Qualità della vita: finire al 36° posto e dire «tutta colpa del covid»

Qualità della vita: finire al 36° posto e dire «tutta colpa del covid»

Bene, come sempre, in cultura e tempo libero. Male, come da tradizione, in sicurezza. Ma è solo la pandemia che ci ha fatto perdere 19 posizioni?

Rimini, grande meta turistica, nella classifica 2020 del Sole 24 Ore paga lo scotto della pandemia. E’ questa la lettura dei dati che arriva dal sindaco di Rimini e dal presidente della Provincia. Ma è proprio così?
Rimini perde quest’anno 19 posizioni e precipita al 36° posto. Molto peggio delle province di Forlì-Cesena (14° posto nella classifica generale e +11 rispetto al 2019) e Ravenna (22° posto, + 17), ma anche delle città con le quali il sindaco di Rimini ama mettersi a confronto: Roma, (32°, -14) Firenze, 27° posto (-12 posizioni), per non parlare di Bologna, 1° posto assoluto, e Verona (4°, +3).
Rimini è in controtendenza rispetto a quel che accade in Emilia Romagna, regione che “vanta numerosi primati: è prima in Italia per occupazione femminile (67%) per tasso di internazionalizzazione (oltre 11mila euro di export pro capite), per copertura a banda larga di piccoli comuni e scuole. E se non fosse per Rimini che – a causa del crollo del turismo e dell’alto tasso di criminalità – fa un tonfo dal 17° al 36° posto, tutte le altre province recuperano posizioni in graduatoria, con Ferrara, storicamente l’area più fragile e povera della regione, che recupera addirittura 30 gradini”, scrive il quotidiano economico-finanziario. E d’altra parte la provincia di Rimini, dove naturalmente soprattutto è il capoluogo ad incidere, negli ultimi dieci anni, fatta eccezione per 2011 e 2012, non ha mai brillato, come mostra l’ultima tabella che pubblichiamo in fondo all’articolo.

Il 17° posto nel 2019

Alla voce “cultura e tempo libero” Rimini mantiene la prima posizione, migliora in “ambiente e servizi” passando dal 48° all’11° posto, così come per quanto riguarda “ricchezza e consumi” dal 72° al 63°. Ma dove peggiora notevolmente è su “affari e lavoro” (dal 5° posto al 26°) e “demografia e società” (dal 18° al 73°). Mentre sulla sicurezza mantiene la solita maglia nera (104° posto nel 2019 e nel 2020).
Guardiamo in dettaglio questi indicatori.

Il 36° nel 2020

Affari e lavoro: 26° (Forlì-Cesena 40° e Ravenna 47°). Il trend dell’imprenditorialità giovanile (imprese under 35 sul totale delle registrate) passa dalla 29° posizione alla 100°, le imprese che fanno ecommerce dal 5 posto al 21°, le start up innovative dal 6 all’8 posto, il gap occupazionale tra maschi e femmine dal 24° al 52°, le imprese in fallimento dal 34° al 36° posto.

Demografia e società: 73° (Forlì-Cesena 57° e Ravenna 28°). La classifica del tasso di mortalità passa dal 21° al 58° posto, tasso di natalità dal 54° al 58° posto. Alcuni dati non sono confrontabili con l’anno precedente ma significativi: densità abitativa 95° posto, consumo di farmaci per la depressione 78°, consumo di farmaci per ipertensione 92°, calmanti e sonniferi 55°.

Cultura e tempo libero, il fiore all’occhiello: 1° posto (Forlì-Cesena 8° e Ravenna 23°). I fattori che incidono di più in questo risultato sono la spesa al botteghino (2° posto quest’anno, 10° nel 2019), l’indice di lettura dei quotidiani (2°), l’offerta culturale (3° posto contro il 7° nel 2019), stabili le palestre (2°). C’è anche un 31° posto sui fondi europei 2014-2020 per l’attrazione culturale, naturale e turistica. Ma si nota il 106° posto legato agli eventi sportivi che hanno subito l’onda d’urto della pandemia.

Ambiente e servizi: 11° posto (Forlì-Cesena 17° e Ravenna 23°). Undicesima posizione nel 2020, con una bella rimonta (rispetto alla 48esima), ma anche qui è interessante soffermarsi su alcuni dettagli. La spesa sociale degli enti locali subisce una variazione critica nella corrispondente classifica: da 75 a 92. Nell’indice del clima Rimini passa da 25 a 30. Quarantunesimo posto nel 2020 per giovani che non lavorano e non studiano, riqualificazione energetica degli immobili 35° posto. La prima posizione è data dai pos attivi. Ma nell’indice di trasformazione digitale siamo solo al 26° posto, dietro a Forlì-Cesena.

Ricchezza e consumi: 63° posto (Ravenna 23° e Forlì-Cesena 43°). Peggiorano i protesti e migliorano i depositi bancari. Nel trend del Pil pro capite nel 2020 la posizione di Rimini è la numero 106, 73° per lo spazio abitativo medio, 68° per il reddito disponibile, 49° per la spesa delle famiglie. Per nuove iscrizioni di imprese Rimini è al 12° posto (Forlì-Cesena 83° e Ravenna 95°), per cessazioni di impresa siamo al 102° posto (Ravenna 103 e Forlì-Cesena 73).

Giustizia e sicurezza: 104° (Forlì-Cesena 78° e Ravenna 98°). Sempre peggio per i furti in abitazione, riciclaggio e impiego di denaro, cause pendenti ultratriennali, mentre migliorano incidenti stradali, truffe e frodi informatiche, indice di litigiosità, violenze sessuali, con un indice di criminalità che colloca Rimini dal 106° al 105° posto.

Nei casi di covid ogni mille abitanti Rimini si trova nella parate bassa della classifica: 67. Mentre sulla partecipazione elettorale c’è una indiscussa maglia nera in regione: 45° posto.

Ma sono anni che Rimini non brilla

“Niente sarà più come prima e le conseguenze del Covid non si esauriranno nel giro di poco. Non è un incidente di percorso, ma un cambio di passo della Storia. Vogliamo e dobbiamo prepararci alla ripartenza, guardando con ottimismo alla più grande campagna di vaccinazione nazionale che il Paese si appresta a mettere in piedi e confidando in una gestione attenta dei fondi del recovery plan. E Rimini sarà pronta”, commenta il sindaco Gnassi. “E lo sarà più di altre perché ha anticipato quei processi di cambiamento che il Covid ha reso necessari e che tutte le città dopo il Covid saranno chiamate a fare. I 16 km di lungomare, l’investimento sull’ambiente, sulla mobilità sostenibile, porteranno Rimini in un triennio, ad essere 10 anni avanti a qualsiasi destinazione turistica italiana, grazie alle scelte che abbiamo avuto il coraggio di fare”. Ed è su quest’ultima parte del ragionamento che forse l’ottimismo abbonda. Non lo diciamo solo noi ma emerge anche da uno studio molto approfondito a cura dell’Istituto ricerche economiche sociali dell’Emilia Romagna commissionato dalla Cgil di Rimini che parla di una situazione in sofferenza già prima del Covid, anche se ovviamente la pandemia ha fatto la sua parte. La qualità della ricettività turistica, ad esempio, è immobile e, dopo la difficile estate 2020, il quadro è addirittura peggiorato.