Benedetta Bolkestein! L’ammiraglio Cingolani senza freni

Benedetta Bolkestein! L’ammiraglio Cingolani senza freni

Rimini ha quasi completamente perso il suo rapporto col mare.

“Non facciamo ridere. Cosa vengono a fare le multinazionali in riviera? La Versilia, la Costa amalfitana... forse sì, sono appetibili, ma Rimini oggi non credo". La vicenda dei capanni privati sul molo e sull'arenile. "Abbiamo una storia grandissima di mare, ma si sta parlando solo di spiaggia e Bolkestein, ovvero degli interessi di una categoria, mentre nessuno guarda all'interesse generale, a partire da quello del turismo nautico e della cantieristica".

“Abbiamo una storia grandissima di mare, ma si sta parlando solo di spiaggia e Bolkestein, ovvero degli interessi di una categoria, mentre nessuno guarda all’interesse generale: del turismo nautico, delle scuole nautiche, dell’abbandono in cui versano i mestieri legati a questo settore e della cantieristica”. Aleardo Cingolani (nella foto) per tutti è l’ammiraglio. Ha navigato sulle navi mercantili per una decina d’anni, poi le navi da soccorso, “poi mano a mano che sali di grado vai a comandare le scrivanie”, sorride lui, sintetizzando così l’esperienza in Capitaneria. E’ presidente della Lega Navale di Rimini e il mare continua ad essere la sua passione.
“Le scuole continuano a formare geometri e ragionieri che in buona parte resteranno disoccupati, mentre la nostra regione è l’unica in Italia a non avere una scuola nautica professionale e impieghiamo tutta forza lavoro tunisina. La scuola che avevamo a Rimini, “Navigare necesse”, è stata chiusa. Il turismo ha paradossalmente distrutto tutto da questo punto di vista. Triste ammetterlo anche perché per secoli Rimini era stata il fulcro anche in questo ambito”, dice Cingolani. “I problemi sono nati quando al mare si è cominciato a guardare solo dal punto di vista della spiaggia e del divertimento, dimenticandosi via via del patrimonio più importante. Pensi solo a come è stato distrutto il turismo nautico: avevamo 60 motonavi, ne sono rimaste due. Se la prossima estate si rimettessero in mare i cutter a vela, come si faceva una volta, sarebbero pieni di gente. Il mio primo imbarco, a dodici anni, l’ho fatto come mozzo su un cutter a vela e portavamo i turisti in mare”. Altroché gonfiabili galleggianti.

Ci sono anche i capanni privati, sul demanio, utilizzati come “casa” al mare

Benedetta Bolkestein. Non ci sono solo le concessioni di cui si parla ogni giorno. Ci sono anche i famosi “capanni” sui moli. “A Cesenatico e Ravenna ce ne sono molti. A Rimini ne è rimasto uno, vicino al Rockisland, altri sono stati tolti con la costruzione della darsena”. Che fine faranno con la Bolkestein? “Sono capanni privati, utilizzati come “casa” al mare, cosa che il codice della navigazione vieterebbe, ma tutti fanno finta di niente. Diversa la storia del Rockisland, “figlio” dello storico ristorante Belvedere, bellissimo e innovativo quando sorse nei primi decenni del 900, ed oggi viene dato in concessione per svolgere un servizio di interesse pubblico. Ma il capanno attiguo che servizio svolge?”.
Poi ci sono i capanni dei bagnini. O cabine. “Fino ai tempi dell’Azienda di soggiorno, inizi anni 70, c’era solo una concessione demaniale: tutta la spiaggia era dell’Azienda di soggiorno. All’epoca i democristiani gestivano le Aziende di soggiorno (e banca Carim) e i comunisti il Comune. Ad un certo momento i comunisti hanno capito che il demanio era una partita molto importante e ci hanno messo le mani. A quel punto la Capitaneria di Rimini notificò a Roma questo cambiamento. Ministro della marina mercantile era Lupis, che andava al mare a Cattolica e quindi conosceva bene la situazione. Disse: la spiaggia in mano in mano ai comunisti, non se ne parla! Tolse la concessione all’Azienda e nacquero le cooperativa di tutti i colori, la più grossa fu quella dei repubblicani…” Torniamo ai capanni: “Le cabine in spiaggia erano private, poi una buona parte di queste fu sanata negli anni 90 e divennero di proprietà dei bagnini, anche se ne è rimasta ancora qualcuna privata. Ma fino ai primi anni 90 erano tantissime la cabine di proprietà degli alberghi”.

La Bolkestein è stata congelata, si sta facendo di tutto per attutirne il colpo, ma detterà legge

Cosa pensa l’ammiraglio della soluzione che si sta individuando sulla Bolkestein? “La Bolkestein è talmente vincolante dal punto di vista dei principi della concorrenza, che non sarà possibile introdurre palliativi. Scadenza della concessione e possibilità per tutti di poter partecipare sono due punti fermi. La Bolkestein è stata congelata, si sta facendo di tutto per attutirne il colpo, ma detterà legge”. Si sta pensando a come aiutare i concessionari “storici” e a tutelare gli investimenti fatti. “Non mi sembra giusto e comunque sono pochi i bagnini che hanno fatto interventi nuovi di riqualificazione e innovazione. Piuttosto sono famiglie che da quattro o cinque generazioni gestiscono la spiaggia e i pochi passaggi di mano (attraverso passaggi di quote all’interno della società che ha la concessione) hanno costi pazzeschi. Vogliamo poi parlare dell’errore commesso dallo stato quando i Ceschina ottennero una fascia di arenile da Ravenna a Cattolica in pagamento dei danni di guerra? Credendo di dargli dei relitti, invece gli hanno messo in mano un tesoro”.
C’è chi dice: arriveranno le multinazionali a gestire la nostra spiaggia. “Non facciamo ridere. Cosa vengono a fare le multinazionali in riviera? La Versilia, la Costa amalfitana… forse sì, sono appetibili, ma Rimini oggi non credo. Quello della multinazionale è uno spauracchio fasullo. Bisogna riconoscere che il sindaco Gnassi si è giustamente posto l’obiettivo di riqualificare l’arenile e il lungomare, ma troverà mille ostacoli, a partire dalle incertezze sulla Bolkestein e dai costi notevolissimi. Il parco del mare è per molti aspetti interessante: se non si riuscirà ad offrire spiagge belle e attrezzate il nostro turismo sarà destinato alla fine. Siamo fermi alla cabina e all’ombrellone da sempre, abbiamo un po’ la malattia del capanno a Rimini, mentre quanto sarebbe più bella la spiaggia con meno stabilimenti? Sulla marina l’unica novità che si è vista è stata la ruota panoramica, che ha stancato subito, dopo essere stata piazzata nel posto sbagliato”.
“Gnassi ha coraggio”, spiega Cingolani, “poi fa anche soluzioni pasticciate come lo spostamento del mercato ambulante, ma il recupero del Castello, del teatro e del Fulgor vanno bene. Però…”. L’ammiraglio è non poco deluso per il nulla di fatto che anche l’amministrazione Gnassi sta dimostrando in merito all’anfiteatro romano e non solo: “Il Ceis non si può toccare, evidentemente. Quando mi sono candidato sindaco e ho detto che il mercato coperto copre la storia di Rimini e va spostato, ho preso 400 voti in tutta la città, mentre adesso si è riaperto il dibattito sullo spostamento. E’ chiaro che si deve spostare il mercato coperto”.

Si aspetta questo benedetto piano regolatore del porto ma non arriva

Non siamo più una città di mare. “Rimini ha quasi completamente perso il suo rapporto col mare. Lo ha fatto in tanti modi, come ho ricordato: chiudendo la scuola nautica, non dando un futuro alla cantieristica. Vada a vedere qua in fondo alla strada”, indica con la mano Cingolani mentre conversiamo nella sede della Lega Navale. “Sembra di essere nel terzo mondo, eppure ci sono competenze eccellenti, ma lavorano in condizioni mortificanti. Avevamo una rinomata scuola di maestri d’ascia mentre ne sono rimasti due, tutti i mestieri di un certo livello collegati alla nautica li abbiamo persi. Si aspetta questo benedetto piano regolatore del porto ma non arriva. Si dice che i cantieri troverebbero posto al confine col palazzo della prua, ma li ci abita gente che ha speso molto per acquistare quegli appartamenti, e forse non è proprio contenta del paventato trasferimento. Forse per questo non sta succedendo niente”.

Una ditta romagnola costruiva gommoni in Tunisia, chiesi incursori per raderla al suolo ma…

Ammiraglio, in una riunione del Mar in cui si parlava d’altro (aeroporto e Bolkestein) lei ha accennato ad una notizia esplosiva. Ha detto di avere scoperto che una ditta romagnola costruiva i gommoni a Tunisi sui quali arrivano i profughi sulle nostre coste, e chiese degli incursori per bombardarla, ma non se ne fece nulla. “Succedeva nel 2005 – risponde Cingolani – e forse la situazione è ancora quella. Era una ditta italiana che costruiva i gommoni in Tunisia. Eravamo risaliti tramite le indagini legate al recupero dei gommoni, gli interrogatori delle persone salvate…, si cercava di scoprire chi erano gli scafisti”. Ma gli incursori non partirono.