“Casa Sant’Anna una risorsa per tutti e un’esperienza unica”

“Casa Sant’Anna una risorsa per tutti e un’esperienza unica”

"Una ricchezza umana, professionale e vocazionale, dentro tante difficoltà e contrarietà". Così la dr.ssa Gisella Carmen Baiocchi descrive la realtà che pare ormai destinata a finire. "Meritava di avere più opportunità e tempo per proseguire la sua esperienza". Direttrice per 25 anni, racconta alcuni inediti: "mons. De Nicolò ha voluto molto bene a Casa Sant'Anna, che è stata anche un luogo di fraterna condivisione fra persone di provenienze ecclesiali diverse".

Il taglio del nastro alla inaugurazione di Casa Sant’Anna ristrutturata, nel 2002: Gisella Baiocchi è al centro fra Alberto Ravaioli e Mariano De Nicolò.

La dr.ssa Gisella Carmen Baiocchi è stata socia fondatrice di Casa Sant’Anna e per 25 anni anni ha lavorato all’interno della struttura con la responsabilità di direttrice. Anche la sua voce, dopo quella del dr. Alberto Marsciani, si aggiunge alle reazioni seguite alla notizia della chiusura della cooperativa, già messa in liquidazione.
Conoscevamo l’ampio “affetto” che ha accompagnato la nascita e lo sviluppo di questa esperienza, ma non immaginavamo che l’interesse verso Casa Sant’Anna fosse tanto vasto e trasversale nella città di Rimini. Invece scopriamo che gli articoli dedicati a questa vicenda stanno raccogliendo un grande interesse e anche molta voglia di comprendere quel che è successo e che ha portato, dopo 30 anni, alla inattesa decisione di interrompere il lungo percorso.
La dr.ssa Baiocchi non è più direttrice di Casa Sant’Anna da cinque anni, ha lasciato a fine 2015, mentre da tre è presidente del Consultorio familiare Ucipem di Rimini, un’altra realtà affermata e qualificata che svolge da anni un servizio di aiuto alla persona, alla coppia e alla famiglia su diverse problematiche. In questa veste di presidente Ucipem siede anche nel Forum delle associazioni familiari riminesi.

“La mia è stata una responsabilità di 25 anni, come socia fondatrice di Casa Sant’Anna (nome scelto insieme agli altri), partecipante al Consiglio di amministrazione e conduttrice come psicologa e psicoterapeuta dell’Emilia Romagna (41a) dell’equipe degli operatori, referente per i progetti di accoglienza madre/bambini proposti in convenzione con l’ASL di Rimini e vari Enti regionali e extra regionali, tutor per tirocini universitari di studenti in Scienze della Formazione e Psicologia di Urbino, Bologna, Padova”, spiega la dr.ssa Baiocchi a Rimini 2.0.

Cosa può dirci di quello che ha vissuto in Casa Sant’Anna?
“Ho incontrato ed ascoltato, accolto, accompagnato tante mamme e bambini, attivando la preziosa rete di persone che a vario titolo si sono gratuitamente coinvolte”.

Perché è stata apprezzata da tanti Casa Sant’Anna?
“Penso che sia stata un’esperienza unica di ricchezza umana, professionale, vocazionale, dentro tante difficoltà e contrarietà”.

E per lei personalmente?
“Casa Sant’Anna è entrata dentro la mia famiglia come una figlia inimmaginabile inaspettatamente sviluppata all’interno di rapporti amicali unici e significativi”.

La dr.ssa Gisella Carmen Baiocchi

Essendo nata nel 1990, ma pensata dalla fine degli anni 80, Casa Sant’Anna ha avuto rapporti con diversi vescovi: può dirci qualcosa al riguardo?
“Direi due vescovi e un amministratore apostolico. Quando abbiamo mosso i primi passi di Casa Sant’Anna in Diocesi c’era mons. Ersilio Tonini, che fu amministratore apostolico tra il 1988 e il 1989. A settembre dell’89 prese possesso della Diocesi mons. Mariano De Nicolò e con lui i rapporti sono stati davvero ottimi, ha voluto molto bene a Casa Sant’Anna. Ricordo perfettamente che mons. De Nicolò chiese a me e ad Alberto Marsciani di assumerci la responsabilità della conduzione di questa realtà, che valorizzò come opera diocesana ma sottolineando il ruolo decisivo dei cattolici adulti che si mettono in gioco in prima persona nella costruzione di un’opera, appunto, che persegue il bene comune. Era anche molto contento di verificare come Casa Sant’Anna fosse un luogo di collaborazione effettiva e fraterna, non formale, di condivisione di un progetto fra persone espressione di esperienze ecclesiali diverse e anche di parrocchie. Anche mons. Lambiasi è venuto spesso a trovarci e a conoscere da vicino quello che stavamo portando avanti”.

Si può dire che un pilastro fondamentale che permise la nascita di Casa Sant’Anna fu don Semproli?
“Sicuramente sì. Fu nel gruppo iniziale che decise di dare avvio a Casa Sant’Anna e mise a disposizione l’edificio, di sua proprietà, senza il quale non avremmo potuto fare nulla. Per decisione testamentaria lo destinò all’accoglienza madre-bambino, donandolo alla Diocesi”.

E’ un po’ triste l’epilogo di Casa Sant’Anna…
“Personalmente sono certa del Bene che Casa Sant’Anna è ed è stata, come risorsa per l’intera collettività, per la sua attrattiva captante, di gratuità. Sicuramente provo un profondo dolore. Meritava di avere più opportunità e tempo per proseguire la sua esperienza”.