Cosa succede in piazzetta San Martino e ai beni storici di Rimini? Lettera e risposta appuntita di Rimondini

Cosa succede in piazzetta San Martino e ai beni storici di Rimini? Lettera e risposta appuntita di Rimondini

"Perché si sta finanziando un'indagine archeologica di tale cura e premura se poi tutto verrà ricoperto? E Palazzo Lettimi, il fatiscente anfiteatro...?" Rimondini: "il giovane lettore ha ragione sulla logica dell'amministrazione comunale che sembra ridotta alle decisioni di una sola persona non molto competente in fatto di archeologia e storia".

Mi chiamo Andrea Montemaggi, ho 19 anni sono nato e vivo a Rimini.
Amo la mia città specialmente in questi anni duri, dove sta riaffiorando la bellezza del centro storico seppellita da anni di incurie ed incompetenza.
Sono un vostro lettore, amo vedere la dedizione ed il lavoro che stanno dietro agli articoli che pubblicate. Interessante è vedere anche tutte le “balle” e le stupidaggini burocratiche che stanno dietro all’amministrazione comunale, che nessuno mai mette in luce.
Una di queste “balle” è quella riguardante i lavori di piazzetta San Martino e quindi la prima fase del cantiere del museo Fellini. Leggendo l’ultimo post del comune di Rimini su Facebook: “Sul fronte archeologico su indicazioni della Soprintendenza si stanno approfondendo le quote di scavo in alcune aree al fine di poter rilevare dati archeologici quali datazione murature e indagini muri chiesa”.
Cosa significa precisamente?
Che tutti questi mesi di lavoro incessante e piuttosto limitante nei confronti delle attività presenti in loco, si sono svolti solo per prendere informazioni di carattere archeologico?
Tutti questi mesi di lavoro fino e preciso nello spolverare vecchie pietre ed ossa finiranno con il riempimento dello scavo e il termine dei lavori come erano stati previsti mesi fa prima del ritrovamento?
In questo caso, perché si sta finanziando un’indagine archeologica di tale cura e premura se poi tutto verrà ricoperto come su progetto iniziale? Il comune non dovrebbe recuperare, valorizzare anche attraverso pavimenti di vetro ed illuminazione adatta tutto lo scavo? essendo oggi una parte della città in preda al cemento ed al bitume, all’incuria e alla bruttezza urbana perché non si dà uno slancio coerente anche a quella che è la storia del luogo, evitando sprechi soprattutto di denaro pubblico?
Perché il Comune non è chiaro su cosa accadrà a Piazzetta San Martino? ma come tanto altro… Palazzo Lettimi, il fatiscente anfiteatro, le vie del centro incatramate e bucate tanto temute (ad esempio via Bufalini) tra gli anziani della città…
Vi ringrazio se potrete dedicarmi un minuto del vostro tempo e sarei felice di ascoltare la vostra opinione a riguardo.

Andrea Montemaggi

Risponde Giovanni Rimondini:

Sì, il giovane lettore ha ragione sulla logica dell’amministrazione comunale che sembra ridotta alle decisioni di una sola persona non molto competente in fatto di archeologia e storia.
Ormai il suo tempo sta per finire e si potrà cercare di rimediare alle decisioni superficiali o sbagliate in fatto di cultura archeologica e storica riminese. E’ sbagliata anche l’ossessione felliniana del sindaco e appare assurdo destinare tutte le risorse nella costruzione di ben tre musei Fellini, uno dei quali, purtroppo, riduce a ‘contenitore’ di oggettistica e di immagini felliniane, l’unica opera ossidionale esistente dell’immenso Filippo Brunelleschi, Castel Sismondo. Questo castello è stato costruito intorno al “palatium inceptum”, come ha precisato Angelo Turchini, una casa di Malatesta da Verucchio, un luogo frequentato da Francesca da Polenta e da Paolo conte di Giaggiolo, se pure non siano assai probabilmente stati amanti e comunque siano morti a distanza di anni uno dall’altra, come cercherò di dimostrare in un prossimo contributo. L’anno prossimo, 2021 è l’ottavo centenario della morte di Dante a Ravenna. Ci saranno convegni e celebrazioni soprattutto nei luoghi danteschi. Il “palatium inceptum”, luogo dantesco, non si potrà più vedere, scomparso dietro gli arredi del museo Fellini.
Rischiamo anche di fare una figura meschina, con tutta questa esaltazione acritica e astorica di Fellini, che nei suoi film, indubbi capolavori di estetica ironica e sarcastica, dove ha messo in scena Rimini, dai Vitelloni ad Amarcord, trasmette di Rimini un’immagine di borgo selvaggio abitato da mostri e mostresse. Quale donna riminese vuole mettersi in fila con la Gradisca, la tabaccaia, la professoressa di matematica o quella di storia dell’arte, la Volpina, la Saraghina, la suora nana… intendiamoci, sono tutte figure vive esteticamente, ma chi vorrebbe conviverci e considerarle tipiche persone di Rimini? E quale immagine vien fuori di Rimini come luogo umano? Davvero Rimini è quel luogo paesano arcaico abitato da pataca o da personaggi umani ma patetici e anche ridicoli come la famiglia di Titta?
Federico Fellini è un grande regista, ma il suo mondo psichico, culturale, politico e sociale appartiene alle mostruosità arcaiche, infantili, fasciste, veterocattoliche e alle patologie collettive degli anni ’30-’50, che speriamo siano scomparse per sempre. Dobbiamo fingere che amava Rimini? No, non l’amava, la disprezzava e a quanto pare i Riminesi suoi contemporanei lo ricambiavano con uguale disprezzo e sarcasmo, si pensi alla beffa della casa sul porto, promessa, visitata da Giulietta Masina, e… subito scomparsa quando si era trattato di tirar fuori i soldi…
In piazzetta San Martino, si dice vogliano collocare un’ampia vasca piena d’acqua con una bestia felliniana gigantesca, un rinoceronte o un ippopotamo, tratta da un suo film. Stupisce che ci siano ancora architetti che progettano delle vasche d’acqua dopo tutti i fallimenti di simili aggeggi, nel cimitero la vasca della prua sotto la nave di Fellini, è asciutta perché l’acqua era penetrata di sotto infradiciando le salme, o così mi hanno detto. La grande vasca con la sfera di Arnaldo Pomodoro a Morciano è sempre asciutta e fa una vista veramente squallida, come la grande vasca sotto l’edificio puntellato vicino alla Darsena.
Gli archeologi in piazzetta San Martino fanno quello che devono. Trattandosi di archeologi medievali ci si può aspettare entusiasmi illimitati per terreni argillosi levigati con la spazzola e al centro un buco. Va benissimo trovare le tracce di edifici di legno, poveri e di tombe piuttosto semplici e povere, ma, creda a me, giovane lettore, metterli sotto vetro sarebbe eccessivo. Si mettano in pianta i muri e le tombe trovate, si raccolgano le ossa e le si metta al sicuro – serviranno per le indagini sul dna -, li si fotografi e disegni, ma poi li si ricopra. Altro discorso sarebbe se si fosse trovata un’altra domus del chirurgo. E ce ne sono.
Ma qui si apre il discorso piuttosto serio e frustrante del mantenimento dei ruderi scavati. Sommerso dall’acqua e dalla merda è il mosaico trovato sotto la Camera di Commercio in via Sigismondo. Perché una volta messo in luce un ambiente antico ci sarebbe bisogno di una manutenzione continua in tempi ravvicinati, ma nessuno la fa. Per questo le Soprintendenze archeologiche, prima che il sorridente Renzi le abolisse, preferivano scavare il meno possibile.
Tutto questo che ho scritto è il parere di un quasi ottantenne che dovrebbe essere discusso e rettificato probabilmente, parlando con donne e uomini di cultura più giovani e meglio attrezzati.

Giovanni Rimondini