Ponte di Tiberio: “Una inutile, indebita e inaccettabile manomissione del sito storico”

Ponte di Tiberio: “Una inutile, indebita e inaccettabile manomissione del sito storico”

La netta presa di posizione dell'arch. Stefano Piccioli.

Il progetto nasce da una visione distorta e distruttiva dello sviluppo e della vivibilità della città storica. E non attua l'unica priorità: la pedonalizzazione del ponte. Incredibile che la Soprintendenza avalli l'intervento, compreso lo "sforacchiamento" dell'antico paramento murario.

E’ opinione condivisa tra gli specialisti di restauro e conservazione della città antica che l’immissione di elementi estranei, o comunque di nuova invenzione, sia accettabile solo con grande cautela; a differenza del restauro di altri manufatti – i dipinti, le sculture o il vasellame – per i quali la sostituzione o l’aggiunta di parti mancanti è del tutto da escludere, nel restauro urbano anche laddove nuove esigenze funzionali legate allo svolgimento della vita moderna possano richiedere modifiche al manufatto o al sito da restaurare, la scelta va effettuata con estrema cautela e solo in casi di estrema necessità.
Non è così nel nostro caso: nel tratto finale del Marecchia, a mare del ponte di Tiberio fino al ponte della della Resistenza, non occorre per fortuna alcun intervento; quanto viene proposto dall’amministrazione comunale ha motivazioni del tutto estranee alla corretta conservazione del luogo e alla sua fruibilità: perciò costituisce una manomissione madornale e inaccettabile.
La città di Rimini ha subíto, come è noto, innumerevoli danni al tessuto storico, causati dalle distruzioni belliche e da sciagurate ricostruzioni del dopo guerra: non è il caso di ricordarli in questa sede visto che sono sotto gli occhi di tutti.
Appare pertanto davvero inspiegabile lo zelo eccessivo nel voler intervenire proprio in questo tratto del fiume su cui si affaccia la città: uno dei pochi luoghi risparmiati dagli scempi del secolo scorso; e che fu già oggetto di una rispettosa sistemazione delle banchine, a cui non serve alcuna ulteriore aggiunta. Mi riferisco all’intervento realizzato trent’anni or sono dall’architetto Viganò: di cui oggi sembra sia di moda dire tutto il male possibile, mentre appare misurato e assai adeguato al problema che allora si poneva, di consolidare i due bordi del fiume. Per questo, a parte alcuni elementi un po’ legati al gusto del tempo in cui furono realizzati, quali la scala e il balcone che sbalza dal lato destro; e siccome per fortuna non fu realizzato il previsto sbarramento mobile delle acque che avrebbe costituito un presenza davvero eccessiva, possiamo dire che l’attuale sistemazione assolva bene, con la dovuta leggerezza, al compito di costituire i bordi del corso d’acqua in quel tratto.
A questo punto occorrerebbe dire: basta, va bene così, non serve nient’altro!
Invece sembra che all’amministrazione comunale prudano le mani! Tanto che ha predisposto un progetto di “valorizzazione” delle due sponde del fiume nel tratto che fronteggia il borgo San Giuliano. Vediamolo.

Sembra che all’amministrazione comunale prudano le mani!

Sulla riva destra, lato città, si prevede un ballatoio a sbalzo aggrappato alle mura Malatestiane, manufatto assai invasivo e rimovibile solo in teoria; comunque da realizzare sforacchiando l’antico paramento murario: ma per la Sovrintendenza pare che sia un intervento ammissibile. Pare di sognare!
Inoltre sempre dallo stesso lato del Fiume si prevede la realizzazione di un vistoso castello di scale metalliche per condurre i turisti al suddetto ballatoio e alla sottostante banchina, peraltro già accessibile tramite la scala di Viganó.
Continuando: si pretende di attraversare il fiume al livello delle banchine installando a metà del tratto una sorta di pontile galleggiante. A che scopo? Per attraversare il fiume: ah! Ma non ci sono già due ponti distanti tra loro 500 metri? Ma non sono pedonali. Già: infatti l’amministrazione comunale non prevede l’unico provvedimento davvero indispensabile e improcrastinabile: la pedonalizzazione del Ponte di Tiberio! Perché? Dopo tante chiacchiere per favorire pedoni e ciclisti, l’unico tabù intoccabile resta l’auto ovunque, anche utilizzando l’insigne monumento romano come se fosse un qualsiasi viadotto in cemento.

Non è stato previsto l’unico provvedimento indispensabile: la pedonalizzazione del Ponte di Tiberio!

Poi c’è la riva sinistra dove l’intervento prevede la rimozione di una cospicua porzione del muraglione ottocentesco, con l’argomento (condiviso anche dalla Soprintendenza!) che essendo più recente varrebbe meno di quello antistante malatestiano. Ma dal punto di vista dell’immagine storica i due hanno pari valore, perché sono le due quinte dello stesso scenario. Poi, una volta aperto il varco nel muraglione, il progetto abbonda di ferraglie varie quali piattaforme pensili e x castelli di scale per fare accedere i turisti al Borgo: che è il vero obbiettivo di tutto il previsto baraccone!
Si tratta di una inutile-indebita-inaccettabile manomissione del sito storico.
INUTILE perché non si capisce donde derivi l’esigenza di impiantare un insieme di assurdi ballatoi, ponticelli, palchi e scale con la scusa di realizzare un migliore punto di vista per ammirare il Ponte. A parte il fatto che gli attuali punti di vista, ossia le scale e il balcone realizzati dal Viganò, e l’accesso alle banchine in entrambe le rive, sono più che sufficienti per la loro fruibilità turistica, la realizzazione di tutti questi elementi estranei rovinerebbe l’immagine storica perfettamente conservata delle due ali, costituite dalle mura Malatestiane a destra e dalle mura ottocentesche a sinistra, che inquadrano il ponte facendone risaltare il bianco della pietra d’Istria rispetto allo scuro color laterizio: insomma un’immagine intatta che verrebbe manomessa da ridicoli manufatti moderni.

Non è uno spazio qualsiasi, che possa essere alterato a capocchia da un amministratore pubblico

Questo è uno spazio urbano, non uno spazio qualsiasi, che possa essere alterato a capocchia da un amministratore pubblico solo perché pensa di poterlo fare. Uno spazio che deve il suo fascino oltre che agli elementi che lo compongono, come si è detto, anche alla sua dimensione, al suo volume libero: non può e non deve venire ingombrato da ponteggi e attrezzi estranei, solo con la scusa di creare punti di osservazione inediti per il Ponte. Sarebbe come ingombrare con ponteggi l’abside di Sant’Agostino per permettere ai turisti di osservare da vicino gli affreschi: che ne sarebbe del volume architettonico, dello spazio-abside? Qui si tratta della stessa cosa, in scala urbana e non edilizia!

Sarebbe come ingombrare con ponteggi l’abside di Sant’Agostino per permettere ai turisti di osservare da vicino gli affreschi

INDEBITA manomissione perché uno luogo così eccezionale, una porzione così importante del tessuto storico – unica e di valore assoluto – non è nella disponibilità di nessuno: non della Soprintendenza ai monumenti che ha solo il dovere di salvaguardarla, ma non ha né la libertà né il diritto di adattarla ad opinabili esigenze turistiche; né tanto meno dell’amministrazione comunale che dovrebbe semmai educare i cittadini al rispetto dei luoghi e non alla loro manomissione avallando la già troppo diffusa convinzione che il patrimonio pubblico serva solo per essere utilizzato a fini economici.

No alla trasformazione della città storica in un immenso bazar

INACCETTABILE perché occorre finalmente rifiutare la trasformazione della città storica in un immenso bazar di bar, ristoranti, negozi di souvenir e chincaglierie; o di spazi pubblici destinati soprattutto ad eventi e baracconate varie. La città è fatta per gli abitanti; sopravvive come tale, non come arido museo, solo favorendo la funzione residenziale: che significa regolazione del traffico, servizi accessibili pubblici e privati (non solo bar, pub, pizzerie, ristoranti in soprannumero e distese di tavoli all’aperto). Mentre i motivi addotti dall’amministrazione comunale di voler incrementare il flusso dei turisti verso il Borgo San Giuliano favorendo la visibilità del Ponte di Tiberio derivano proprio da questa visione distorta e distruttiva dello sviluppo e della vivibilità della città storica.

Stefano Piccioli