Albero da basket, modello stendino o da illuminazione? Le piante costrette a funzioni anomale

Albero da basket, modello stendino o da illuminazione? Le piante costrette a funzioni anomale

Tronchi perforati per reggere canestri, fari e altro. In barba al regolamento comunale sul verde che considera tutto ciò danneggiamenti. Alcuni casi pizzicati in giro per la città.

Non è la prima volta che proponiamo fotografie di alberi utilizzati per scopi diversi dalla loro missione di piante: consentirci di respirare. In estrema e semplice sintesi: gli alberi assorbono dall’aria il diossido di carbonio (se si preferisce, anidride carbonica) e ci restituiscono ossigeno. Sicché, volendo considerare la cosa anche solo sotto il profilo squisitamente egoistico è nostra convenienza conservare e rispettare i nostri fedeli e preziosi alleati vegetali.
E’ del tutto normale che i Comuni di tutta Italia si dotino di specifici regolamenti per proteggere gli alberi sia pubblici che privati. A nessuno è consentito maltrattarli. Di tagliarli senza adeguate autorizzazioni non se ne parla proprio. Chiaro? Bene, non possiamo e nemmeno vogliamo sostituirci alle autorità competenti. Ci limitiamo sottoporre al senso critico del lettore alcune situazioni che a noi sono sembrate quantomeno singolari. Eccole.

Il Cedro in oggetto dovrebbe essere quello dell’Himalaya. Può raggiungere i 60 metri di altezza.
Se invece lo confondessimo erroneamente con un Cedro dell’Atlante, l’altezza scenderebbe a 40 metri.
In entrambi i casi, il loro tronco è in grado di raggiungere una considerevole altezza. Valutando gli alberi che vediamo dalle nostre parti e volendo umanizzare il cedro, lo si potrebbe immaginare come giocatore di basket, alto e ben “piantato”. Et voilà: qualche vite, un paio di fili di ferro che escono da un foro e il gioco è fatto. Ecco il Cedro pronto per il campionato di pallacanestro; con cesto incorporato. Manca solo l’ingaggio.

In questo giardino sul tronco dell’albero ci sono viti (o forse chiodi) per sostenere legacci e casette di legno per uccellini. Di volatili, tutte le volte che ci è capitato di passare da là, nemmeno l’ombra.
La crisi del turismo non risparmia nemmeno i pennuti. E’ probabile che quelle casette rimarranno vuote.
Magari sarebbe meglio smantellare tutto e restituire la libertà al tronco e lasciar fare i nidi a chi ne è capace.

Anche se questo non è un Laurus Nobilis (simbolo della Sapienza e della Vittoria) ma un più modesto Laurus Cerasus, non merita di essere degradato a “Laurus Ambulator”. Un lauroceraso ambulante di tappetini per auto è insopportabile da vedere. Naturalmente capiamo che qualche tappeto d’auto appeso ai rami non ne compromette la salute o la crescita, ma per cortesia, un po’ di rispetto dell’arborea dignità!
E rispetto anche per tutti i cittadini che, come nel caso in specie, hanno contribuito all’acquisto e alla manutenzione della pianta. E’ un bene comune, non di chi ha il garage nelle vicinanze.
Che sia un concetto troppo anglosassone?

 

All’apice dei fusti alti e slanciati, i pennacchi verdi tremolano anche con la brezza più lieve. Tra gli alberi, una delle regine d’eleganza è la palma, la cui esotica raffinatezza impreziosisce l’arredo verde della città.

La classe, hainoi, non riguarda i palmizi che vedete nelle immagini e va da sé che non sia colpa loro.
Le vere palme, quelle nobili e incantevoli vanno cercate altrove, qui sono adoperate a guisa di servi muti, sono pali di servizio, sono tralicci di sostegno per spot, ventole, altoparlanti. Queste palme sono soffocate da intrecci di fili elettrici, sono tutto tranne che slanciate e fiere. Magari può essere che ci sbagliamo. Certo c’è di peggio, e di sicuro non si sta parlando di disastri ecologici, tuttavia rimaniamo dell’idea che la mancanza di rispetto e di decoro, prima o dopo, ci tornino indietro come un boomerang. Sulla testa.

Il “regolamento del verde urbano pubblico e privato” del Comune di Rimini

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