Da una professione sicura alla tonaca: sabato l’ordinazione di tre riminesi nella Basilica papale

Da una professione sicura alla tonaca: sabato l’ordinazione di tre riminesi nella Basilica papale

Saranno circa un centinaio tra amici e parenti le persone che dal riminese partiranno per andare a Roma sabato 27 giugno per l'ordinazione sacerdotale

Saranno circa un centinaio tra amici e parenti le persone che dal riminese partiranno per andare a Roma sabato 27 giugno per l’ordinazione sacerdotale di Davide Matteini e Francesco Facchini e il diaconato di Stefano Tenti. Il parroco di San Giuseppe, don Mario Vannini, ha organizzato un viaggio in pullman.
A Rimini il movimento di Cl, nel quale sono cresciuti e formati, ha organizzato una festa il 5 luglio. Alle 20 nella chiesa di San Giuseppe al porto celebreranno la messa don Davide Matteini e don Francesco Facchini, con a fianco Stefano Tenti che farà il diacono. A seguire ci sarà una festa nel cortile del centro Tarkovskij. I due preti novelli diranno messa anche nelle loro rispettive parrocchie: don Francesco Facchini a San Giuseppe sabato 11 luglio alle 18,30. Don Davide celebrerà per San Gaudenzo, la parrocchia di don Aldo Amati, la messa domenica 12 luglio nel parco ‘don Pippo’ ai casetti alle ore 18,30.

Francesco Facchini

Francesco Facchini

Davide Matteini

Davide Matteini

Stefano Tenti

Stefano Tenti

Sono riminesi due dei sei nuovi sacerdoti della Fraternità San Carlo Borromeo che saranno ordinati a Roma sabato 27 giugno alle ore 15.30 presso la Basilica papale di Santa Maria Maggiore da monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia e Guastalla.
Si tratta di Francesco Facchini, nato a Rimini il 27 marzo 1985, l’ultimo di quattro figli. Francesco ha frequentato il liceo scientifico Serpieri. Per sostenersi negli studi, durante la stagione estiva ha sempre lavorato come cameriere e aiuto cuoco anche durante gli anni dell’università a Bologna. Nel seminario della Fraternità San Carlo è entrato nel settembre 2008 quando era già laureato in Economia e commercio. Durante gli studi teologici, nell’estate 2013 ha vissuto in una casa di confratelli della San Carlo a Taipei (Taiwan) per studiare il cinese. Da sacerdote sarà destinato a Roma come segretario generale della Fraternità. La sua famiglia vive a San Giuliano Mare nella parrocchia di San Giuseppe al porto.
Davide Matteini è nato a Cesena il 31 luglio 1982, secondo di tre fratelli nati da Paola e Giovanni. Fino a 4 anni vive a Cervia poi si trasferisce a Rimini. Qui frequenterà il liceo classico Alighieri della Karis Foundation. Dopo la maturità si laurea a Bologna nel 2007 in ingegneria gestionale e comincia il suo lavoro nella Scm, l’industria riminese che costruisce macchine per la lavorazione del legno.
Ma nel 2008 lascia l’impiego per entrare in seminario. Il suo periodo di formazione ha previsto, nel 2010-2011, un anno di missione in Germania, precisamente a Colonia. Tornerà a Colonia come vice parroco nell’unità pastorale di Kreuz-Köln-Nord. La sua famiglia fa parte della parrocchia di San Gaudenzo.
Insieme ai due riminesi verrà ordinato diacono Stefano Tenti, di Cattolica che il 28 luglio compirà 34 anni. Stefano è il secondo di quattro fratelli. Anche lui è entrato nel seminario della San Carlo nel settembre del 2009 dopo essersi laureato in ingegneria medica ed avere lavorato a Milano per qualche anno. La Fraternità San Carlo è stata fondata trent’anni fa (nel 1985) da monsignor Massimo Camisasca, che ha accolto i frutti del carisma di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. La San Carlo oggi conta 33 case (uno dei ‘punti forti’ è l’amicizia e la comunità tra i preti per richiamarsi e sostenersi vicendevolmente nella fede e nel ministero missionario) in sedici Paesi del mondo e conta 132 sacerdoti e 40 seminaristi.

 

Ho incontrato il volto dell’Amico che cercavo

Francesco con i genitori Carlo e Ione

Francesco con i genitori Carlo e Ione

Francesco, qual è la tua storia?
“Fin da piccolo mi è sempre piaciuto cantare. Lo facevo a scuola, durante i campeggi estivi quando le maestre ci insegnavano canzoni nuove e belle. Due le ricordo con piacere: Il Disegno e Un Amico. Del significato di quelle canzoni era chiaro che c’è Qualcuno che ha un disegno su tutte le persone e che c’è un Amico per noi davvero in gamba. Cercavo di immaginare (senza peraltro riuscirci) il volto di questo amico: avevo in mente il volto dei miei amici ma come potevo chiamare amico uno che non vedevo? E mi facevo questa domanda spesso ma da solo faticavo a rispondere. Mio fratello Alessandro iniziò l’università mentre frequentavo le superiori. Ogni volta che tornava a casa portava con sé amici nuovi e lo vedevo felice. Così ho pensato che finite le superiori sarei andato anch’io a vivere a Bologna con mio fratello. E così feci ma dopo aver provato medicina, mi sono iscritto a economia. E li ho incontrato diversi e inaspettati amici. Insieme studiavamo, cantavamo e pregavamo, approfondendo l’esperienza di Comunione e Liberazione. In quegli anni due fatti mi segnarono in profondità: l’udienza concessa da Benedetto XVI a Cl in piazza San Pietro il 24 marzo 2007. Dopo il richiamo di Angelo, un amico, cominciai a stare attento a quanto accadeva intorno, a cantare e seguire le letture. Mi accorsi che tutto parlava di e a me: capii che la chiesa, in quella compagnia, era la mia casa, come direbbe un inglese ‘my home’: quello era il volto dell’Amico che da piccolo avevo invano cercato di immaginare. Stetti zitto per tutto il viaggio di ritorno: non volevo perdere quanto avevo vissuto e riconosciuto”.
Il secondo fatto?
“Tre mesi dopo furono ordinati alcuni preti della San Carlo, anch’io andai a Roma per l’ordinazione insieme ad un gruppeto di universitari. Durante la festa che seguì alla messa, restai colpito della letizia dei seminaristi che suonavano. Non avevo mai incontrato nessuno contento di aver lasciato tutto per seguire e vivere per Cristo. Volevo essere come loro”.
Dopo l’università sei andato a Londra per imparare l’inglese…
“Sì. L’ospitalità e la gratuità con cui sono stato accolto nella famiglia che mi ospitava, ‘faceva a pugni’ per così dire con i volti delle persone che vedevo tutte le mattine in metropolitana. Erano individui ‘soli’ in mezzo a tanta gente. Mi chiedevo quanti di loro sapessero di Gesù e, a volte, mi sorprendevo a pregare per loro, chiedendo che un giorno potessero incontrare la bellezza della vita cristiana. Questo interesse per gli altri cresceva di giorno in giorno”
E cosa ti ha spinto a entrare in seminario?
“Spesso pensavo: ‘ho ricevuto tante grazie: Che cosa posso fare se non ridonare nuovamente tutta la mia vita a Colui che me l’ha data?’. Così la compagnia, gli amici, la missione incominciarono a prendere sempre più concretezza da quando, sette anni fa, chiesi di entrare nella Fraternità, che oggi è il volto più prossimo dell’Amico”. (s.d.)

Voglio essere felice così

Davide

Davide

Ma cosa spinge due giovani laureati a lasciare un lavoro, magari qualche ragazza su cui s’era appuntata l’attenzione ancora inconfessata, per seguire una chiamata che indirizzerà la vita da una parte diversa da come loro stessi e forse i loro cari ed amici l’avevano immaginata? Davide dice: “Fin da piccolo i genitori mi hanno comunicato la fede nella vita quotidiana, attraverso le loro scelte e il modo con cui affrontavano le grandi e piccole sfide. Fino alla decisione, che ha comportato anche sacrifici, di farci frequentare le scuole della Karis, gestite da persone del movimento di Cl. Insieme alla mia famiglia è stato questo luogo fondamentale per la mia educazione: ho conosciuto a scuola i miei primi grandi amici, quelli che mi sono vicini anche adesso: a scuola ho scoperto il valore del sacrificio (che non è propriamente una ‘rinuncia’, ma un ‘fare sacre’ cose e uomini che ci circondano che misteriosamente portano con sè la presenza di Dio) e a scuola sono stato educato al valore della bellezza”.
Quando per la prima volta hai pensato al sacerdozio?
“Alle elementari, quando ho conosciuto don Stefano (don Bubi, come lo chiamano tutti, ndr.) il mio insegnante di religione. I suoi racconti della vita di Gesù e dei Patriarchi dell’Antico Testamento erano appassionati e coinvolgenti così come con la stessa passione ci portava al parco, per sudatissime partite di calcio. Lì, per la prima volta ho pensato: ‘Anch’io voglio essere così felice!”.
Poi hai incontrato altri…
“Ci sono stati altri preti eccezionali che hanno accompagnato la mia crescita: don Giancarlo (Ugolini, il prete grande amico di don Giussani che iniziò Cl a Rimini, ndr.) e don Claudio. Grazie a loro e ad altri amici ho scoperto che Cristo non sta sulle nuvole ma ha a che fare con tutto e solo in Sua compagnia la vita acquista un nuovo gusto e un significato profondo”.
E dunque arriva il tempo dell’università a Bologna…
Anche all’università desideravo rapporti di amicizia veri e una volontà di scoprire sempre di più la bellezza. Facevo parte del coro e sopratutto nei momenti del Natale e del Triduo Pasquale avevo la possibilità di contribuire a quella bellezza e amicizia che avevo incontrato servendo Colui che me le aveva donate. Determinante fu in quegli anni l’incontro con don Carlo Grillini, il prete che guidava gli universitari. Di lui mi affascinava la radicalità del suo attaccamento a Cristo, una radicalità che si accordava con una grande disponibilità del suo cuore. E che dire poi di mia sorella con la quale in quel periodo ho stretto ancor di più i rapporti. Una sera a casa a Rimini, mentre eravamo a tavola, lei improvvisamente interruppe i discorsi che stavamo facendo e disse: ‘Vi volevo dire una cosa: lo scorso anno ho iniziato il noviziato nei Memores Domini (una consacrazione e obbedienza ai doveri evangelici, pur restando laici ‘nel mondo’ ndr.)”. La decisione di mia sorella di intraprendere un cammino di verginità era all’origine della letizia che le si leggeva in volto: aveva abbracciato il disegno di un Altro nella su vita. Anch’io in quel periodo avevo interrogativi sulla mia vita futura, sulla mia vocazione, visto che stavo terminando gli studi. Insomma quella notizia, fece esplodere anche in me la domanda: ‘Signore cosa stai preparando per me? Dove mi vuoi portare?’. Così alcuni amici mi fecero conoscere la Fraternità di San Carlo. I seminaristi che li ho conosciuto non sembravano affatto tristi per aver rinunciato a qualcosa. Anzi mi affascianavano la loro amicizia e gioia quando stavano insieme nei momenti di festa”.
Quando hai capito che quello era ‘ciò che cercavi’?
Quella ricerca e quella domanda sono diventate sempre più stringenti, anche perché io non mi
sentivo capace di amare le persone care come e quanto avrei voluto. Nel tempo ho trovato l’unica
risposta soddisfacente, quella che esprime Chieffo nella sua ‘Ballata dell’amore vero’: ‘Vorrei
volerti bene come ti ama Dio’. Non ho capito come questo potesse cocretizzarsi fino a quando non ho ascoltato la predica di don Matteo Invernizzi, che spiegava le parole del prete al momento della consacrazione nella messa. Il sacerdote può dire ‘Questo è il mio corpo… e questo è il mio sangue’, perché agisce in persona Christi. Ecco cosa cercavo: io volevo esattamente questa immedesimazione con Cristo e di portarlo fisicamente tra gli uomini attraverso i sacramenti”. (s.d.)