La cultura come manganello politico. A Riccione governa il centrodestra e pasteggia la sinistra radical chic

La cultura come manganello politico. A Riccione governa il centrodestra e pasteggia la sinistra radical chic

Le minoranze pro Pizzolante (che deve imparare a usare l’apostrofo al posto giusto) si gettano nella facile polemica della cena ‘boicottata’ e della vendetta partitica. Sbagliato. Il ragionamento deve essere più alto. Ad esempio: perché l’amministrazione non è in grado di festeggiare come si deve il Premio Riccione a 70 anni dalla nascita?

Un vocabolario non fa male a nessuno
In questo tedioso fine stagione, a Riccione si litiga per andare a cena. La vicenda è di dominio pubblico. I partiti all’opposizione, ciò che resta del Piddì, il M5S in versione Delbianco – scarpino giusto, sguardo piacione, voglia matta di divertirsi: insomma, i ‘grillini’ son diventati cicale, indistinguibili dal resto del partitico corteo – e Patto Civico pro Pizzolante si uniscono solidarizzando con Fabio Severini, eccelso oboe al Teatro dell’Opera di Roma, bistrattato da Madama Tosi che gli ha, dopo anni di onorata attività, tolto il piccolo assegno (2.500 euro) per i corsi estivi di alto perfezionamento musicale. Il punto, l’abbiamo già scritto, è squisitamente politico (che cavolo ci capisce di musica classica, d’altronde, la Giunta Tosi Bis?): Severini ha avuto l’ardire di allinearsi tra i candidati consiglieri di Riccione Viva (lista spin off di Patto Civico) al passato torneo elettorale, ora la paga. La cena “di autofinanziamento” allestita dalle minoranze si farà, infine, il 14 settembre, ore 20, all’“Angelo azzurro” di Misano. Perché a Misano? Perché il proprietario della “Fattoria del Mare”, Sergio Pioggia, prima apre le porte alla minoranza poi le chiude, manca il personale, il locale è impegnato a fare un’altra festa, dice lui. “Non ci interessa scendere nei particolari – a noi ben noti – di cosa e chi abbia determinato questa retromarcia; appare tutto talmente chiaro che non vogliamo far torto all’intelligenza di nessuno”, ha scritto Marco De Pascale, coordinatore di Patto Civico pro Pizzolante, recitando la parte del Pier Paolo Pasolini della Riviera: se ci sono illeciti, se qualcuno ha minacciato Pioggia e ci sono le prove provate, lo faccia sapere chiaro, senza allusioni, sarebbe affare di inaudita gravità. A mettere, da Roma, il legno sul fuoco ci pensa l’onorevole Sergio Pizzolante, che co-governa a Rimini e fa l’opposizione a Riccione: “Quando 35 anni fa Riccione mi ha accolto, il PCI aveva il 65%, ma le opposizioni non dovevano andare in un locale di Misano per fare una manifestazione. Una cosa insopportabile! 35 anni fa non poteva succedere che l’Amministrazione mettesse fine ad un’evento [sic, imparassero la grammatica ‘sti politici, ndr] organizzato da un’artista [sic!!! Severini ha cambiato sesso?, ndr] candidato in una lista concorrente. Non poteva succedere che gli imprenditori potessero temere azioni vendicative del sindaco. Non poteva succedere. Nemmeno con i comunisti. Le tre forze di opposizione si uniscono per dare vita comunque all’evento. Caso unico in Italia. Solo a Riccione il simbolo dei 5 stelle [ma il M5S ha ribadito che non ci sono simboli, “l’uso di loghi partitici non ci sembra indicato, o quantomeno superfluo”, ndr] sta in un unico manifesto insieme ad altri simboli di partito. A Riccione la libertà e il buon senso sopravvivono solo all’opposizione e si esprimono a… Misano”. Pizzolante – gradirà in dono un vocabolario della lingua italiana? – rimpiange i comunisti… anche questo miracolo riesce a compiere Madama Tosi, è davvero la Madonna Nera della politica locale. Ora: i metodi poco ortodossi della Tosi sono noti – devo ricordare l’insolita defenestrazione dall’Istituzione culturale, per altro accusata con serenità dalle minoranze? – ma se è vero ciò che dicono, cioè che i commercianti riccionesi sono pavidi e mettono la testa sotto la sabbia, in spiaggia, beh, allora vi meritate il governo che c’è.

I problemi culturali sono altri. Ma interessano a nessuno
Il punto è che le minoranze unite dovrebbero occuparsi di ben altro che una misera ‘rivincita’ con cena misanese. È chiaro, in effetti, che a Riccione la cultura è un animale estinto parecchi secoli fa. Dov’è un programma espositivo per le sedi di Villa Franceschi e Villa Mussolini? Dov’è un programma di convegni con cui punteggiare l’anno amministrativo? E le presentazioni di libri? Niente, a nessuno importa. Il prossimo 23 settembre andrà in scena il Premio Riccione, che esiste da 70 anni. Qualcuno si è domandato come sarà onorato il più antico premio di drammaturgia d’Italia? Qualcuno si domanda che c’azzecca la crema della sinistra sciccosissima – capitanata da Capitan Christian Raimo – con una giunta riccionese di centrodestra e assessori di Forza Italia e della Lega Nord? Soprattutto: qualcuno si è chiesto chi fa parte del comitato scientifico che presiede le celebrazioni del Premio Riccione 70? Ovviamente no. Peccato, perché l’Associazione Riccione Teatro, che non vive con un assegno di 2.500 euro, ma vale, alla voce “totali costi della produzione” 284.234 euro nel 2016 e 386.768 euro nel 2015, è il cuore della cultura riccionese, l’istituto che riceve maggiori finanziamenti pubblici. Come mai per i 70 anni non s’è organizzato nulla con i maggiori teatri d’Italia? Come mai, visto che 70 anni fa Riccione premiò, prima di tutti, un giovanissimo Italo Calvino, non s’è pensato di far nulla con l’editore Einaudi o con il Salone del Libro di Torino o con il Festivaletteratura di Mantova? Perché non si è stati in grado di produrre almeno una pubblicazione per il settantesimo del Premio Riccione (parlo a ragion veduta: a uno studio sugli archivi del Premio Riccione, per cui ho recentemente firmato un incarico di 1.100 euro, lavoro da un tot di mesi)? Perché le minoranze unite che gorgheggiano a una sola voce quanto è bella la cultura non hanno proposto qualcosa di bello, di alto, chessò, fare un incontro su Enzo Biagi e Riccione, invitare Dacia Maraini, ricordare Luca Ronconi? Ah, ho capito, la cultura va bene solo se si agita come un manganello politico. Cominciamo a lavorare, tutti, seriamente, è meglio.