampa, si è scatenato un putiferio.
Dal punto di vista dell’informazione mediatica l’indagine è stata “in sonno”, diciamo, fino a quando sono stato chiamato in audizione dalla II Commissione Consigliare nella primavera dello scorso anno. Infatti, dal momento della polemica pre-elettorale del 2016 (quando uscirono le prime indiscrezioni di cui al dialogo portavoce del sindaco e della giunta-Funelli già ricordate sul blitz della G.D.F. in Assessorato) e fino a quel momento ci sono stati solo aggiornamenti di cronaca giudiziaria da parte del Resto del Carlino, dei network locali e di qualche rivista on-line, tra cui la vostra testata. Poi, una volta visti gli atti, la pubblica informazione locale ha esercitato il proprio dovere, limitandosi però alla mera registrazione dei fatti di cronaca e non aprendo un’inchiesta di giornalismo politico come invece forse meritava la vicenda. Solo qualche “blog” privato e le testate on line di cui sopra hanno approfondito il tema. Diversamente si sono comportati gli organi d’informazione nazionali e regionali (Il Fatto Quotidiano già in campagna elettorale del 2016 riportava alcuni fatti; il TG3 Emilia-Romagna e La Verità dopo la mia conferenza stampa di settembre) i quali hanno spinto maggiormente per capirne un po’ di più.

Le reazioni politiche, sia da parte della maggioranza che della minoranza, ci sono state.
Ognuno nel proprio campo di gioco, nella dialettica dello scontro politico, ha esercitato il proprio ruolo. Anche se spesso tra le due fazioni c’era chi attaccava solo per il gusto di polemizzare, “di dar contro” e chi difendeva “l’indifendibile”, tra tutte e due senza aver letto una pagina dell’indagine. Poi è chiaro che ci sono stati, invece, coloro che si sono letti gli atti e lì la minoranza ha avuto gioco facile.

In che senso?
Ho ascoltato il dibattito in Consiglio Comunale. Da una parte i consiglieri Marzio Pecci, Luigi Camporesi, Nicola Marcello, che leggevano i testi delle intercettazioni e della Notizia di Reato; dall’altra i consiglieri di maggioranza che replicavano sminuendo tutto in: “sono solo gossip … quali sono i reati commessi… non c’è stato ancora nessun processo eccetera”. E nel mezzo Gnassi che argomentava come la maggioranza e parlava di “tutti gli altri appalti andati a buon fine e come ha lavorato in questi anni il settore”, come se i riminesi non conoscessero la competenza, la professionalità e la cultura amministrativa che ha sempre contraddistinto l’attività del Comune di Rimini e dei suoi dipendenti. Il Sindaco si avvale spesso della tecnica del parlare subito d’altro con una pantomima di due ore quando non vuole rispondere o non sa come affrontare un argomento che gli è indigesto. Ha continuato la sua giaculatoria “minacciando querele a destra e a manca” eludendo però la risposta alle domande fondamentali che gli sono state rivolte.

Quali?
Se fosse a conoscenza delle voci che circolavano su Mirco Ragazzi; chi fosse quest’uomo e perché sia venuto proprio dalla città della “Ghirlandina” per “aiutare” Rimini; quali fossero i suoi rapporti con il suo Capo di Gabinetto e perché Sergio Funelli è ancora lì a ricoprire il suo ruolo alla luce di tutto quello che è emerso dagli atti d’indagine.

Lei si è fatto un’idea in proposito?
Chi è Mirco Ragazzi? Perché da Rimini hanno sentito il bisogno di rivolgersi proprio sulla piazza di Modena per affidargli consulenze sugli appalti che si stavano predisponendo o che erano già in corso d’opera a Rimini? Chi l’ha presentato a Sergio Funelli? Perché questo alone di mistero, di paura, di “timidezza” a parlare di questo soggetto che è emerso dalle intercettazioni? Passi pure che il C.A.R., come ente privato, possa affidare incarichi a chi vuole, ma chi ha legittimato (e per quale motivo) Sergio Funelli ad andare dal Direttore del Settore Lavori Pubblici del Comune di Rimini, Arch. Daniele Fabbri, al fine di presentargli Mirco Ragazzi dicendogli: “questo è un soggetto che può dare una mano all’amministrazione comunale per le grandi partite che erano sul piatto dei LL.PP., Teatro Galli, Tecnopolo, Acquarena, ecc…” (pag. 6 di 100 Notizie di Reato)? Funelli ha fatto tutto di sua iniziativa? Ho seri dubbi in proposito. Pensi che addirittura Mirco Ragazzi non solo aveva libero accesso agli uffici comunali come e quando voleva, ma addirittura gli veniva permesso di effettuare telefonate dalle pubbliche utenze di via Rosaspina: “Infatti visto che S***e non risponde alle chiamate di RAGAZZI, quest’ultimo decide di chiamarlo dagli uffici comunali per l’edilizia pubblica, mostrando in tal modo come riesca ad ingerirsi agevolmente nell’attività di tali uffici” (pag. 29 di 100 Notizia di Reato della Guardia di Finanza).

Perché a suo giudizio?
Vado oltre. Come mai nessuno, né Nadia Rossi, né Emma Pettiti, né altre figure politiche di alto livello che conoscevano se non altro i “boatos” della vicenda, hanno sentito la necessità di chiedermi direttamente o di riferirmi le voci che circolavano in assessorato su questo soggetto e sui rapporti che egli aveva con l’amministrazione comunale? Ero pur sempre l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Rimini cioè colui che avrebbe rischiato “gli zebedei in mezzo all’uscio” se le cose avessero preso una piega differente… La Pettiti ne parlava con Funelli (non sapendo chiaramente che il Capo di Gabinetto fosse intercettato) e gli riferiva che è “un amico di Stefano (Bonaccini, Presidente delle Regione Emila Romagna) e di averne parlato con lui mesi fa di ‘ste robe” (pag. 14 di 100 della Notizia di Reato comunicazione 22006-22010 del 12.01.2016 ). Nadia Rossi, a detta di Funelli, ne avrebbe parlato con il Sindaco Gnassi e da lì il suo risentimento con le invettive sessiste pesanti nei confronti della consigliera regionale (pag. 13 di 100 Notizia di Reato e comunicazione 22006-22010 del 12.01.2016). A me sottacevano tutto. Era come se esistesse una sorta “di omertà nei miei confronti”. Sembrava che tutto dovesse passare solo da Sergio Funelli in una sorta di “conventio ad excludendum” per Roberto Biagini. Certo, se mi avessero chiesto di questo soggetto e dei suoi rapporti con Palazzo Garampi, se non altro per spirito di colleganza dato che eravamo nella stessa squadra, io avrei fornito, non potendo comportarmi diversamente, la stessa risposta che diedi a Juri Magrini (allora segretario provinciale del PD), quando mi chiese se fossi a conoscenza di tal Mirco Ragazzi, degli appalti, di Funelli, eccetera; e cioè questa: “sì, me ne hanno parlato e come pubblico ufficiale ho fatto quello che dovevo, Juri”. Ma sicuramente avrei apprezzato il loro comportamento collaborativo. Invece hanno sposato la filosofia dell’Ugonotto Enrico di Navarra, noto a tutti come Enrico IV, che “Parigi (in questo caso Bologna) val bene una messa”.

Infatti lei l’è venuto a sapere da altre fonti, da Marco Bellocchi, presidente del C.A.R.
Certo è andata così. Poi, pochi giorni dopo il deposito in Procura, come già detto, mi contattò Magrini chiedendomi notizie in merito al Ragazzi & C. Non solo: egli era preoccupato per le potenziali conseguenze negative che avrebbero potuto riversarsi sul PD, memore del fatto che per la campagna elettorale delle regionali del 2014 mi disse che il Ragazzi gli creò problemi nell’organizzazione riminese di uno degli ultimi eventi prima del voto. Quindi Mirco Ragazzi era già conosciuto nell’ambito riminese degli ambienti del PD. Chi l’aveva introdotto?

Altri referenti politici che secondo lei qualcosa avevano sentito in merito?
Alberto Vanni Lazzari, segretario comunale del PD, invece di chiedere informazioni al sottoscritto sull’andamento degli appalti in corso (Acquarena e Tecnopolo) e di quello che si diceva in giro, interloquiva direttamente con il capo Gabinetto chiedendogli spiegazioni perché “ci sono quelle voci che escono… sono a più dimensioni … ci sono queste persone … troppa me**a ci stanno buttando addosso” (Comunicazione n. 18040 del 18.12.2015). Con il senno di poi …ci ha preso in pieno a chiedere a Funelli… Bravo, Vanni Lazzari, chapeau… anche se come segretario comunale del PD, nonché dipendendente comunale, qualche domanda se non altro per curiosità e ruolo avrebbe dovuto porsela.

Ma Gnassi conosceva, secondo lei, Mirco Ragazzi?
Bisognerebbe chiederlo a Gnassi. Riporto una intercettazione agli atti tra Mirco Ragazzi e il referente di una impresa (Comunicazione n. 3457 del 29.09.2015). Mirco Ragazzi: “ascolta… adesso, io domani sono via tutto il giorno con … con il Sindaco e il Capo di Gabinetto…”. Era vero o Ragazzi millantava un rapporto confidenziale con Gnassi per i suoi fini? Poi in un’altra intercettazione tra Funelli e il portavoce (Comunicazione n. 3618 del 06.10.2015), il Capo di Gabinetto riferendosi ai comportamenti del “modenese” (Mirco Ragazzi ndr G.D.F.), dice al portavoce: “…lui non può spendere il nome dell’amministrazione … sicuramente non del Sindaco… e poi non deve confondere un relazione umana … amplificarla e spacciarla, eventualmente l’avesse fatta …come una relazione privilegiata…”. In ogni caso non ci sarebbe nulla di male in una semplice conoscenza, visto che i sindaci sono a contatto o sono chiamati a relazionarsi con migliaia di persone di cui non è certamente possibile conoscere profilo e curricula.

Funelli è quello che svolge il ruolo più “politico” e non a caso la minoranza non si spiega come mai sia ancora lì a ricoprire il ruolo di Capo di Gabinetto e ha chiesto al Sindaco il suo allontanamento.
Non è solo la minoranza che non se lo spiega e si pone domande. Me lo chiedo anch’io e se lo chiedono tutti coloro che hanno letto gli atti. “Mistero buffo”. Bisognerebbe riesumare Andreotti in una delle sue affermazioni più “azzeccate”.

Visto quello che poi è successo, parliamo della sua uscita di scena dall’agone politico, lo rifarebbe?
Ho solo fatto il mio dovere senza pensare ad altro, nulla di più. Di fronte a situazioni di quel genere devi solo attingere a quelli che sono i tuoi doveri istituzionali. Non esistono calcoli politici personali, stratagemmi, soluzioni B che tengano. Il ruolo di pubblico ufficiale mi imponeva quella condotta. Così ho valutato e così ho agito. Poi siamo in Italia e quindi … mi hanno fatto passare per un vendicatore rancoroso.

E’ vero, parliamone.
Già durante la campagna elettorale per le amministrative del 2016 nel sottobosco delle dicerie messe in giro da qualche candidato veniva artatamente fatta circolare la menzogna che tutto quello che si diceva intorno alla questione dei due appalti fosse nato da una mia rancorosa vendetta dovuta alla esclusione voluta dal Sindaco Gnassi dalle liste Comunali del PD. Ricostruzione ripresa ed amplificata nel settembre del 2019 all’indomani della mia conferenza stampa dove ho reso pubblici gli atti in mio possesso del procedimento penale. Ricorda “le illazioni facilmente confutabili” di matrice gnassiana?

Certo, ne abbiamo anche riferito.
Bene, ricostruiamo cronologicamente la vicenda. Ho depositato la mia relazione sui fatti riportatimi da Bellocchi il 10 agosto 2015 nelle mani del Dott. Giovagnoli. Il mio compito si era esaurito quel giorno. Come avviene in ogni competizione elettorale la predisposizione delle liste arriva un paio di mesi prima delle elezioni (marzo-aprile 2016). Infatti Juri Magrini mi ha comunicato la mia esclusione dalle liste del PD il 27 o 28 aprile 2016, quindi 8 mesi dopo la consegna dell’esposto quando ormai l’indagine della G.D.F. si stava definendo. Io non ho mai sentito parlare di “vendette preventive”, poste in essere prima che si verificasse il fatto da vendicare. Per il PD e per lo stesso Gnassi (Corriere Romagna del 22.09.2019), invece, mi sarei voluto vendicare già nell’agosto del 2015 (momento dell’esposto, quindi mia “vendetta”) di un fatto non ancora verificatosi e che sarebbe poi accaduto un anno dopo, nell’aprile del 2016 (esclusione dalle liste del PD). Robe da matti… Forse ci starebbe il contrario ma ormai è acqua passata.

Ma perché ha sentito la necessità di convocare quella conferenza stampa lo scorso anno.
Perché sulla questione Acquarena-Tecnopolo regnava la più completa omertà mediatica (a parte le eccezioni già evidenziate) nonostante vi fosse già stato l’esercizio dell’azione penale da parte del P.M. (richiesta di rinvio a giudizio) e la fissazione dell’udienza preliminare. Non solo: quando, in qualità di esponente, ho avuto l’autorizzazione per l’accesso agli atti e per estrarne copia e dopo averli letti, sono rimasto esterrefatto dai fatti e dai comportamenti accerti dalla G.D.F. e ho subito pensato che non me li sarei potuti tenere per me. La cittadinanza aveva il dovere di conoscere la situazione di collusione tra sistema pubblico e privato che aveva infettato come una metastasi quelle due procedure di appalto comunali (Acquarena-Tecnopolo), cosa succedeva nel cantiere provinciale Valgimigli e i comportamenti di totale infedeltà in spregio alle norme comportamentali di quei dipendenti pubblici coinvolti. Alla faccia delle “illazioni facilmente confutabili” di Gnassi. Si vada solo a leggere a pag. 27 dell’Ordinanza (07.11.2017) del G.I.P. di “Rigetto delle Misure Cautelari” richieste dal P.M. per due degli allora indagati e oggi imputati, come la Dott.ssa Fiorella Casadei ha definito, nell’ambito del suo ruolo di organo giurisdizionale terzo e non titolare delle indagini, la situazione accertata dalla G.D.F. e sottoposta alla sua cognizione…

Comunque finisca rimane una vicenda desolante. Secondo lei il Comune di Rimini si costituirà parte civile in sede di dibattimento?
Ho sentito più di una volta sia Gianluca Brasini (in Commissione Consigliare e nelle risposte alle interpellanze in Consiglio Comunale) che Andrea Gnassi rimarcare, correttamente, che il Comune di Rimini in questa vicenda è “parte offesa”. Bene, la coerenza impone alla Giunta di costituirsi parte civile per l’udienza del 16 marzo 2021. Ho già detto che sarebbe assolutamente vergognoso e avvilente se il Comune di Rimini non esercitasse l’azione civile in un processo penale di tale tenore. Andate a vedere le ultime deliberazione della Giunta Comunale sulle costituzioni di parte civile del Comune di Rimini per quali reati sono state deliberate, confrontatele con questa vicenda processuale e pesate le situazioni. Se rinunciasse alla costituzione torneremmo ai detti “andreottiani” di cui sopra.