Relatori a senso unico: al via oggi la tre giorni dei preti in diocesi

Relatori a senso unico: al via oggi la tre giorni dei preti in diocesi

Fa discutere la scelta di chiamare all'evento per eccellenza che dovrebbe riunire il clero riminese "voci" che dividono all'interno della Chiesa.

Ci vorrebbe un lefebvriano per bilanciare questi relatori. Ma non ci sarà, non potrebbe esserci, figurarsi poi alla tre giorni dei preti della diocesi di Rimini. Si è aperto questa mattina il tradizionale appuntamento del clero, anch’esso rivoluzionato dalla pandemia. Si tiene rigorosamente “on line” e il tema scelto per la riflessione comune è “Celebrare nella vita del presbitero e delle nostre comunità”, alla luce anche della nuova edizione del Messale Romano che entra in vigore domenica accompagnato da non poche polemiche.

Ai sacerdoti e ai diaconi è concesso di «connettersi da casa», come informa il sito della Diocesi. Connettersi a cosa? A lectio dotte tenute da preparati relatori che però non passano inosservati: sono tutti di “fede progressista”, anche iper-progressista.
Per parlare del “nuovo messale per celebrare la fede oggi” è stato chiamato Goffredo Boselli, definito “liturgista e monaco di Bose”. E’ il monaco al quale Papa Francesco, attraverso un decreto firmato dal Segretario di Stato Parolin, lo scorso maggio ha chiesto di “separarsi dalla Comunità monastica di Bose e trasferirsi in altro luogo, decadendo da tutti gli incarichi attualmente detenuti”. Insieme a lui il fondatore della comunità, Enzo Bianchi, e altri due membri (qui la notizia su VaticanNews). I quali hanno “dichiarato di accettare, seppure in spirito di sofferta obbedienza, tutte le disposizioni contenute nel Decreto della Santa Sede”, decidendo di vivere “come fratelli e sorella della Comunità in luoghi distinti da Bose e dalle sue Fraternità” (dal sito del Monastero di Bose). E’ lui che apre i lavori.
Il secondo relatore, domani mattina, sarà don Andrea Turchini, da parroco di Santarcangelo promosso rettore del seminario regionale di Bologna. Gioca in casa e ritorna a Rimini sulle ali di una “promozione” che lo lancia verso una possibile consacrazione episcopale nella Chiesa di Francesco.

Ma la perla brillerà venerdì, in chiusura della tre giorni (parlando di “Liturgia ed evangelizzazione nell’attuale contesto culturale – Dalla liturgia eucaristica alla liturgia in famiglia”). E’ il prof. Andrea Grillo, docente di teologia dei sacramenti e filosofia della religione presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma. Per chi già non conosce le tesi di Grillo è sufficiente sfogliare il suo blog, “Come se non“, per farsi abbastanza rapidamente un’idea delle posizioni che esprime. E così ci si imbatte in dure contrapposizioni con l’ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede card. Gerhard Müller e con il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca (qui), col card. Piacenza, nientemeno che con il papa emerito Josep Ratzinger e il card. Sarah (qui). Se la prende col video della Conferenza Episcopale che annunciava la ripresa delle celebrazioni eucaristiche con il popolo: «Dello spot, dobbiamo accogliere il “messaggio sulla sicurezza”, ma allo stesso tempo dobbiamo rifiutare il “messaggio sulla chiesa”».

Ce l’ha col «presepe sovranista», definito «una bestemmia» (qui). Ama il movimento delle sardine per via di quel concetto che hanno espresso così bene contro i sovranisti: «avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare» (qui). E lui conferma che c’è qualcuno che merita di essere ascoltato e qualcun altro no: «Nessun diritto ad essere ascoltato deve essere riconosciuto a chi ostenta indifferenza verso le vite ferite, a chi usa la menzogna per ottenere applausi, a chi semina odio tra le case e tra le persone per assicurarsi un piatto di lenticchie». E «occorre recisamente negare a qualunque politico populista – a Di Maio, a Salvini, a Meloni o a chicchessia – qualsiasi titolo “istituzionale” o “pedagogico” per poter imporre l’ascolto a chiunque altro». E’ talmente avanti che si permette anche il lusso di scavalcare a sinistra Papa Francesco, sulle “donne diacono” ritenuto poco coraggioso (qui). Insomma, la diocesi di Rimini è stata di impronta “conciliarista” anche in passato, e a tratti in modo spinto, ma oggi, dietro la facciata di una guida moderata, passa una linea che anche non pochi preti,  per non parlare di laici che frequentano non solo la messa domenicale ma sono impegnati in associazioni e movimenti, giudicano eccessiva e fonte di profonda divisione.