Lettera: “più risalto ai rinvenimenti archeologici”

Lettera: “più risalto ai rinvenimenti archeologici”

Ancora su piazzetta San Martino e sui "tesori" sepolti o non valorizzati di Rimini.

Ho letto la risposta del professore Giovanni Rimondini che stimo incondizionatamente per la sua competenza ed operato, sebbene incompreso da chi persegue nella ostinata ossessione di rivisitare la storia riminese in maniera del tutto personale ed avulsa da quella reale. Risposta rivolta al lettore che poneva domande sui ritrovamenti della antica chiesa di San Martino in Carceres, nell’omonima piazzetta, di cui in passato ho scritto in proposito e che continuo a leggerne fra le righe il fastidio di quell’evento. Allora per mia passione passando quotidianamente in quel sito, ho avuto modo e piacere di parlare con gli addetti allo scavo; e chiedendo loro un parere circa lo svolgimento e l’esito di quella campagna di scavo apprendevo che, giustamente, tutte le direttive operative venivano dettate dalla Soprintendenza ai monumenti, e che ad essa sarebbero poi spettate le successive decisioni relative ai risultati ottenuti.
Non ho la competenza di affermare se i ritrovamenti siano o meno meritevoli di una evidenza musealizzata o meno, ma ritengo che sia ora di dare un risalto a questi eventi che veramente attengono alle nostre radici e appartengono alla vera storia cittadina.
Dai rinvenimenti emersi dalla ristrutturazione del Teatro Galli, peraltro a mio parere troppo confinati ai minimi termini, a quelli della piazzetta S. Martino ed a quello che emergerà nell’intorno della Cattedrale di Santa Colomba, aree sacrificate ad un’assurda e forzata fellinizzazione cittadina, un’Amministrazione attenta alla cultura dovrebbe farci conto veramente.
Ma siccome siamo a Rimini dove vige il contrario, si dovrebbe comunque pretendere la pubblicazione di un resoconto delle scoperte archeologiche preciso e puntuale tanto da renderle fruibili, ed essere un valido strumento per arricchire l’offerta culturale. Si spendono malamente tanti denari e, visti i tanti certi insuccessi collegati, questa ed altre iniziative in tal senso potrebbero essere di aiuto. E la predetta lettera di cui la risposta del Professore Rimondini, narrava anche di due altri casi spinosi locali: Anfiteatro e Palazzo Lettimi tuttora irrisolti. E non sono i soli, aggiungo.
A tal proposito e parlando della mostra “Fellini 100” non pare che, nonostante l’ampia munificenza di sconti e promozioni siano stati distribuiti ed incentivati a man bassa, essi abbiano influito sul successo ed affluenza a quell’evento; ma non perché in parte colpito dall’attuale emergenza sanitaria ma, evidentemente di dubbio interesse emerso anche prima. Non mi risulta che le valide iniziative del San Domenico di Forlì abbiano la necessità di questi incentivi per ottenere il successo che hanno.
Tutto ciò dovrebbe fare riflettere chi gestisce la cultura locale ma se come si dice “nessuno nasce imparato”, qui a Rimini vi è un’eccezione direi unica.

Salvatore De Vita