Vertici di Fondazione e Carim raggiunti da cinque avvisi di proroga indagine

Vertici di Fondazione e Carim raggiunti da cinque avvisi di proroga indagine

Sono cinque, tra amministratori e manager di banca Carim e di Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, ad avere ricevuto un avviso di proroga indagine

Sono cinque, tra amministratori e manager di banca Carim e di Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, ad avere ricevuto un avviso di proroga indagine per il nuovo filone aperto dalla Fiamme Gialle. Un altro terremoto che si abbatte, ma stavolta anche su Palazzo Buonadrata e sul cda di Carim a guida Bonfatti, come abbiamo anticipato due giorni fa.
Per capire cosa stia accadendo bisogna andare ad una notizia che Rimini 2.0 pubblicò il 21 gennaio scorso, ovvero la decisione dell’ex comandante provinciale della Guardia di Finanza, Enrico Cecchi (che nel frattempo è diventato presidente del Comitato Piccoli Azionisti), di restituire il dividendo (relativo al bilancio 2013) percepito in qualità di socio Carim. Fu l’atto conseguente rispetto a quanto Cecchi aveva dichiarato nel suo intervento: “Il Commissario Straordinario, nel commentare la sua relazione illustrativa a questa assemblea il 27 settembre 2012, a causa della mostruosa perdita di esercizio di 187 milioni di euro, aveva escluso la possibilità di distribuzione di dividendi fino a che l’assetto bancario della Carim non garantisse un adeguato consolidamento”. Evidenziavano – disse ancora Cecchi – gli stessi Commissari, che “il Piano Industriale 2011-2015 dell’Emittente, al fine di favorire l’accrescimento delle risorse patrimoniali non prevedeva la distribuzione di alcun dividendo nel periodo.” Ma la distribuzione arrivò ugualmente, e Cecchi la motivò così: “Dopo una pessima semestrale 2013 ed un oscuro bilancio di fine anno dove, a fianco di nuovi 159 milioni di euro di “crediti in default” e 40 milioni di euro di accantonamenti prudenziali sui crediti, appare un magro utile di 5,9 milioni di euro, cifra curiosamente vicina a quella della rivalutazione delle quote detenute nel capitale della Banca d’Italia che è di 5,2 milioni di euro, disattendendo i commissari, oggi è in atto una alchimia bancaria per continuare ad alimentare il principale problema di questa banca: la Fondazione. Disattendendo i commissari, esce la proposta dei dividendi da distribuire che piovono nelle tasche della Fondazione solo per farla campare”.
E proseguiva: “Agli affabulatori della tecnica bancaria di cui la Carim ha subito e continua a subire le nefaste conseguenze, rispondo che non solo non approverò questo bilancio di esercizio, anzi lo impugnerò avanti al Tribunale civile di Rimini. Rinuncio ai miei dividendi a favore delle riserve e degli accantonamenti della Carim. Tutti i dividendi vadano a tutela del patrimonio della Carim e non un centesimo vada alla Fondazione”. Che da tempo Cecchi attacca frontalmente e accusa di essere “male gestita ed amministrata”.
La grana che ora si abbatte su Carim e Fondazione. Il bilancio 2013 della banca si chiuse con una raccolta diretta di 2,97 mld (+1,9%), Impieghi alla clientela per 2,81 mld (+1,7%) e un risultato netto positivo di 5,9 milioni di euro. L’ultimo dividendo precedente risaliva all’esercizio 2009 e quello del 2013 fu di 0,0287 euro per azione, che portò un po’ di ossigeno alla Fondazione. Ed è su quest’ultima che si accendono ora i riflettori, sia per il travaso di figure manageriali fra istituto di piazza Ferrari e Fondazione, e sia per approfondire la governance tra le due realtà, in particolare con l’obiettivo di far luce su come la Fondazione eserciti il suo ruolo di azionista di maggioranza. Il generale Cecchi anche su questo in passato si è espresso senza mezzi termini.