Le plance vuote, ma “parlanti”: non c’è scritto nulla, come nulla c’è da vedere

Le plance vuote, ma “parlanti”: non c’è scritto nulla, come nulla c’è da vedere

Dovrebbero indicare ai passanti le bellezze architettoniche, artistiche e culturali: un finto fossato? un finto museo?

A volte siamo troppo critici nei giudizi relativi alla “cultura” riminese e ai suoi presìdi indicatori sparsi per la città, ma questa volta dobbiamo riconoscere il merito di una chiara comunicazione dopo avere visto le due plance nel retro di Castel Sismondo, in Via Circonvallazione Occidentale.
Eccole immote al loro posto, vuote, ma parlanti per raccontare il nulla che si vede dinnanzi a loro.
A destra la corte del soccorso e la Porta del Gattolo

Un finto fossato con una sorta di passerella sospesa per accedere al Castello, dove forse in occasione di quello scavo emersero i resti intorno alla corte del soccorso e alla Porta del Gattolo (qui) ma, come di consueto interrati a dovere. Un finto museo occupato da “ciaffi felliniani” che quasi nessuno visita (qui) (mi perdoni il professor Rimondini se utilizzo una delle sue frasi) in un castello rinascimentale del ‘400, nel quale si è scoperto che alla sua costruzione contribuì anche il Brunelleschi (qui).
Ma seppure presenti nel lato opposto raccontano anche il nulla delle pacchiane panchette di marmino rosa, della pozzangherona antistante, e del fossato negato con le sue strutture che erano emerse in occasione della realizzazione di quel banale allestimento; tralasciando infine le abbondanti colate di cemento ed altri orpelli vari.

A questo punto riteniamo che le due plance siano di molta utilità e loquaci, perché ognuno, cittadini e turisti, leggendole (si fa per dire) può interpretare in modo soggettivo ciò che vede o non vede, ma soprattutto può trarre alcune conclusioni o considerazioni su ciò che è al presente la cultura riminese, e ciò che è essa; il nulla. Onore al merito stavolta quindi, finalmente si è materializzato qualcosa di appropriato al tema di riferimento.

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