Le cantonate clamorose del “Corriere della Sera” e i 110 anni di ‘Spadò’

Le cantonate clamorose del “Corriere della Sera” e i 110 anni di ‘Spadò’

In un articolo a piena pagina, scambiano Céline per Simenon. Marco Travaglini, custode dell’Atelier Spadolini, ha scoperto l’errore. In attesa di una mostra su ‘Spadò’, il ballerino che fece perdere la testa a Marlene Dietrich e imparò l’arte da Gabriele D’Annunzio, il divo nostrano sbarca in Svezia.

“Quella fotografia è a casa mia…”
Anche i grandi – o presunti tali – sbagliano. Corriere della Sera, oggi. Paolo Di Stefano, colonnello della cultura al ‘Corrierone’, firma il tipico pezzo agostano. Il pezzo s’intitola Céline e le lettere bruciate e specula intorno agli amori e amorazzi del grande scrittore di Viaggio al termine della notte. Tutta roba già nota – l’anno scorso Adelphi ha pubblicato parte della corrispondenza ‘scottante’ in Lettere alle amiche – ma in estate ogni articolo è lecito pur di riempire carta. Il punto, però, non sta nel pezzo, che è pure scritto con garbo, senza infamia né lode, ma nel manico, cioè nella foto che lo adorna, in basso. Presi di sbieco, ci sono due, un piacione imbrillantinato e una nera tutta pittata, che ridono. Didascalia: “Louis-Ferdinand Céline al ristorante con la moglie Lucette Almansor”. In mattinata m’arriva un messaggio che ha per oggetto, “Cantonate giornalistiche”. Me lo manda Marco Travaglini, che a Riccione custodisce l’affascinante archivio di ‘Spadò’, Alberto Spadolini, supremo ‘uomo di mondo’, apollineo ballerino, artista proteiforme, che ha passato, da D’Annunzio a Picasso, il Novecento da protagonista. “Io quella fotografia ce l’ho a casa, è uno dei tanti ritrovamenti delle mie ricerche”, mi dice, poco dopo, al telefono. E allora?, dico io. “E allora quello nella fotografia non è Céline e quella al suo fianco non è assolutamente Lucette Almansor”. Ah no? “Certo che no. Lui è un giovane Georges Simenon e lei è Joséphine Baker, la fantomatica ballerina che ha fatto perdere la testa a mezza Parigi, che ha ballato con mio zio Spadolini e che è stata la sua irruenta amante”. E allora? “Allora, come spesso accade, ho beccato una ‘cantonata’ giornalistica”.

Da Picasso furibondo al Grand Hotel di Rimini
Su Spadolini ho scritto tonnellate di articoli, ad ogni modo il profilo del geniaccio è qui: www.albertospadolini.it, sbizzarritevi. Il fatto è che quest’anno ricorrono i 45 anni dalla morte e i 110 anni dalla nascita di questo “allievo di Gabriele d’Annunzio” che fece perdere la testa a Marlene Dietrich – la quale, dopo averlo visto in scena a Parigi, nel 1937, dichiarò ai giornali francesi, “Spadolini! Se fossi una ballerina vi sceglierei come unico partner!” – e a Dora Maar, fotografa di genio – cosa che fece infuriare il suo compagno, Picasso. Spadolini, ormai lo sanno anche i muri, aprì, negli anni Sessanta, un atelier a Riccione e dipinse le sale da ballo del Grand Hotel di Rimini, città dove si trasferirono, da Fermo, le sue sorelle. Una mostra tra le due capitali del turismo balneare e del jet set sarebbe auspicabile.

Su idea di Pupi Avati, ora arriva anche il film
Intanto, su ‘Spadò’ due registi, Riccardo De Angelis e Romeo Marconi, “su idea di Pupi Avati”, stanno girando un documentario, Spadò, il poeta della danza, finanziato in parte da ‘Produzioni dal basso’. Il film, dal trailer poetico ed efficace, “dovrebbe essere pronto entro fine anno”, per poi girare il globo. Ovviamente, i materiali d’archivio sono tutti di Travaglini, “ma va segnalata una bella intervista a Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani, la casa di D’Annunzio”. Le ricerche di Travaglini, votato alla vita dello zio, che lo portava in gita a Rimini su macchine potenti, abitando a Parigi, si concentrano, attualmente, in Svezia, dove ‘Spadò’ era noto come pittore – per altro, avvalorato da testi di Jean Cocteau, secondo il quale “la ricerca pittorica di Spadolini è la trasfigurazione dell’anima della danza”. Lassù al Nord il riccionese ha invogliato la stampa e l’intelligenza svedese a riesumare le opere di ‘Spadò’. Cosa ne dite, battiamo sul tempo i biondoni di Svezia? Altrimenti ci tocca sempre fare gli applausi agli altri e lagnarci della cecità della cultura nostra.