Rimini e non solo nelle novelle di Carlo Rusconi: oggi la presentazione

Rimini e non solo nelle novelle di Carlo Rusconi: oggi la presentazione

“L’usura del tempo. La carne porta i segni”, editore Panozzo. Alle ore 18 diretta streaming.

C’è molto meno moralismo e clericalismo in questo libro di un prete che nei discorsi “omiletici” di un capo del governo alle prese con una pletora di decreti verbosi, lunghissimi e ingarbugliati. Stiamo parlando del libro di novelle “L’usura del tempo. La carne porta i segni” scritto da Carlo Rusconi e pubblicato in novembre da Panozzo editore. Per quanto lui si descriva come un vecchio prete (ha 78 anni ed è stato ordinato a 24 anni) che passa le giornate a leggere e studiare la Bibbia, se andrete, come spero, a leggere questo suo libro troverete molti spunti di riflessione e divertimento, anche per chi si ritiene, o è effettivamente, distante dalla vita ecclesiale e dalla fede cristiana. Inoltre chi come me è più avanti con gli anni potrà riscoprire tanto della storia della nostra città e dei suoi abitanti.

Dopo la vasta produzione bibliografica del Rusconi linguista e studioso di sacra scrittura, si tratta di un libro di novelle, che segue da vicino un altro libro di poesie in dialetto, “S’no un viàz” (“niente altro che un viaggio”) che, al contrario di quello del quale state leggendo ha potuto essere presentato dallo stesso autore in serate interessanti che oggi, in tempi di lockdown, purtroppo ci sono proibite. Si tratta di storie vere e ricordi rielaborati nella fantasia dell’autore (ma c’è poi una differenza tra le due cose?). Lo stesso Rusconi dice che in un primo momento agli amici a cui aveva fatto leggere le sue novelle e che gli chiedevano se si trattasse di cose veramente accadute o di racconti frutto della fantasia, lui aveva risposto che si trattava di accadimenti reali; poi ripensandoci aveva risposto che no, non erano reali: “perché – scrive l’autore – vasto m’era parso il mio intervento ad integrazione dei fatti raccontati”. Ma cercando di spiegare questa ambivalenza Rusconi stesso chiede a sé stesso e a noi: “un fatto di cronaca è più vero nella ricostruzione storica di esso o lo è di più nella configurazione che assume nella mente e nell’animo di chi lo racconta, magari avendovi pure assistito?”. E prosegue: “esiste una reale alternativa fra ciò che accade nella cronaca e ciò che accade nella fantasia?”. Dopo l’introduzione, il libro si compone di 22 racconti per 232 pagine. Vorrei concentrare questa recensione, senza togliervi il gusto di leggerlo (perché, credetemi, ne vale la pena) e senza il patema di dover essere esaustivo, su poche parole per quasi tutte le novelle raccontate.

Nella prima (“Tornare a casa”) un riminese si ritrova a rivedere la sua città dopo esserne stato lontano tanti anni per lavoro. Non ritrova più il fiume Ausa (si fa per dire “fiume” anche se talvolta si gonfiava dopo abbondanti piogge) delle sue scorribande infantili, tombinato e nascosto sotto una strada; non ritrova più la gente che parla in dialetto ad alta voce per strada e poi s’infuria (“ma che roba è?”) vedendo il nuovo pavimento di piazza Tre Martiri. “Con quel sole là nel mezzo che pare un ostensorio buttato per scherno da qualcuno per disprezzo in modo che tutti possano calpestarlo”. “Rivoglio la mia piazza, banda di scalzacani! Chi vi ha dato il permesso?”. Chissà come s’infurierebbe se, al giorno d’oggi, vedesse la scena dei devastanti scavi davanti alla Rocca Malatestiana del Brunelleschi.

Della seconda novella, “La bella”, dico solo che il racconto si sofferma sull’incontro sul Corso di una sfortunata e bellissima vicina di casa più grande di lui di una quindicina d’anni di cui racconta la vicenda matrimoniale con un “forestiero”; parola che non sento più da una vita. Vi si parla di gelosia e di misteri della testa umana, misteri ancor più grandi quelli della testa di una donna. Possiamo citare questo brano del libro anche il fatto che difficilmente un non romagnolo capirà e praticherà appieno l’anarchia che riscontra e vede in chi nasce in questa terra.

Citare la terza novella è d’obbligo: in primis perché certe situazioni osé, descritte così bene e con cognizioni di causa non te le aspetti da un prete, anche se l’ambientazione è quella della montagna, un’altra passione dell’autore che in gioventù ha praticato anche l’alpinismo, fino ai livelli più difficoltosi. Meglio sarebbe dire che un prete, non è che con l’ordinazione perde la propria umanità. Anzi, se non sbaglio prima della consacrazione le autorità ecclesiastiche si accertano (almeno a quei tempi lo facevano) dell’integrità umana e psicologica del candidato alla vita sacerdotale. Insomma non si tratta proprio di un libro di orazioni o devozionale. Questo terzo racconto svela anche un’altra passione di Carlo Rusconi: quella per ciò che da queste parti si chiama “e mutor”. Sì, la motocicletta che da giovane Carlo smontava e rimontava come un provetto meccanico. Che si affida al rumore emesso per diagnosticare se ci sia qualcosa da riparare o che non funziona a dovere, non come quelli che oggi si affidano al computer. Non a caso si citano nel libro alcuni modelli: la Transalp di una casa giapponese ma anche, per non fare torti agli eccellenti marchi italiani, i “rombi esaltanti delle Ducati”.

Nel racconto “Perché aspettare?” scoprite perché dalle nostre parti e non solo si dice che “i soldi mandano l’acqua d’in su e nessuno è disposto a regalarteli”. Vi si scrive di una eredità per la quale il figlio uccide entrambi i genitori, credendo di passarla liscia! Mentre il racconto successivo anticipa quelli che oggi sarebbero chiamati i contratti matrimoniali e la vendetta di una donna tradita dal marito che s’era preso una cotta per una collega più spumeggiante di lei dal punto di vista sessuale. Quando si dice il caso; nella quinta novella un prof pensionato muore a poche ore di distanza dalla morte della moglie, investito da un’automobile.

Il capitolo che s’intitola “La casa sul lago” è un’altra parte del libro che non t’aspetti o comunque che affronta una situazione e una tematica nella quale forse il lettore potrebbe sentirsi più ferrato dell’autore sull’argomento. Ma se la leggerete potreste avere delle sorprese. Alzi la mano infatti chi parlando del rapporto d’amore tra due persone, pensi immediatamente alla libertà. Sì proprio alla libertà, come si legge in una pagina del libro quanto dice un personaggio che riflette sul rapporto con la propria donna: “…come dire esser certo d’andar bene così, d’esser voluto così, senza obiezioni e senza che l’amore dell’altra, né il suo per lei, diventasse pretesa, diventasse paura, diventasse spiare, urgere, torturare, pretendere di poter esaurire quell’altro”. Un terreno quello dell’amore sul quale l’autore traccia un mirabile affresco, che trova fondamento nel profondo mistero del nostro essere. Fra l’altro, quel capitolo rivela anche altre passioni, forse rare nelle figure dei sacerdoti: per esempio quella per la fotografia, per l’osservazione della natura e per l’arte e l’architettura del nostro territorio e del territorio a noi vicino come quello del Montefeltro e quello un po’ più lontano per la verità, della Marsica, in Abruzzo.

Il libro, che in copertina riporta un disegno di Gino Ravaioli (il “vecchio marinaio” del 1955) è corredato anche da una serie di belle fotografie in bianco e nero dell’archivio di Mario Rusconi, il padre dell’autore, scattate negli anni che vanno dal 1958 al 1963. E’ scritto con un bello stile e con una divertita ironia, che possiamo per esempio intravvedere nel capitolo “Il cane”, dove una signora rappresentante, si direbbe, di un certo “perbenismo terzomondista”, arriva a denunciare un cencioso senzatetto che in piazzetta Teatini bastona un cane che s’era avvicinato troppo al suo pasto. Ma è la novella dedicata al locale circolo del tennis che si occupa di nuovo di un tema che solo uno stupido pregiudizio può giudicare inadatto al sacerdote. D’altro canto e per contro rivela anche quanto superficiali possano essere le chiacchiere che a quel tempo si facevano nei circoli o al bar e che oggi più soventemente sono molto gettonate sui social. Per comprendere che l’amore non ha confini di sorta leggetevi la novella “Il silenzio” dove due coniugi vengono portati a processo per le conseguenze di un violento litigio.

A proposito di storia della città e di ricordi, chi non abbia avuto tempo o voglia di recarsi presto in riva al mare poco prima che spunti l’alba non sa quel che perde ed ha perduto e non sa neppure cosa siano le lappole di cui si parla in una novella che descrive il tempo delle dune in spiaggia. Così scrive l’autore: “Tutto ciò accade anche per quella “mania di mettere tutto a posto, d’imporre sulle cose un ordine diverso da quello che ha voluto il Padreterno”. C’è una novella di ricordi più recenti: “Le badanti”, dove si citano i luoghi classici del ritrovo di quelle signore che fanno le “custodi” ai nostri vecchi: in particolare il parco Cervi e l’arco d’Augusto.

E’ tempo ormai di concludere questo invito alla lettura. Anche chi conosce Carlo Rusconi da tanto tempo come me, leggendo il libro avrà di che meravigliarsi.

Oggi alle ore 18 il libro viene presentato in diretta streaming dall’autore Carlo Rusconi:

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