Nell’uovo di Pasqua c’è la passerella fantozziana

Nell’uovo di Pasqua c’è la passerella fantozziana

Inaugurata ieri in mezzo a molta narrazione, basta percorrerla per capire che sono soldi sprecati. Che senso ha? Fate mente locale alle passerelle famose nel mondo o a quelle che sono diventate grandi attrazioni turistiche, come quella sul lago d'Iseo. Cos'hanno di diverso? Piacciano o no, hanno una logica.

Nell’uovo di Pasqua il sindaco ci ha messo la passerella. Inutile negare che il n-uovo attrae, la sorpresa piace. Prima non c’era e adesso c’è. Andrea Gnassi ha aperto un’altra attrazione. Ieri in diversi ci hanno fatto un giro sopra.
Di questi tempi l’importante è inaugurare, e non c’è molta differenza fra una ruota panoramica, una passerella (seppure ottenuta seviziando la bimillenaria storia del ponte di Tiberio) e il cantiere delle fogne. L’essenziale è che tutto sia attrazione e narrazione politica.

Ma prima ancora che sfregio o non sfregio al patrimonio storico, opera bella o brutta, la questione che da ieri è sotto gli occhi di tutti è un’altra: la passerella inaugurata è un nonsense. Costosissima e inutile. Quasi fantozziana. Le interrogazioni parlamentari, gli esposti e le stroncature dei luminari non sono riuscite a bloccare il progetto. Si dice che i sindaci abbiano pochi poteri, in realtà ne hanno anche troppo, di potere. Un sindaco qualunque può decidere di mettere le mani su un monumento come il ponte di Tiberio e può stravolgere, dentro e fuori, Castel Sismondo, l’unica opera ossidionale superstite di Filippo Brunelleschi (come ripete da tempo il prof. Rimondini). La Soprintendenza batte le mani a chi fa tutto ciò, la Regione e il governo finanziano con camionate di milioni.

Ora provate a guardare con un po’ di distacco questa passerella. Percorretela. Che senso ha? Fate mente locale alle passerelle famose nel mondo o a quelle che sono diventate grandi attrazioni turistiche, come quella sul lago d’Iseo. Cos’hanno di diverso? Piacciano o no, hanno una logica.

Partiamo dal famoso Tower Bridge: si acquista un biglietto, si sale di una quarantina di metri e una panoramica passerella in vetro vi permette di vedere il ponte levatoio, il Tamigi e Londra dall’alto, all’interno c’è anche una mostra permanente. E’ un’attrazione turistica vera. Voi acquistereste un biglietto per la passerella di Gnassi?

Se andate in Cina, accanto al monte Tianmen è stata costruita una pedana, anch’essa in vetro, a quasi 1500 metri d’altezza. Da non consigliare a chi soffre di vertigini, ma anche questa un senso ce l’ha: immaginate cosa si prova a salire su quella passerella!

Salire sulla Highline Galleria è un’esperienza: ancora una passerella, consente di vedere un’altra Milano (il Duomo da lì è uno spettacolo che restando coi piedi per terra non immaginereste nemmeno) e lo sguardo spazia lontano. Poi, visto che i milanesi sono anche bravi commercianti, alla visita sui tetti della Galleria Vittorio Emanuele ci abbinano pic nic, festa della birra, la proiezione di film, ed altro.

A Siviglia si sono inventati “Las Setas”, una struttura a fungo alta quasi 30 metri, con tanto di ristorante, che apre prospettive inedite sul capoluogo della Andalusia.

Fatto questo tour torniamo a Rimini. Cosa aggiunge di particolarmente significativo alla vista del ponte una passerella che si affianca più o meno al livello della strada? Nulla. E’ una pensata piccola piccola che però impatta in maniera grande grande.

Si possono spendere così i fondi europei POR – FESR (1 milione 800 mila euro), senza contare che l’intero progetto si avvicina ai 2 milioni e mezzo? Un ministro per i Beni culturali degno del titolo, dopo il primo buco nelle mura avrebbe mandato i carabinieri addetti alla Tutela del Patrimonio Culturale per stendere un bel nastro giallo: scena del crimine, non oltrepassare. Ora, a passerella terminata, dovrebbe imporre di ripristinare tutto com’era dov’era, tanto l’architetto Napoli della Soprintendenza ha detto ieri che è tutto reversibile: “Un giorno chiunque lo voglia togliere potrà semplicemente smontare le travi e riportare come una volta le mura malatestiane”. Ammesso che tutto possa andare così liscio, resterebbe comunque la necessità di giustificare la spesa milionaria davanti alla Corte dei conti.

Davanti alla passerella sul nulla, inaugurata in pompa magna come fosse un progetto indispensabile per la città, fai anche lo sforzo di andarti a leggere il comunicato stampa di palazzo Garampi. Il titolo è “Tiberio 4” (come i fantastici: Gnassi, Sadegholvaad, l’architetto Napoli e metteteci voi il quarto) “da questa mattina aperta la passerella sospesa lungo le mura del porto”. Basterebbe fermarsi qui: una passerella sospesa lungo le mura del porto. Sai che brividi percorrerla!

Ti spiegano che è stata “realizzata in acciaio zincato e dal piano di calpestio in doghe di legno di larice montate su grigliato in acciaio zincato”. Sai che creazione leonardesca?

Ti illustrano che “l’idea progettuale” si “inserisce all’interno di un piano generale di valorizzazione delle risorse storico-culturali” e di “implementazione delle connessioni delle reti ciclopedonali”, per “godere dello spettacolo mozzafiato del Ponte di Tiberio visto a pelo d’acqua”. Tre mostruosità senza capo né coda. Per me, direbbe il ragionier Fantozzi, il ponte di Tiberio visto a pelo d’acqua è una cagata pazzesca. Anzitutto perché a pelo d’acqua non è. Lo era la passerella di Christo sul Lago d’Iseo, non questa. E “The Floating Piers” (l’opera di Christo) fu si presa d’assalto, mettendo insieme dal 18 giugno al 3 luglio 2016 ben 1 milione e 200 mila visitatori, circa 75 mila persone al giorno. Ma a leggere uno dei due quotidiani oggi (l’altro gli dedica giustamente mezza paginetta con toni sobri, come merita) riminesi e turisti non aspettavano altro che prendere d’assalto la passerella. Poi con la passerella galleggiante che arriverà fra non molto, avremo anche la nostra piccola “Floating piers alla riminese”. Trentasei metri in mezzo al fiume al pari di 3 chilometri e mezzo nel Lago d’Iseo. I pontili galleggianti tra Sulzano, Montisola e l’isola di San Paolo, come la nostra passerellina, insomma.

“E’ un tassello di una città che ha voglia di riamarsi, di riprendersi la storia e di accudire dei gioielli straordinari che aveva dimenticato”, ha detto ieri il sindaco. Riamarsi, riprendersi, accudire. Non cercate di decifrare. Quel che conta è sempre la narrazione. E l’architetto Napoli si è dimostrato quasi più ciarliero del sindaco con i giornalisti, oltre che buon cicerone nella illustrazione dell’opera, spingendosi in dichiarazioni come queste: “Un bene fino adesso lasciato da parte da altre amministrazioni; la Soprintendenza ha cavalcato l’iniziativa dell’amministrazione perché tutti i cittadini ne possano fruire”. Da quando la Soprintendenza esprime giudizi politici sulle amministrazioni comunali e ne cavalca le iniziative? E a proposito di beni fruibili, mentre il ponte di Tiberio lo era già, anche senza la passerella, lo stesso non può dirsi dell’Anfiteatro romano, un gioiello che resta occupato dal Ceis.

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