Anno tragico per le guide turistiche: intervista a Marco Torri, che non esclude una lista civica

Anno tragico per le guide turistiche: intervista a Marco Torri, che non esclude una lista civica

Un 2020 disastroso per la quasi totalità delle guide e accompagnatori turistici che operano nel territorio riminese e romagnolo. Ma anche il 2021 si preannuncia molto difficile. Parla il presidente di Confguide e dice: «se mi candiderò dipenderà solo dalle prospettive del nostro settore, e a chi si candiderà chiederò di poter essere coinvolti partendo magari dalle basi per una città che vuol competere con le destinazioni d’arte».

Marco Torri (nella foto) è presidente della federazione delle guide e accompagnatori turistici Confguide Confcommercio nella provincia di Rimini e vice presidente a livello nazionale. Il settore è stato e continua ad essere, senza ombra di dubbio, fra i più pesantemente colpiti dalla pandemia. Ecco perché al termine, e aggiungiamo finalmente, di quest’anno orribile, è opportuno tentare un bilancio e guardare avanti.

Allora presidente, come sono andate le cose e quali sono le prospettive per il 2021?
Un anno da archiviare, una vera tragedia per la quasi totalità delle guide e accompagnatori turistici che operano nel territorio riminese e romagnolo. Alla fine di febbraio la pandemia si è scatenata e ricordo ancora quando stavo rientrando da una breve vacanza in Marocco. Ho cominciato a ricevere le prime telefonate, le agende si stavano svuotando e le cancellazioni dei tour erano all’ordine del giorno. Pensi che sono passato da 30 gruppi all’anno alla Galleria Nazionale delle Marche a zero e dicasi lo stesso su Ravenna, dove fatturiamo il 50% del nostro lavoro. Nessuno poteva immaginare una tale agonia del mercato dei servizi di accompagnamento turistico. Il 2021 sarà come quello appena passato. Chi potrà sopravvivere attingerà ai propri risparmi sperando nella ripresa almeno a settembre. Leggere che vi è addirittura qualcuno che non vuole vaccinarsi ma fa ribollire il sangue. Se mi dessero l’opportunità lo farei subito.

Ci spieghi meglio come funziona il vostro settore e di quanti professionisti a partita Iva stiamo parlando…
Domanda corretta. Vede, ottenere l’abilitazione a guida o accompagnatore non vuol dire essere un professionista del settore. Lo sei se hai una partita Iva e vivi solo di questo lavoro occupandoti nei periodi morti su come relazionarti con i Tour Operator, le Agenzie Viaggio, partecipare a fiere di settore. C’è da fare per chi lo fa di mestiere come me. La maggior parte di chi ha una abilitazione in realtà come primo lavoro fa altro e spesso si tratta di insegnanti che lavorano giusto nei week-end saltuariamente. Quelli non sono professionisti del settore. Il nostro lavoro inizia solitamente a marzo con il turismo scolastico fino a fine maggio, mentre da giugno alla fine di luglio abbiamo i tour con il mercato straniero, breve pausa ad agosto e poi da settembre fino alla fine di ottobre si ricomincia con un pubblico più adulto per terminare poi con dicembre e le festività. Lavoriamo su tutto il territorio nazionale, formandoci di continuo. Se fino al 2018 potevamo parlare di quasi 20 mila operanti tra visite guidate e accompagnamenti, l’ultimo ristoro del Mibact ci ha regalato un quadro drammatico con un numero più che dimezzato.

Il ministro Franceschini si è mosso in aiuto del settore? Quanti hanno beneficiato di un contributo?
Dall’inizio della crisi come vice presidenza non ho mai smesso di dialogare con gli uffici della Confcommercio Professioni. Posso garantire che è stato uno dei periodi più difficili che io abbia mia affrontato. Mentre vedevo bar, chioschi, bagnini e ristoranti lavorare come matti quest’estate e noi fermi al palo non è stato per nulla facile. Molti han mollato la professione, tanti si sono lanciati nell’insegnamento e se decidi di farlo vuol dire che non hai più alternative professionali. Musei chiusi, gallerie d’arte e pinacoteche chiuse, protocolli impossibili da applicare tra distanze, mascherine, radio guide, numero massimo di persone da portare in visita guidata. Non mi sono affatto stupito che appena 6 mila colleghi in tutta Italia siano stati ammessi ad un fondo messo a disposizione dal governo. Per chi aveva un codice Ateco diverso o non preponderante come attività principale so che vi sono stati dei problemi nell’avanzare la richiesta. Ma stiamo parlando di poche centinaia di persone per le quali ci si sta già muovendo.

Quali prospettive in vista anche delle elezioni amministrative nella nostra città. Immagino che anche voi come professionisti del turismo culturale abbiate una vostra idea per la Rimini del futuro. E Andrea Gnassi che sindaco è stato?
Ammetto che già dalle ultime regionali tanti sono stati i contatti e non nascondo che vedo una intera fetta del turismo culturale riminese decisamente poco rappresentata. La domanda da porsi è: Rimini sta investendo abbastanza? Rimini sta coinvolgendo tutti i professionisti del turismo culturale per il suo rilancio? Fellini non è sufficiente per attrarre turisti, lo è se viene messo a sistema con tutto quello che può offrire il nostro territorio che è fatto non solo di spiaggia, ma di castelli, rocche, musei. I lavori messi in campo da questa amministrazione sono imponenti, ma onestamente avrei preferito maggior dialogo con chi porta i turisti a Rimini. E’ necessario creare non solo emozioni, ma itinerari realmente spendibili. Rimini non è Urbino né Ravenna, deve ancora costruire una sua identità che vede oggi essere composta di vere e proprie gemme a sé stanti come il teatro Galli, il borgo San Giuliano, la domus del Chirurgo, castel Sismondo e il tempio Malatestiano. Bisogna fare in modo che questi elementi dialoghino fra loro, e le guide sono gli ambasciatori di un territorio in cui aiutare il turista ad emozionarsi. Il sindaco Gnassi ha dato la sua impronta alla città, c’è a chi piace e a chi no. La sua è una eredità pesante e non vedo nessuno che abbia il suo carisma. Sicuramente Lucio Paesani si sta mostrando un potenziale candidato dal grande entusiasmo. Da par mio non escludo di proporre una mia lista civica e se mi candiderò dipenderà solo dalle prospettive del nostro settore. A chi si candiderà, visto che i giochi sono ancora aperti, chiederò di poter essere coinvolti partendo magari dalle basi per una città che vuol competere con le città d’arte: creare aree di carico/scarico per i bus turistici. Questi non spariranno mai, anche se dovesse funzionare finalmente il Metromare. Pensi che a Rimini, città e capitale del turismo sull’Adriatico, mancano ad esempio i servizi igienici per i turisti. Mentre a Ravenna, Bologna o Urbino esistono da sempre disseminati per la città. Penso non ci sia nulla di male né di offensivo nel poter imparare qualcosa da chi campa esclusivamente di un turismo culturale che muove l’economia in queste città.