Le recensioni dei visitatori sull’Anfiteatro romano: “Una vergogna per la civilissima Rimini”

Le recensioni dei visitatori sull’Anfiteatro romano: “Una vergogna per la civilissima Rimini”

"Bellissimo anfiteatro, davvero unico, incredibile il fatto che sia l'unico in Italia tolto il Colosseo a poter ospitare battaglie navali grazie a un

“Bellissimo anfiteatro, davvero unico, incredibile il fatto che sia l’unico in Italia tolto il Colosseo a poter ospitare battaglie navali grazie a un complicato sistema che ne permetteva l’ingresso e lo scarico dell’acqua. Non appena avranno buttato giù l’asilo che è adiacente e riusciranno a mostrarlo tutto sarà ancora meglio”. E’ una delle 34 recensioni lasciate su Tripadvisor dai viaggiatori (fra loro anche diversi stranieri, russi, cinesi, francesi) che hanno visitato l’Anfiteatro romano. Tutti stupiti e colpiti dalla sua bellezza ma anche profondamente delusi per lo stato in cui versa.
“L’anfiteatro è ormai un rudere, ci sono rimasti pochi muri e inoltre non è aperto al pubblico ma recintato perciò è visibile solo dall’esterno”, scrive un altro. In tanti aggiungono particolari informativi e date storiche, ma la conclusione che spesso ritorna è la seguente: “non è visitabile”, “solo ruderi, in gran parte inglobati dalle strutture edificate successivamente”.
Stefania B. di Busto Arsizio lo definisce “un vero gioiello nel centro di Rimini purtroppo in totale stato di abbandono”. E dettaglia: “Quando arriverete (con le poche indicazioni) non crederete al fatto che sia impossibile visitarlo all’interno perché chiuso e che alcuni edifici e scuole siano state incredibilmente costruite a ridosso dell’anfiteatro. Un vero pugno nello stomaco! Eppure altre bellezze artistiche della città (come la domus del chirurgo o l’adiacente museo sono invece ben valorizzate). Una vergogna per la civilissima Rimini. L’anfiteatro romano potrebbe essere il simbolo di un bellissimo percorso culturale e artistico di una città che così sarebbe conosciuta anche per le bellezze artistiche e la sua storia anziché solo per le spiagge, i locali o la vita notturna”. Anna spiega invece di avere scoperto solo in seguito che si possono chiedere le chiavi per entrare nell’Anfiteatro e quindi si è dovuta accontentare di vederlo dall’esterno ma, aggiunge, “vale comunque la pena visitarlo. Spero che venga valorizzato quanto prima”. Altri mettono in luce che la struttura è chiusa e senza orari di apertura, “un vero peccato”.
Un riminese va decisamente all’attacco: “L’anfiteatro sarebbe bellissimo e molto grande. Peccato sia nel più completo degrado e quasi completamente sepolto da una scuola privata super protetta da qualcuno. Prima o poi si dovranno toccare gli intoccabili ed intervenire con un restauro”. Un’altra riminese, Laura C.: “Il tempo e l’incuria ne hanno fatto uno “scavo” a cielo aperto, in cui spesso bivaccano extracomunitari e barboni. Un vero peccato, soprattutto in termini di appeal turistico. C’è gente che gira in lungo ed in largo interi continenti per visitare musei dove sono raccolte, in spolveratissime bacheche trasparenti, testimonianze preziose sotto forma di qualche coccio rotto, qualche ciotola rovinata o frammenti di muro scrostati. Noi che abbiamo un vero gioiello di epoca romana lo teniamo sotto un tetto di stelle…E’ assurdo!”.
Ancora: “Dall’esterno si nota che il Comune non dà molta importanza all’Anfiteatro e quindi è in stato pessimo quasi di abbandono con l’erba che le fa da padrone”. Un milanese: “Meraviglioso anfiteatro romano nella capitale turistica d’Italia, forse per questo paga la poca attenzione che il comune gli dedica, fortunatamente è ammirabile anche quando chiuso (praticamente sempre)”. E ancora: “Riqualificare l’area? Diamoci una mossa”. Eppure stando al flyer del Museo, Rimini (foto) sembra sfoggiare anche un Anfiteatro in ottima salute, al pari degli altri luoghi e testimonianze (Domus, Arco d’Augusto, Ponte di Tiberio, Porta Montanara, pavimentazione del Foro). Sarà per questo che in Comune nessuno pensa di recuperarlo, tanto è già sui depliant turistici.

Sul tema Anfiteatro interviene anche il coordinatore comunale di Forza Italia,  Carlo Rufo Spina, che lo definisce “caso emblematico dell’arroganza dell’amministrazione di sinistra che oltre a non tutelare e a valorizzare un bene fondamentale per il prestigio culturale e turistico della Città, non manca occasione per ribadire e rivendicare con orgoglio l’abusivismo edilizio, affermando – come da recente bocciatura in consiglio comunale – che il Ceis non si tocca”. Secondo l’esponente di Fi, “non ci si potrebbe aspettare di meglio da un sistema di potere incancrenito che decide da solo, in barba ad ogni principio di legalità (vedi leggi a tutela dei beni storico-artistici e archeologici) e di interesse pubblico. Il Ceis, anche in altra sede, sarebbe sempre il Ceis. L’Anfiteatro ovviamente no. E poco importa che quest’ultimo sia lì da 2000 anni, sia un monumento storico e si trovi in un’area archeologica vincolata. Se il terreno fosse di un privato non gli sarebbe consentito neanche piantare un cespuglio. Mentre, dato che il terreno e il Ceis sono funzionali al sistema di potere della sinistra, si può decidere qualunque cosa, senza dare spiegazioni, trincerandosi dietro al solito dibattito ideologico e stucchevole dell’interesse sociale e pubblico. Che vuol dire interesse privato della sinistra di potere, che tutto controlla, tutto decide e tutti nomina. Il dibattito è diventato talmente surreale che il presidente del Ceis Giovanna Filippini, ex funzionaria di partito ed ex baby parlamentare comunista negli anni ’80, dopo aver raggiunto meritocraticamente il vertice della struttura, ha perduto una splendida occasione per tacere, affermando che anche il Ceis sarebbe un bene da tutelare e a tal proposito intende presentare una richiesta all’Unesco per far diventare la struttura abusiva “patrimonio dell’umanità”. Pare di sentire un monologo di Crozza. Ma forse qualche festa in più farà opportunamente dimenticare ai Riminesi tutti questi dettagli e, felici, torneranno a godersi a luglio il nostro bel sole estivo (dell’avvenire, ovviamente). Se invece vorranno cambiare, a giugno ne avranno la possibilità”. (puccio carlini)