“Il futuro della Riviera? Un grande villaggio turistico, per diventare unici al mondo”

“Il futuro della Riviera? Un grande villaggio turistico, per diventare unici al mondo”

Cambiare radicalmente gli spazi, l'ambiente e la viabilità. Una rivoluzione che va costruita assieme dal pubblico e dal privato. "E’ questo il vero investimento per i prossimi 20 anni. Basterebbe cominciare con piccole aree, non c’è bisogno di rivoltare come un calzino 20-30 chilometri di costa". Chi parla è Orazio Tancini, albergatore, in passato presidente di Adria Congrex, consigliere di Aia e di Pa. E aggiunge: "Il mercato degli stranieri, che si è molto assottigliato, pone il problema delle infrastrutture". Così come "l'offerta standard della Riviera, sempre le stesse cose agli stessi orari, è superata”.

Per alcuni anni presidente di Adria Congrex, consigliere dell’AIA e di PA, Orazio Tancini (nella foto) è oggi un semplice albergatore. Dal punto di vista imprenditoriale è stato socio fondatore poi amministratore delegato di Metha group che ha concluso la sua traiettoria professionale nel 2010. Con la sua famiglia, in particolare la moglie Laura, gestisce a Riccione il Polo Younique Hotel e da circa sei mesi ha rilevato la gestione di uno storico albergo a Salsomaggiore. Lo abbiamo intervistato sullo stato di salute del turismo riminese.

Forse si potrebbero trovare persone che amano ‘meno comodità’ in vacanza che quelle che si trovano in casa loro… Forse o forse no ma in teoria… Si tratta di un ragionamento ‘per assurdo’ di Orazio Tancini che cerca di spiegare lo stato di salute del nostro turismo: “Sono d’accordo con quanto sostiene Bigiarini nell’intervista a Rimini 2.0 ma per me è il ‘mercato’ che segna vita o morte del comparto. Il mercato è certamente, io penso, la cosa ‘più democratica’ che ci sia. Non posso dire per legge che tu devi ristrutturare il tuo hotel e come farlo. Certo che esiste differenza tra Riccione e Rimini, ma in futuro non ci sarà una città che vince e una che perde”.

In che senso?
“C’è una differenza nella stagionalità: nel senso che Rimini ha sviluppato, più di Riccione, l’allargamento della stagione perché è in grado di accogliere congressi e fiere, che solo in minima parte hanno ricadute riccionesi. Io credo però che l’estate debba rimanere il pilastro. Scusate l’esempio che fa un po’ rabbrividire per la verità, ma fa capire: se, per uno strano scherzo del destino, nessuno per una estate venisse più sulla riviera romagnola, saremmo costretti a chiudere tutti. Per me l’estate resta il perno della nostra economia”.

Ma come, non sono anni che si pensa a come destagionalizzare il turismo?
“Certo e questo va benissimo ma non dobbiamo scordarci che senza questo che potremmo chiamare il nostro core business non andremmo molto avanti. Per questo comunque dobbiamo pensare al futuro: non necessariamente per tutta la costa”.

Cioè?
“Io credo che una cosa fattibile economicamente e senza tempi troppo lunghi sarebbe quella di concepirsi come una grande villaggio turistico. Da tempo ci sto pensando e non mi sembra troppo complicato e darebbe una prospettiva vitale a medio termine alle nostre estati nel contesto nazionale e internazionale”

Lo dice lei… Quando si arriva nei villaggi noti in tutto il mondo si trova solo un mare e una natura meravigliosa da favola; i turisti non trovano certo i problemi di traffico, parcheggio e il vicino di ombrellone casinaro che si trovano da queste parti…
“Eppure è e resta il mio sogno: una vera vacanza. Guardi che anche qui, almeno a Riccione, avremmo tutti gli elementi: la spiaggia a due passi, il verde, l’ospitalità cordiale. Cerco di spiegare: nei villaggi internazionali tu non conosci il ‘padrone di casa’ e non sai bene quale possa essere il tuo interlocutore. Ma da noi sarebbe molto diverso e ciascuna micro area o impresa potrebbe offrire qualcosa di particolare: non tutto e in tutti come ora, dove nei ristoranti veri e propri e negli stessi alberghi si serve alla carta un po’ di tutto. Ci sarebbero ristoranti specializzati o gelaterie di alto livello: il pagamento potrebbe avvenire a monte o a valle, per esempio caricando le spese su un bracciale elettronico. Al contrario, se ciascuno offre sempre le stesse cose agli stessi orari: colazione, pranzo e cena; carne e pesce; pesce e carne. Diventa una vacanza che io credo sia superata”.

Ci può fare degli esempi…
“Guardi, le parlo del mio hotel, al Polo Younique Hotel abbiamo tolto il pranzo…”

Addirittura?
“Nel senso che abbiamo la colazione lunga fino alle 12 e la cena alla sera dalle 19 alle 21,30. A colazione i clienti possono prendersi la ‘Polo bag’ che riempiono a piacere nel buffet della colazione, dove si trova praticamente di tutto e che poi consumano durante la giornata, in spiaggia o al parco, insomma dove vogliono. Lei si chiederà: com’è andata?”.

Infatti…
“Benissimo, nel senso che la maggior parte dei nostri clienti hanno commentato con un semplice ‘geniale’ per un vero servizio. ‘Geniale’ per una cosa che io ritenevo quasi banale nella sua semplicità. E’ ovvio che qualcuno ha preferito l’ospitalità tradizionale e ci ha lasciato per altri alberghi ma tanti di più li abbiamo conquistati. E’ solo un esempio: ma se offri servizi all’altezza delle attese, il cliente apprezza e viene, pagando il giusto prezzo. Noi dovremmo osare un po’ di più in questa direzione”.

Ma chi deve mettersi alla testa di questi cambiamenti: operatori o amministrazione comunale?
“Entrambi: se noi per primi ci mettiamo insieme io credo che l’amministrazione venga spinta ad operare in certe direzioni. Resta il fatto che io credo che uno ‘bravo che fa tutto bene’ non si trovi facilmente mentre gli operatori potrebbero specializzarsi e diventare eccellenti in qualcosa”.

La sua categoria è pronta a questi cambiamenti?
“Sono convinto di sì, occorre però iniziare a lavorarci. Ecco effettivamente il primo passaggio: creare i presupposti di questo ‘villaggio’: vanno cambiati radicalmente spazi, ambiente e viabilità. Un percorso che non c’è dubbio vada costruito assieme dal pubblico e dal privato. E’ questo il vero investimento per i prossimi 20 anni che farebbe parlare del nostro turismo nel mondo. Basterebbe cominciare con piccole aree, non c’è bisogno di rivoltare come un calzino 20-30 chilometri di costa. Su una cosa così, io che ho abbandonato tutte le mie funzioni pubbliche tornando a fare solo l’albergatore (presidente per tre anni di Adria Congrex e consigliere Aia e di PA ndr.), avrei una grande voglia di partecipare alla sfida, mi spenderei volentieri”.

Scusi l’insistenza, ma i parcheggi, le auto, il caos nella viabilità in queste viuzze dove ci passano a malapena le utilitarie?
“Non c’è dubbio che questa idea, ma soprattutto pensando al fatto che il mercato degli stranieri che si è molto assottigliato, pone il problema delle infrastrutture: l’aeroporto, viabilità e parcheggi in primis. Se vuoi crescere come destinazione internazionale, bisogna arrivarci. Nell’area bolognese, il cui aeroporto è cresciuto, per la sua attività sono cresciuti gli alberghi che lavorano tutto l’anno a pieno ritmo, mentre fino a qualche anno fa in luglio e agosto mandavano i dipendenti in ferie. Ma anche chi viene o potrebbe venire in macchina deve affidarsi al suo buon destino per non trovarsi imbottigliato per ore nel nodo stradale di Bologna in certi periodi. Interessante poi che qualche treno Freccia Rossa abbia programmato fermate sulle nostra costa. Quanto ai parcheggi si potrebbe pensare a grandi aree scambiatrici magari vicino ai caselli autostradali e liberare il più possibile la costa dalle automobili”.