I nuovi vertici del Ceis accolti in Comune: a quando il trasferimento?

I nuovi vertici del Ceis accolti in Comune: a quando il trasferimento?

Il sindaco e pure la vicesindaca fanno la riverenza ai rappresentanti dell'asilo Italo-Svizzero. Senza dire una parola sulle promesse lunghe 75 anni di sloggiare le baracche "provvisorie" dall'area archeologica. Ma davvero?

Jamil Sadegholvaad sarà il ventisettesimo sindaco che accetterà scandalosamente di mantenere il Ceis sull’area archeologica dell’anfiteatro romano?
Clari, Bianchini, Ceccaroni, Bordoni… Sindaci, prosindaci, commissari prefettizi, commissari straordinari, facenti funzioni, e ancora sindaci, Accreman, Pagliarani, Diotallevi, Zaffagnini…, fino a Chicchi, Ravaioli e Gnassi. Ora è il turno del sindaco dal “nome strano”.
Questa mattina sono stati ricevuti in residenza comunale «il nuovo presidente del C.E.I.S., Romano Filanti e il suo vice Vitale Vittorio» fanno sapere dal Comune. «Ad accoglierli, nell’ufficio del primo cittadino, sono stati proprio il sindaco Jamil Sadegholvaad e la vicesindaca Chiara Bellini. L’occasione per augurarsi buon lavoro, per i reciproci nuovi incarichi e rinnovare – nell’anno del 75esimo anniversario dalla fondazione del CEIS – la disponibilità e il dialogo di collaborazione tra il Comune di Rimini e il Centro Educativo Italo Svizzero».
Ma avranno parlato del trasferimento della sede del Ceis, promessa fino ad oggi mai mantenuta? Il comunicato è striminzito e fa trasudare solo una bella riverenza verso i nuovi referenti del Ceis.
E’ il 1946 quando Margherita Zoebeli impianta a Rimini l’esperienza dell’Asilo italo-svizzero e il sindaco socialista Arturo Clari assicura che si tratta di “baracche smontabili» collocate sull’area dell’anfiteatro con «carattere temporaneo, fino cioè a ricostruzione dell’Asilo in muratura, per il quale è allo studio il relativo progetto». Nel frattempo ne sono successe di cose a Rimini, anche progetti ben più complessi hanno visto la luce. E’ tornato in vita il teatro Galli, ferito dalle bombe della seconda guerra mondiale, ma l’anfiteatro no, per lui non c’è – pare – speranza. Perché, di fatto, il bene tutelato è l’asilo, non l’anfiteatro, questo ormai la città ha capito.

Anfiteatro romano: oltre mezzo secolo di promesse non mantenute dal Comune di Rimini e dal Ceis

Dopo il dibattito degli ultimi anni (all’interno di commissioni consiliari, consigli comunali, e dichiarazioni a iosa), in cui Jamil ha fatto comunque parte della giunta, ci si sarebbe aspettati almeno un cenno ai buoni propositi più volte annunciati sul cambio di sede da parte del Ceis. Nel 2016, quando Andrea Gnassi conduceva la sua campagna elettorale in vista del secondo mandato, a domanda sul destino dell’anfiteatro rispondeva così: «stiamo definendo una soluzione innovativa per la valorizzazione dell’area archeologica patrimonio dell’umanità e per la tutela di un bene di tutta la comunità come è il Ceis».
Nel giugno del 2020, rispondendo ad una interrogazione del consigliere Carlo Rufo Spina, l’assessore Roberta Frisoni sosteneva che «rispetto agli abusi edilizi che sono stati rilevati e accertati dall’amministrazione comunale, e perseguiti con gli strumenti a disposizione, sono state emesse le ordinanze di demolizione ma gli atti sono stati impugnati e siamo in attesa degli esiti, comunque saranno emesse le diffide rispetto alle situazioni che sono state riscontrate».
Ma ancor prima, nel 2018, all’interno della 2° commissione consiliare presieduta da Cristiano Mauri (Lega), nel frattempo diventato assessore nel Comune di Bellaria Igea Marina, fu il dirigente allo sportello edilizia, Ing. Carlo Mario Piacquadio, a dire che nel giro di qualche settimana si sarebbe capito “cosa è legittimo e cosa è abusivo” all’interno del Ceis. L’allora assessore alla cultura Massimo Pulini nella stessa commissione: “Sono sette anni che viene trattato questo argomento, dal 2011 tutte le volte che rispondo a delle interviste su questo argomento dichiaro che la città si dovrà assumere l’impegno, il più prossimo possibile, di risolvere questa situazione». Ma fu lui ad andarsene prima di risolvere il problema.
I più, visto che nel frattempo sono mancate informazioni puntuali, sono rimasti fermi alla “assenza di titoli” per la quasi totalità dei padiglioni impiantati sull’area archeologica. Nel frattempo ne sono caduti di bar e barettini “abusivi” in città, rasi al suolo senza pietà. Mentre il Ceis resta al proprio posto e il suo presidente accompagnato dal vice viene accolto a palazzo Garampi con tutti gli onori.
Non sono bastati nemmeno i solleciti e le prese di posizione dei soprintendenti che si sono succeduti (Montanari Bermond, Sgubini, Maccaferri, Guzzo e Calvani), quelle di docenti, ex direttori dei musei comunali, assessori e personalità della cultura: Jacopo Ortalli, Stefano Pivato, Pierluigi Foschi, Giovanni Rimondini, solo per citarne alcuni.
Nel 2017 il governo a guida Gentiloni per bocca del sottosegretario Borletti affermò che “le strutture del Ceis impediscono la piena fruizione di un monumento tanto significativo per la storia non soltanto riminese, nonché l’accesso da parte della cittadinanza ai valori storico-artistici di cui tali resti sono testimonianza”.

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Il Ceis non si tocca. Sindaco e vicesindaca da poco insediati, con questo primo messaggio trasmesso alla città non sembrano volersi discostare dal percorso fin qui noto. E la sorpresa non riguarda tanto il sindaco della continuità, ma la vicesindaca sulla quale gravano molte e nuove aspettative. «Il problema di Rimini è che si è azzerato il dibattito su molti temi, mentre è dalla pluralità di opinioni che nascono le idee migliori. Mi preoccupa il pensiero unico. Per questo penso che insieme a Jamil potremo fare progetti per il futuro molto interessanti», dichiarava a Rimini 2.0 Chiara Bellini a tre settimane dal voto di ottobre. Ecco, sull’anfiteatro il dibattito a Rimini c’è stato, e abbondante, ma fino ad oggi ha prevalso il pensiero unico di palazzo Garampi. Continuerà così anche nei prossimi cinque anni?

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