Abusi edilizi al Ceis? Il Comune continua a difendere l’asilo privato ma la svolta è vicina

Abusi edilizi al Ceis? Il Comune continua a difendere l’asilo privato ma la svolta è vicina

Il muro si è incrinato sotto i colpi del lungo pressing svolto dalle opposizioni, che ha portato alla verifica sul campo di quello che è stato realizzato all'interno dell'asilo italo-svizzero e i relativi titoli edilizi. Ora l'amministrazione comunale accenna una tiepida apertura sulla piena valorizzazione dell'anfiteatro romano, ma si appella allo Stato che dovrà "fare la sua parte". Quando il sottosegretario del governo Gentiloni aveva chiarito che "l'area dell'Anfiteatro di Rimini è di proprietà comunale e l'esercizio delle funzioni di valorizzazione del patrimonio culturale è posto in capo agli enti territoriali".

Ora che, grazie al lungo pressing delle opposizioni (che si aggiunge ai pronunciamenti autorevoli di ex amministratori come Stefano Pivato e l’ex direttore dei Musei comunali Pierluigi Foschi, ed esperti del calibro del prof. Jacopo Ortalli, alle inchieste giornalistiche che hanno svelato le carte relative ai vincoli e alle sollecitazioni piovute in oltre mezzo secolo sulle amministrazioni comunali di Rimini dalla Soprintendenza, alle interrogazioni parlamentari, alle proteste di tanti cittadini che si sono manifestate anche in occasioni pubbliche) gli uffici comunali hanno scattato una fotografia sullo stato delle opere realizzate all’interno del Ceis e sulle relative autorizzazioni, palazzo Garampi batte un colpo. Timido, ma percettibile. Evidentemente continuare a rinviare una soluzione che sarebbe dovuta arrivare da tempo, non è più possibile.

Qual è la novità che preme, eccome se preme, alle porte della giunta Gnassi? Quella anticipata di recente in consiglio comunale dall’assessore Frisoni. Davanti all’ennesima interrogazione presentata da Rufo Spina (Forza Italia), che chiedeva a che punto fossero le verifiche svolte dagli uffici competenti e sulle quali il dirigente, ing. Piacquadio, aveva dato rassicurazioni nella 2° commissione consiliare presieduta da Cristiano Mauri (Lega) del 2 luglio scorso, l’assessore ha detto che “l’ufficio edilizia ha terminato recentemente la relazione tecnica che era stata richiesta, il lavoro è stato molto più complesso di quello che si pensava, al punto che ancora non tutte le verifiche sono state completate perché risalire a tutta la documentazione le posso assicurare che è molto più difficile di quanto si possa immaginare. Siamo ancora nella fase istruttoria e permangono delle lacune nella documentazione”. Al che Rufo Spina era balzato in piedi con uno scatto e non senza soddisfazione aveva commentato: “Stasera c’è stato un colpo di teatro: apprendiamo che la documentazione degli uffici è stata conclusa quindi è pronta e sono molto contento, aspetto di riceverla entro 5 giorni, ma un’altra parte della documentazione me la deve dare l’ufficio patrimonio…”.

Parlare di documentazione alla luce del sole a proposito delle costruzioni realizzate sull’area archeologica dell’Anfiteatro romano è già una svolta. Che il dirigente approdato nel 2017 allo sportello edilizia di palazzo Garampi abbia trovato enormi lacune in quella documentazione (e stiamo parlando di un asilo privato che è presente in quel sito dall’immediato dopoguerra) è già un fatto che la dice lunga.

Qui è necessaria una piccola parentesi. Riminiduepuntozero segue con attenzione il tema non da oggi. Ha dedicato al Ceis e all’Anfiteatro numerosi articoli. Ha dato la parola anche ai responsabili dell’asilo italo-svizzero. Quindi lo scorso ottobre ci siamo chiesti a che punto fossero le verifiche avviate dagli uffici comunali. Per saperlo abbiamo inviato una mail (era il 7 ottobre) all’ing. Piacquadio, il quale ci ha risposto subito rimandandoci alla segreteria dell’assessore Frisoni. Fatto. Chiediamo un’intervista sull’argomento. Visto il silenzio, inviamo il 16 e il 24 ottobre due mail alla stessa segreteria. All’ultima ci viene risposto che  “l’assessore è in attesa di un confronto interno che al momento non è riuscita ad effettuare prima di rispondere alle domande. Sarà nostra cura contattarla appena ci sarà questo confronto”. Poi ancora silenzio. Inviamo un’altra mail il 14 dicembre, a seguito della interrogazione presentata in consiglio comunale da Rufo Spina: è possibile parlarne con l’assessore? Silenzio. Evidentemente l’amministrazione comunale fa molta fatica a parlare di Ceis e Anfiteatro.

Cosa dice la relazione dell’ufficio edilizia? Da quello che è dato sapere, soprattutto considerato il lavoro work in progress (e la relazione del Comune è stata inviata anche al Ceis affinché possa eventualmente integrare), mancherebbero dei permessi edilizi. Per alcuni padiglioni realizzati fra gli anni 50 e 70 non ci sarebbero i titoli edilizi. Se così fosse, non sarebbe imbarazzante per il Comune di Rimini, che è direttamente coinvolto nella gestione del Ceis, visto che esprime tre rappresentanti su sette all’interno del consiglio di amministrazione, compreso l’attuale presidente? E poi non bisogna dimenticare che sull’area dell’Anfiteatro vige un vincolo totale posto dal ministero della Pubblica istruzione nel 1913 che recita: “è proibito fare qualsiasi costruzione”.

Oggi però l’amministrazione comunale invia alla stampa una lunga dichiarazione (si può leggere nel box in fondo). Per il 90% il testo è una difesa a oltranza della esperienza del Ceis, poi ci sono cinque righe che suonano così: “viene ribadito come la prossima rigenerazione della vicina area stazione, che passa innanzitutto da un accordo tra RFI e Comune di Rimini ormai pronto per la sottoscrizione, preveda nel suo ambito anche un grande spazio ad uso scolastico. Sul recupero dell’anfiteatro romano abbiamo già dato alla Soprintendenza la disponibilità a ragionare di un adeguato progetto di valorizzazione. Un progetto sul quale dovrà essere lo Stato a fare la sua parte, senza tentennamenti e indugi, visto che per legge la proprietà è ascrivibile al Demanio”. Poi c’è un passaggio che si presta ad interpretazione: “Mettendo in rilievo l’evoluzione delle norme che disciplinano l’assetto territoriale, le diverse sensibilità perseguite dall’interesse pubblico…” E’ ovvio che ci sarà da chiarire, nel caso in questione, cosa si intenda per interesse pubblico e quale sia l’interesse pubblico prevalente. La nota stampa non lascia molti dubbi su quale sia l’interesse pubblico prevalente per il Comune di Rimini.

La difesa a oltranza del Ceis non è più necessaria. La città conosce questa esperienza educativa e se ne è fatta una idea molto precisa. Merita senz’altro di proseguire e continuare ad essere una proposta educativa al pari di tutte le altre. Farne un totem è invece sbagliato e suona come una scelta di campo a senso unico che una pubblica amministrazione non dovrebbe mai fare. La città di Rimini ha anche altri patrimoni pubblici in fatto di offerta educativa, che non sono secondi al Ceis. E’ ora di dirlo una volta per tutte. Di esempi di sussidiarietà da questo punto di vista ce ne sono tanti e non meno autorevoli del Ceis, soprattutto se si guarda alla storica realtà degli asili nati in ambito cattolico.

Era stato un rappresentante del governo di centro sinistra, quindi in linea con la giunta Gnassi, a dire nel marzo dello scorso anno che “è sul piano della valorizzazione che si rivelano le maggiori criticità, dovute, come già detto, sia alla presenza delle strutture del Ceis su una porzione dell’area, sia alla generale situazione urbanistica della zona, che impediscono la piena fruizione di un monumento tanto significativo per la storia (non soltanto) riminese nonché l’accesso da parte della cittadinanza ai valori storico-artistici di cui tali resti sono testimonianza. Se il termine «valorizzazione» richiama le attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurarne le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica (articolo 6 del decreto legislativo n. 42 del 2004), appare sempre più stringente la necessità di attuare un programma di recupero e riqualificazione urbanistica, il cui impegno in termini di risorse umane e materiali deve essere proporzionato al «valore» che viene attribuito all’anfiteatro di Ariminum”. Parole dell’allora sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Carla Anna Borletti dell’Acqua, utilizzate nella risposta alla interrogazione presentata dall’onorevole Palmizio. La quale disse anche chiaramente che “l’area dell’Anfiteatro di Rimini è di proprietà comunale e l’esercizio delle funzioni di valorizzazione del patrimonio culturale è posto in capo agli enti territoriali (articolo 117 Costituzione e articoli 6-7 del decreto legislativo n. 42 del 2004). La ricostruzione delle vicende che hanno interessato, in questi ultimi decenni, il monumento riminese dimostrano come le strutture periferiche del Ministero hanno più volte, anche in tempi recenti, rivolto al comune di Rimini sollecitazioni verso la presa in carico di una organica progettualità in merito, manifestando, nel contempo il proprio pieno sostegno a piani e progetti che riqualifichino e valorizzino l’anfiteatro”. Nella nota odierna dell’amministrazione comunale si sostiene invece che “dovrà essere lo Stato a fare la sua parte, senza tentennamenti e indugi, visto che per legge la proprietà è ascrivibile al Demanio”.

La Lega: “Gli Uffici comunali stanno accertando gli abusi che abbiamo denunciato”. Grazie alla opposizione si gettano “le basi per una Rimini migliore che guarda con maggior fiducia al recupero dell’Anfiteatro, negato per decine d’anni dalle Giunte di sinistra che hanno amministrato la città”, attacca Marzio Pecci, capogruppo della Lega in consiglio comunale. “Dopo due anni di dichiarazioni e interrogazioni in Consiglio la verità sul CEIS sta venendo a galla: gli Uffici comunali stanno accertando gli abusi che abbiamo denunciato. Abbiamo sempre pensato che su quell’area l’Amministrazione Comunale avesse chiuso, per sessant’anni non solo gli occhi, ma abbia sempre voluto ignorare gli abusi esistenti!” Spiega la Lega che “gli abusi edilizi, che oggi sono in via di accertamento da parte degli uffici comunali, sono conclamati ed erano già stati oggetto di discussione, qualche mese fa, in Commissione di Controllo e Garanzia. Recuperare l’Anfiteatro significa arricchire ulteriormente il patrimonio storico culturale che sarà il nuovo prodotto turistico per i prossimi anni e che aiuterà Rimini a diventare porta d’ingesso del turismo culturale in Italia. Alla luce di quanto stanno accertando gli Uffici comunali chiederemo la immediata convocazione della commissione di controllo e garanzia per prendere cognizione di quanto sta accadendo e per sollecitare l’amministrazione ad adottare tutti i provvedimenti necessari e perché si concertino con i rappresentanti del  CEIS tempi e modalità per lo spostamento della struttura”.

La nota dell'amministrazione comunale
“Con delibera di Consiglio comunale del 12 aprile 1946 viene ufficialmente ordinato dalla municipalità di Rimini l’insediamento del ‘Giardino d’infanzia Italo-Svizzero al nome di Bordoni Remo’, disponendo come ‘l’amministrazione comunale si assume l’onere del collocamento in opera, della sistemazione dell’area assegnata nella zona dell’ex Anfiteatro Romano, della fognatura, acquedotto, luce ecc. colla spesa di lire 2.980.000 finanziata dal Provveditorato regionale Opere Pubbliche’. Comincia da allora la straordinaria storia di educazione, socialità, relazioni, valori che lega Rimini e la sua comunità a Margherita Zoebeli e al CEIS. Dalle macerie della guerra, questa città è rinata anche grazie all’esperienza educativa senza precedenti in ambito mondiale del Centro italo-svizzero, un patrimonio a tutti gli effetti pubblico e di comunità che con la sua attività e la sua presenza arricchisce da oltre 70 anni Rimini, l’Emilia Romagna e la didattica italiana. La grande scuola della pedagogia attiva, nata in questa regione, ha trovato forza, ispirazione, esempio proprio dall’esperienza unica del CEIS. E’ per antonomasia ‘lo spazio che educa’, la cui storia e la cui particolare natura architettonica non meritano gli avvitamenti di dibattiti precostituiti. Questo luogo merita la serietà e la profondità di studi e analisi che vengono riservati a casi analoghi di recupero storico e archeologico. Le campagne di scavi, sovraordinate dalla Soprintendenza, che hanno preceduto la riqualificazione dell’area del castello malatestiano e del teatro Galli dimostrano perfettamente come, prima di ogni cosa o discorso, per procedere in qualsiasi direzione serva prioritariamente capire l’esatta dimensione e sostanza del ‘contenuto’. E’ un elemento questo non aggirabile per trattare adeguatamente la particolare natura architettonica del CEIS che, a detta di studiosi e urbanisti che su questo hanno scritto libri e interventi specialistici, ha garantito nel corso dei decenni, una ‘conservazione attiva’ del posto, rendendolo speciale rispetto ad altre situazioni, a Rimini come in tutte le altre città del Paese, in cui la ricostruzione post bellica ha reso per sempre irrecuperabili aree e beni storici e archeologici. Gli esempi, purtroppo, non mancano anche nella nostra città. Ogni discorso sul CEIS deve partire da cosa è il CEIS e da quello che rappresenta il CEIS per Rimini e per tutto il panorama internazionale che ruota intorno al tema educativo. E’ bene ogni volta ribadire questo concetto – il ruolo pubblico e di comunità del Centro italo svizzero – allorché ciclicamente si torna a discutere dell’istituto. Sia per il presente che soprattutto per il futuro. L’amministrazione comunale di Rimini sarà sempre al fianco e sosterrà il Centro e la sua esperienza educativa e didattica per evidente interesse pubblico. Questo semplicemente perché il CEIS costituisce uno dei primi esempi di sussidiarietà che la nostra Costituzione riconosce ed esalta nell’articolo 118. Dove l’iniziativa, la volontà del privato – privato animato da valori positivi – affianca e sostiene l’azione del pubblico. In questo senso la strada da percorrere, e che l’amministrazione comunale percorrerà, nel medio periodo è una: valorizzare il CEIS e valorizzare l’area archeologica su cui dal 1946 insiste legittimamente. E’ esclusivo interesse dell’intera comunità riminese portare avanti questo percorso congiunto. Lo è per dare continuità alla consistente opera di valorizzazione del patrimonio storico in atto che proprio pochi giorni fa, ultimo esempio, ci ha permesso di inaugurare una nuova, grande testimonianza archeologica nell’area sottostante il teatro Galli. Lo è per permettere al CEIS di proseguire e potenziare la sua attività didattica. Su quest’ultimo aspetto viene ribadito come la prossima rigenerazione della vicina area stazione, che passa innanzitutto da un accordo tra RFI e Comune di Rimini ormai pronto per la sottoscrizione, preveda nel suo ambito anche un grande spazio ad uso scolastico. Sul recupero dell’anfiteatro romano abbiamo già dato alla Soprintendenza la disponibilità a ragionare di un adeguato progetto di valorizzazione. Un progetto sul quale dovrà essere lo Stato a fare la sua parte, senza tentennamenti e indugi, visto che per legge la proprietà è ascrivibile al Demanio. La città coglierà anche questa opportunità, perché di opportunità si tratta, così come sta cogliendo le opportunità di recuperare i contenitori culturali e aprire spazi inediti all’arte, alla cultura, alle relazioni. E’ una sfida che deve essere percorsa, con responsabilità e entusiasmo. E che l’amministrazione comunale percorrerà, sostenendo il CEIS e il suo valore perché ad esso la comunità deve molto e molto ancora è destinata a ricevere. Le attività di verifica e di ricostruzione dell’evoluzione di un vero e proprio giacimento educativo e culturale vanno condotte come la legittima occasione anche di rileggere la storia e l’evoluzione degli ultimi 70 anni di utilizzo del territorio. Mettendo in rilievo l’evoluzione delle norme che disciplinano l’assetto territoriale, le diverse sensibilità perseguite dall’interesse pubblico, e richiedendo riflessione, interpretazione e partecipazione da parte di tutti i soggetti interessati. Verifiche e letture che, procedendo secondo legge, nei tempi e nei modi disposti dalla legge, devono aiutare l’analisi del presente, partendo dalla storia della città.”