Il vescovo chiede di ribaltare il modello turistico di Rimini: da consumistica “vetrina di eventi” a città internazionale della cultura

Il vescovo chiede di ribaltare il modello turistico di Rimini: da consumistica “vetrina di eventi” a città internazionale della cultura

"È necessario e urgente mettere in atto progetti lungimiranti, incentrati sulla formazione e la riqualificazione di nuovi modelli di turismo a partire

“È necessario e urgente mettere in atto progetti lungimiranti, incentrati sulla formazione e la riqualificazione di nuovi modelli di turismo a partire dal vasto patrimonio artistico e culturale dell’area romagnola, offrendo al contempo concrete opportunità di investimento, di cooperazione e di occupazione professionale connesse a questo comparto”. Lo chiede il vescovo, che oggi davanti alle autorità cittadine, riunite per ascoltare le sue in occasione della solennità di San Gaudenzo, ha parlato anche di immigrazione, accoglienza, affitti in nero, campus universitario e campo profughi di via Islanda.

“Resta davanti a noi la sfida di trasformare nell’immaginario collettivo la rappresentazione della nostra Città: da consumistica “vetrina di eventi” a Città internazionale della cultura, a partire dalle sue elevate potenzialità, dal rapporto con la sua identità, il ricco giacimento della sua memoria, la sua vocazione all’ospitalità, all’amicizia, alla concreta solidarietà”. Lo afferma il vescovo di Rimini, mons. Lambiasi, nel suo discorso alle autorità civili e militari cittadine in occasione della solennità di San Gaudenzo. Spiega il vescovo che “oggi in Europa e nel mondo si guarda al nostro Paese, e anche al nostro territorio romagnolo, più che per l’attrazione della sua spiaggia, per l’unicità del suo ambiente e delle sue opere d’arte – che per i 2/3 sono di matrice religiosa – e per la qualità del clima sociale che si crea tra le persone. È necessario e urgente mettere in atto progetti lungimiranti, incentrati sulla formazione e la riqualificazione di nuovi modelli di turismo a partire dal vasto patrimonio artistico e culturale dell’area romagnola, offrendo al contempo concrete opportunità di investimento, di cooperazione e di occupazione professionale connesse a questo comparto”. La sottolineatura è importante anche perché si ripete. Lo scorso anno aveva detto: “Mare, spiaggia, lungomare, tutto appare ormai superato da altre località in Italia e all’estero”. E anche: “Non cedere alla tentazione di puntare sull’effimero o su ciò che può dare un’immagine discutibile della Città”. E’ un ribaltamento di prospettiva, il suo, che non passa inosservato tanto più se si considera che la città è amministrata dall’eventologo per eccellenza.
Il filo conduttore della riflessione di mons. Francesco Lambiasi è quello della “cultura del noi”, con una domanda diretta rivolta a tutti gli attori in gioco: “Nella nostra città vogliamo aprire porte o blindare cancelli?”
Rimini è uscita dalla “stasi” ed ha avviato importanti progetti, dalla “valorizzazione del polo museale di Piazza Ferrari, ai progetti di ristrutturazione del Teatro Galli, del recupero archeologico di Piazza Malatesta, alle operazioni di nuovo arredo urbano adiacente alle principali chiese del centro storico. Va anche riconosciuto come la gestione della politica culturale abbia evidenziato negli ultimi anni un rilevante miglioramento nell’offerta di importanti servizi: biblioteca, musei, mostre, festival, cicli di conferenze…”.
Fra i temi toccati, quello del Campus, ancora percepito come un corpo estraneo “nella costruzione di un ethos della Città”, e poi una forte sottolineatura della cultura dell’accoglienza, a partire dagli immigrati, e in particolare davanti al “dramma tremendo dei bambini che approdano nel nostro Paese dopo i cosiddetti viaggi della speranza”. E poi l’invito a sostenere il Fondo per il lavoro e ad aprire gli occhi sulle richieste di aiuto, in aumento, “che pervengono da singoli o famiglie, persone che sono nate e risiedono nel nostro territorio”.
Infine la vicenda del campo profughi di via Islanda (“Cosa stiamo facendo perché, per Rom e Sinti, si volti pagina e si dia inizio a una storia nuova e diversa? Pertanto esorto le istituzioni e tutte le nostre comunità ad avviare processi di reciproca conoscenza con spirito di fraternità, accoglienza e dialogo. Inoltre incoraggio le famiglie cristiane Rom e Sinti a sentirsi parte attiva della grande famiglia di Dio e ad evitare ciò che non è degno della loro vera identità culturale e del nome cristiano”) e la contraddizione di una città con 15mila appartamenti sfitti e “un numero sempre maggiore di persone costretto a dormire in strada, nelle barche, sotto i ponti, nelle case abbandonate, o nel migliore dei casi, presso strutture ecclesiali o di emergenza”, le tante famiglie che non riescono a pagare il canone di affitto da mesi e “tra queste un centinaio hanno ricevuto l’ingiunzione di sfratto”. Per finire con “gli appartamenti affittati in nero per gli studenti e per i turisti estivi”.
Le celebrazioni per il patrono di Rimini continuano alle ore 17.30 in Cattedrale con la concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo, che si soffermerà sui contenuti dell’anno pastorale e i momenti centrali che ne scandiranno il percorso, e domani alle ore 21, sempre Cattedrale, il concerto sinfonico (ad ingresso libero), organizzato dalla Diocesi di Rimini grazie al contributo della Fondazione Giuseppe Gemmani.