I padri politici del parco eolico offshore in acque riminesi

I padri politici del parco eolico offshore in acque riminesi

Pd, Verdi, Provincia, Regione. Se le pale hanno una possibilità di diventare il nuovo "effetto scenografico" del mare fra Bellaria e Cattolica, lo si deve a loro. A chi ha governato gli enti che puntano sulla wind farm con vento debole da circa 15 anni. Attraverso gli atti ufficiali e i convegni, la storia di un risultato lungamente inseguito.

Il sindaco di Rimini dà l’impressione di voler prendere tempo. Ha chiesto agli uffici tecnici comunali una relazione sull’impatto del parco eolico. Più che altro sembra in attesa che una bava di vento esca dalla bocca di Stefano Bonaccini (e nel frattempo è uscita) e indichi la rotta. Riziero Santi all’inizio ha mostrato due pale eoliche da toro, ma poi, quando dal suo partito qualcuno ha cominciato a tirare il freno, ha compiuto una rapida virata, finendo per pensarla come l’assessore regionale al turismo Andrea Corsini: “neppure io vorrei una foresta nell’Adriatico”. Ma la foresta, come vedremo, se potrà nascere sarà solo grazie alla “concimazione” fatta dalla Regione, dalla Provincia e da tutta la classe dirigente del Pd e dei Verdi del territorio riminese. Corsini, per ora solo a parole, sconfessa il “verbo” della Regione sulle energie alternative. Non a caso fra i favorevoli al parco eolico c’è chi – come Legambiente – bolla l’intervento di Corsini (“un assessore che non ha delega sul tema ambiente e clima”) come “scomposto e banalizzante, con frasi infondate come quella che “Nel Nord Europa le pale eoliche sono state superate”, e nota che “purtroppo sono posizioni sostenute anche dal presidente della Regione Stefano Bonaccini, in un tweet di risposta sul tema”. Uscite, quelle degli attuali timonieri della Regione, che comunque la si pensi sulla centrale nel mare di Rimini, ripudiano anni e anni di studi, progetti e politiche indirizzate verso l’eolico ed elaborati da viale Aldo Moro, che hanno fatto da apripista anche a quel laboratorio che la Provincia di Rimini inaugurò quasi 15 anni fa. “La Regione Emilia Romagna ha votato la dichiarazione di emergenza climatica a fine 2019 e si è data l’obiettivo di raggiungere il 100% di elettricità da rinnovabili al 2035. Dichiarazioni virtuose ma che, se non sostanziate da scelte concrete subito, rimarranno sulla carta”, commenta Legambiente.
Cosa succede nel Pd, che dal punto di vista politico ha tenuto a battesimo – insieme ai Verdi, i quali all’interno dell’alleanza di centro sinistra hanno governato l’ente di corso d’Augusto a partire dagli anni 90, e in una intesa costante con la Regione Emilia Romagna – l’idea della grande centrale eolica nel mare Adriatico?
Regna una bella confusione. Ma la paternità, politica appunto, del progetto, ha nomi e cognomi ben precisi.

Primi passi sotto la presidenza Fabbri. La corsa parte da lontano. A Rimini è Ecomondo, naturalmente, a fare da vetrina al pensatoio eolico che matura in Provincia. Nel 2006 la prendono un po’ alla larga: “Eolico e Italia, un connubio possibile?“. Il “convegno contribuirà positivamente al dibattito italiano sull’energia eolica attraverso la presentazione di case studies/best practices legate all’eolico onshore ed al mini eolico. Allo stesso tempo il convegno aprirà una finestra su quello che molti ritengano essere il futuro della generazione elettrica: eolico offshore”, spiegavano gli organizzatori. L’omelia introduttiva è dell’assessore all’Ambiente della Provincia di Rimini Cesarino Romani (Verdi). Prendono la parola una serie di tecnici ed esperti, fra i quali c’è anche l’Ing. Stefano Bagli, già funzionario della Provincia, che presenta lo “Studio di fattibilità per una wind farm eolica in prossimità della costa romagnola – aspetti tecnici, economici ed ambientali”.
La data non viene scelta a caso. Il 29 dicembre 2006 la Regione Emilia Romagna adotta il “Protocollo d’intesa tra la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Rimini, la Provincia di Forlì-Cesena e la Provincia di Ravenna in materia di valorizzazione dell’energia eolica nelle aree marine prospicienti la costa romagnola”. Subito dopo la giunta provinciale di Rimini decide per l’avvio di uno “studio sulla valorizzazione dell’energia eolica nelle aree marine prospicienti la costa romagnola”. Stesso spartito regionale.

C’è anche Gnassi nella Provincia che spinge sulle pale offshore. Presidente della Provincia dal 1999 al 2009 è Nando Fabbri, assessore all’Ambiente Cesarino Romani, e nella compagine ci sono anche Andrea Gnassi e Alberto Rossini, l’ex direttore della Confcommercio provinciale folgorato sulla via del Pd nel 2004 e che dopo cinque anni da assessore diventerà dirigente con vari incarichi. Nella giunta del 27 febbraio 2007 che approva lo schema di protocollo già citato, fra la Regione e le tre Province, è presente anche Andrea Gnassi, assessore al turismo. Lo schema della delibera valuta che “la valorizzazione dell’energia eolica nelle aree marine prospicienti la costa romagnola concorre allo sviluppo sostenibile del sistema energetico territoriale“. E’ un atto di fede, perché all’epoca l’impianto di informazioni scientifiche a supporto è assai debole, ma fa capire come la Provincia (e la Regione) spinga sull’acceleratore.

La Regione Emilia Romagna e l’eolico offshore. Corsini è contrario alla selva di pale eoliche là in mezzo al mar. Ma se Energia Wind 2020 è giunta all’inizio della procedura di valutazione di impatto ambientale e alla richiesta di autorizzazione ai competenti ministeri, lo si deve anzitutto alla Regione.
Il protocollo del 29 dicembre 2006, presidente Vasco Errani, così recita: “nell’area prospiciente le coste della regione Emilia Romagna, con particolare riguardo alla costa riminese e ravennate, sono presenti alcune piattaforme ENI per l’estrazione degli idrocarburi e che tali piattaforme hanno raccolto un numero cospicuo di dati relativi alle condizioni meteo-anemologiche che indicano la possibilità di sviluppo di progetti industriali di valorizzazione dell’energia eolica“. E poi: “il processo di valorizzazione dell’energia eolica off- shore deve essere realizzato in modo tale da assicurare le condizioni di compatibilità ambientale, paesaggistica e territoriale delle attività relative e comporta attività di scambio di informazioni, coinvolgimento delle amministrazioni, delle parti sociali e delle forze economiche interessate”, ma di coinvolgimento vero delle parti sociali e delle organizzazioni economiche non risultano tracce degne di nota. Non solo. Già nelle “linee guida per la gestione integrata delle zone costiere” (GIZC), figlie di una delibera del consiglio regionale datata 20 gennaio 2005, si parla di valorizzare le fonti rinnovabili di energia con particolare interesse per lo sviluppo di parchi eolici off-shore.
E’ poi recentissimo, del 2018, lo studio “Tra la terra e il Mare: Analisi e proposte per la pianificazione dello spazio marittimo in Emilia-Romagna”, preso come modello da Energia Wind 2020, e che evidenzia “un potenziale sfruttabile economicamente, anche contando sugli incentivi ad oggi esistenti” per l’eolico offshore, “nell’area marina antistante la Regione”, anche se il potenziale appare limitato perché si parla di una “producibilità specifica a 100 mslm compresa fra 1000 e 1500 MWh per MW installato”, ma “favorito dalla bassa profondità del fondale e dalle sinergie attivabili con le infrastrutture già presenti in mare ed a terra, inclusa la presenza della centrale elettrica di Ravenna per la immissione in rete dell’energia generata”. Secondo lo studio ci sarebbe business anche per Ravenna, e in particolare per il suo “porto e il distretto produttivo oggi operante per il settore O&G (olio e gas, ndr) potrebbe offrire un eccellente punto di appoggio”.
La Regione è talmente “sponsor” del progetto riminese, che per tirare le conclusioni nel convegno di Provincia e Energia Wind 2020 sul tema “L’eolico off-shore nell’Adriatico – Un progetto possibile”, il 6 dicembre scorso alla sala Marvelli in via Dario Campana, è stata chiamata Emma Petitti, allora assessore della giunta Bonaccini. Ma prima di lei anche altri assessori regionali erano scesi ad Ecomondo per incensare il progetto dell’eolico.

Verde speranza. Il partito dei Verdi ha sempre tirato la volata al parco eolico in tandem col Pd. Non a caso oggi Europa Verde immagina “un’economia e un turismo diversi sulla costa da promuovere con un serio piano di conversione del sistema energetico a favore delle rinnovabili” e dice sì senza tentennamenti al progetto di Energia Wind 2020. A differenza di Italia Nostra che invece si oppone con tutte le forze. Ricorda l’idea di “una Wind Farm nel Mare Adriatico davanti alle coste emiliano-romagnola” che venne “lanciata nel 2006 dall’allora assessore Verde all’Ambiente ed allo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Rimini, Cesarino Romani”.

Passano tre anni dal primo convegno sull’eolico e se ne tiene un altro. Stavolta “l’iniziativa è dei Socialisti e dell’Ulivo di Rimini col patrocinio della Regione”, riferisce la stampa locale. Nella sala convegni di Sgr viene illustrata la “wind farm al largo di Rimini“. La sostanza non è poi lontanissima da quella che verrà concretizzata da Energia Wind 2020: “L’idea è di portare all’altezza della piattaforma Azalea, 8 miglia al largo di Rimini, 30-40 pale alte 100 metri. Il fondale basso, 20 metri, faciliterebbe l’intervento. L’impatto ambientale sarebbe limitato: quello di cinque campi da calcio circa, poco visibili da lontano ma a loro volta possibile meta di interesse per escursioni. Con un vento valutato a 6-7 metri al secondo, l’investimento, dicono i promotori, sarebbe redditizio per privati interessati. La produzione annua, sui 200 gigawatt, potrebbe coprire il fabbisogno delle strutture ricettive locali”. Il convegno anche in quell’occasione è aperto dall’ex assessore provinciale all’Ambiente Cesarino Romani, “e dal consigliere regionale dei socialisti Stefano Casadei”. Nel merito sarà Stefano Bagli, “relatore del progetto provinciale”, ad illustrare le caratteristiche dell’impianto (Newsrimini, 5.11.2009).

Dal 2012 la Provincia di Rimini si coinvolge insieme ad altri nove partner in “4POWER – Policy and public-private partnerships for offshore wind energy” per promuovere lo sviluppo dell’eolico offshore nelle regioni costiere dell’Unione Europea. Costo complessivo 1.570.879,69 euro, quasi tutti (1.228.472,22 euro) finanziati coi fondi europei FESR. Da Fabbri a Santi è tutta una linea di continuità a sostegno del progetto, che vede anche l’apporto convinto di Stefania Sabba, assessore all’Energia.

Gli effetti speciali di Melucci. Se oggi Corsini si dice “contrario a stravolgere il paesaggio dell’Adriatico in maniera irreversibile, abbiamo già i pozzi per le estrazioni metanifere” e “non vorrei che l’Adriatico più che un mare diventasse una foresta”, prendendosi gli applausi praticamente in diretta di Italia Nostra, circa sette anni fa il suo predecessore nell’assessorato al turismo emiliano-romagnolo, Maurizio Melucci, componeva questo sonetto politico: “Sono favorevole, perché un parco eolico in Adriatico avrebbe un effetto scenografico di valorizzazione di un mare piatto. E a ciò bisogna aggiungere la creazione di micro-oasi della biodiversità, che si sviluppano ogni volta che s’installa qualcosa a mare”. L’estetica delle pale è un argomento degno di nota.

A Tiziano Arlotti piacciono le pale in mare, non quelle in collina. Nel marzo 2013 Tiziano Arlotti diventa parlamentare del Pd e uno dei suoi primi atti è una interrogazione ai ministri all’Ambiente e allo Sviluppo economico. Richiama la sperimentazione avviata da tempo dalla provincia di Rimini e si dimostra turbato per l’incertezza che regola le autorizzazioni degli impianti eolici offshore, fino a domandare “se non sia necessario intervenire sul sistema degli incentivi”. Coccola le pale marine ma quelle in collina non gli vanno a genio.
“Tiziano, il nostro senatore” (mancato), così si presentava agli elettori alla tornata elettorale del 2018, si è invece intestato una dura battaglia per lo stop al parco eolico di Poggio Tre Vescovi, promosso da Geo Italia. In questo caso si dimostrò preoccupatissimo per “le conseguenze di un intervento fortemente impattante in un’area di grandissimo pregio dal punto di vista paesaggistico e naturale”, un contesto territoriale – disse – “di alta sensibilità paesaggistica, un’area strategica per lo sviluppo del turismo e la salvaguardia del territorio”. Nonostante un comitato per il sì (che ha fatto notare come l’eolico in Emilia-Romagna sia ancora al palo, con 19 MW, cioè fermo al 2010, mentre il Piano energetico regionale prevede 300 MW entro il 2020) e sindaci favorevoli, tutta la contraerei del Pd romagnolo (consiglieri regionali e parlamentari: Lia Montalti, Giorgio Pruccoli, Nadia Rossi, Tiziano Arlotti, Enzo Lattuca e Mara Valdinosi) sbarrò la strada a quell’intervento (ma la stessa cosa fece la Regione Emilia Romagna) alzando un muro invalicabile. Non tutte le pale, evidentemente, deturpano allo stesso modo.